giovedì, Settembre 23

Chi vive di proiezione non campa cent'anni I problemi del cinema contemporaneo fra tasse, digitalizzazione e nuovi 'avversari'

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L’avanzata verso una inesorabile estinzione stringe d’assedio ormai le sale cinematografiche. Un censimento del 2013 stima l’esistenza di 5.132 schermi, ma occorre sapere che dalla monosala e multisala (fino a 7 sale), alle multiplex (fino a 8) o alle megaplex (da 9 in su) le differenze sono parecchie in tema di qualità della programmazione, apertura stagionale e capacità o meno di organizzare eventi cinematografici od ospitare rassegne. Sono stimati, dunque, in circa 3.913 gli schermi che hanno un’attività costante.

È quanto emerge dall’osservatorio di Cinetel, la società partecipata da Anec (Associazione nazionale esercenti cinema), Spettacolo Service e Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali).

Su 3.261 schermi rilevati quotidianamente da Cinetel, nel 2014 la perdita è stata del 7,09 per cento sugli incassi (euro 574.839.395 contro 618.722.563 del 2013). Scese di conseguenza anche le presenze, pari a -6,13% (da 97.434.766 nel 2013 a 91.465.599 l’anno scorso). La Siae (Società italiana degli autori ed editori) ha comunicato, infatti, che nel 2014 i biglietti staccati al botteghino sono stati cento milioni, ma l’anno precedente erano 105,7 milioni (-4,5%).

Non è sempre Natale, insomma, quando al cinema si fa la fila per entrare, sebbene proprio a gennaio 2015, nonostante tutto, il numero di spettatori (nel periodo dal primo dell’anno all’Epifania) abbia registrato con circa cinque milioni di presenze il miglior risultato degli ultimi vent’anni (fonte Cinetel). Molto bene anche i primi quattro mesi di quest’anno che, con un incasso di 236.245.084 euro, fanno sperare in qualche sorta di segnale di ripresa.

Iolanda e Angelica Iannella negli ultimi vent’anni hanno gestito a Benevento il cinema San Marco. Ora la sala, però, ha dovuto chiudere i battenti. «Io e mia sorella abbiamo gestito il San Marco a partire dal ’95», spiega Iolanda, «ma nostro padre Salvatore portava avanti l’attività di gestione cinematografica nel teatro comunale dagli anni ’60». Poi il Comune decise di puntare sul teatro e propose all’esercente di gestire la struttura del San Marco. «Noi lo abbiamo completamente ristrutturato», continua Iolanda, «benché non fossimo i proprietari dei muri. Il Comune si era impegnato a pagare un contributo al proprietario, noi gestivamo e mettevamo a disposizione del Comune cento giornate all’anno».

Salvatore Iannella è un personaggio noto ai cultori della storia del cinema italiano, perché produsse uno dei film di Pier Paolo Pasolini, ‘I Racconti di Canterbury‘, ma il film finì sotto processo nel tribunale di Benevento con l’accusa di oscenità. Era il 1972, ma sembrava il basso Medioevo.

«Abbiamo sempre puntato al cinema di qualità», interviene Angelica Iannella, «organizzando anche una rassegna Arci, che per molti anni ha coinvolto autori e spettatori. A partire dal 2000, però, i segnali della crisi cominciarono a farsi sentire». A quel punto, come accadde dappertutto, anche il San Marco si trasformò in una multisala. Poi, nel 2004, le sorelle Iannella presentarono all’amministrazione locale un progetto che prevedeva due piccole sale e un’altra più grande, divise da un pannello smontabile per conservare la struttura originale. Ma il progetto fu bloccato: il proprietario delle mura era in causa con il Comune di Benevento perché l’ente aveva sospeso il contributo promesso per mancanza di fondi. Così la situazione è andata via via peggiorando, con vicende giudiziarie interminabili e costi di gestione sempre più insostenibili, fino ad arrivare alla recente chiusura.

«Abbiamo tentato tutte le strade», conclude Angelica, «abbiamo anche provato a ideare rassegne importanti, ma ci hanno bloccato i permessi. L’ultimo baluardo è stato la serata della rassegna Arci, ma un cinema non può certo reggersi sull’incasso di un’unica serata alla settimana».

La storia del San Marco, un pezzo di memoria per Benevento, simbolizza splendidamente quanto sta accadendo in questo ramo di attività. Il problema, però, non riguarda soltanto gli esercenti di sale cinematografiche d’essai, di piccole dimensioni, ma si allarga anche al circuito delle multisala, i cui dati non sono per niente incoraggianti.

A Milano, nel 2010, le imprese attive nella proiezione cinematografica erano 68, ma a oggi quelle ancora registrate alla Camera di Commercio sono solo 47 (-30,9%). Due multiplex, 11 multisala, 7 monosala, 3 arene estive, più sette schermi affiliati alla Fice (cinema d’essai) sono tutto quello che offre Milano ai cinefili.

«I milanesi vanno di meno al cinema, c’è poco da fare», spiega Antonio Sancassani, gestore del cinema milanese Mexico (280 posti) e referente nazionale Anec dei piccoli esercenti, «essere indipendenti è una strada sempre in salita. Il nostro pubblico è colto, esperto, bisogna saperne interpretare i gusti. Ma per riuscire a galleggiare servono almeno 50 mila ingressi all’anno». La programmazione, naturalmente, è fondamentale. Al Mexico si scelgono film di registi emergenti e rassegne al di fuori dei soliti schemi. E si batte pure qualche record: questa sala è una dei quattro cinema al mondo che continua a proiettare ogni settimana il ‘Rocky horror picture show‘.

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