venerdì, Luglio 23

Chi sta caricando il fucile del terrorismo in Pakistan? La guerra di Washington è costata al Pakistan il sangue del suo popolo

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Dal 20 settembre 2001, quando il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha dichiarato nel suo discorso alla Nazione che l’America e i suoi alleati avrebbero attaccato il terrorismo ovunque esso fosse, presentando agli americani e al mondo l’idea di una Guerra mondiale contro il terrorismo (Global War on Terrorism, GWOT), decine di migliaia di uomini, donne e bambini sono morti, vittime della violenza e del radicalismo.

Anche se ufficialmente non è stato pubblicato nessun bilancio delle morti, le ONG hanno fatto le loro statistiche, rivelando i numeri e i volti di un conflitto avvolto nell’oscurità. Stando all’Iraq Body Count, un sito internet con lo scopo di registrare tutti i caduti e le vittime della guerra intrapresa dall’America contro il terrorismo in Iraq, tra il 2003 e il 2014 più di 100.000 persone sono morte a causa dell’intervento militare di Washington.

Nell’ultimo decennio, in seguito all’intensificazione dell’offensiva da parte delle truppe americane in Medio Oriente e in Asia, con l’apertura di nuovi fronti in Afghanistan, Iraq e Pakistan, il terrorismo è diventato la minaccia mondiale del momento: una realtà che deve essere fermata e combattuta dai Paesi del mondo. Il radicalismo è una piaga universale, una minaccia dalla quale nessun Paese può dichiararsi immune e il Pakistan più di tutti soffre e sanguina sotto la sua morsa.

Ashok Patnaik, direttore dell’’Eenadu India’ e giornalista investigativo che si è stabilito in India, afferma che sebbene il Pakistan abbia combattuto il radicalismo prima del 2001, «L’intervento americano nel vicino Afghanistan e la campagna dei droni del Presidente Bush all’interno dei confini pakistani ha portato a un’esplosione di violenza».

«La guerra di Washington è costata al Pakistan il sangue del suo popolo. Il Pakistan è stato letteralmente infettato dal virus del radicalismo. Cellule di terroristi hanno generato migliaia di militanti, gruppi come Al Qaeda e i Talebani hanno invaso il Pakistan così in profondità da mettere a rischio l’integrità dello Stato».

«La strage di Peshawar di dicembre è la prova che il terrorismo è fuori controllo. Dobbiamo chiederci: come siamo arrivati a questo punto? Chi sta servendo il terrorismo? E soprattutto, chi sta finanziando il terrorismo?», aggiunge Patnaik.

In realtà, le risposte a queste domande brucianti hanno alimentato una polemica controversa sull’eventualità che gli Stati Uniti siano in parte responsabili della nascita e del successivo finanziamento del radicalismo in Pakistan. Tony Cartalucci, ricercatore geopolitico e scrittore che si è stabilito a Bangkok, in Tailandia, sostiene da tempo che il terrorismo sia soltanto uno strumento nelle mani degli occidentali, un sotterfugio al servizio di un piano globalista e imperiale.

In un reportage pubblicato a febbraio 2013 su ‘The Center for Research on Globalization’, Cartalucci riconosce gli Stati Uniti come gli ideatori e i finanziatori del terrorismo mondiale. Riferendosi agli attentati del gruppo terroristico Lashkar-e-Jhangvi (LeJ) in Pakistan, scrive: «Etichettato come un “gruppo estremista sunnita”, [il gruppo terroristico Lashkar-e-Jhangvi]rientra nel quadro del terrorismo mondiale finanziato dagli Stati Uniti, da Israele e dai loro soci arabi: l’Arabia Saudita e il Qatar».

Made in America

Cartalucci è convinto che così come gli Stati Uniti abbiano contribuito alla fondazione e al finanziamento di Al Qaeda negli anni Ottanta, come rifiuto dell’influenza crescente esercitata dalla Russia sovietica in Asia, essi siano anche in parte responsabili della fondazione e del consolidamento del radicalismo islamico in Pakistan, per distruggere non solo le ambizioni egemoniche dell’Iran ma anche l’equilibrio politico del Pakistan.

Nel suo reportage di febbraio afferma: «Fermo restando il complotto chiaramente riconosciuto tra Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, volto a usare Al Qaeda e altri gruppi terroristici in Medio Oriente per contrastare l’influenza iraniana, resta da chiedersi se questi stessi interessi stiano finanziando il terrorismo in Pakistan per contrastare non solo le comunità pakistane che sono tolleranti nei confronti degli iraniani, ma anche per indebolire e destabilizzare lo stesso Pakistan».

Gli ufficiali statunitensi si sono sempre mostrati degli oppositori accaniti del terrorismo, sia che si tratti di radicalismo islamico o di altra natura, ma la storia ha già dimostrato che l’America in realtà ha stretto legami segreti con i militanti terroristi; in definitiva il suggerimento degli analisti è di mettere in discussione le fondamenta e la legittimità della guerra americana contro il terrorismo.

A febbraio 2013 Hillary Clinton, ex Segretario di Stato degli Stati Uniti, ha ammesso pubblicamente che la Casa Bianca ha giocato un ruolo attivo e decisivo nella fondazione di Al Qaeda. «Abbiamo la nomina di entrare e uscire dal Pakistan… Ricordiamoci che coloro che stiamo combattendo oggi sono gli stessi che abbiamo finanziato 20 anni fa. Lo abbiamo fatto perché eravamo stati abbandonati nella lotta contro l’Unione Sovietica», ha sottolineato.

Se da una parte Clinton ha riconosciuto il coinvolgimento di Washington con Al Qaeda in Afghanistan, dall’altra ha giustificato razionalmente l’uso del terrorismo come uno strumento militare, politico e strategico contro un nemico riconosciuto.

Seguendo questa logica, esperti come Cartalucci hanno ipotizzato che se il terrorismo poteva essere giustificato come una potente arma di guerra all’interno del perimetro degli interessi geostrategici mondiali dell’America negli anni Ottanta, chi ci dice che Washington avrebbe mai abbandonato questa strategia?

Il pubblico deve ancora digerire l’idea che Washington abbia ammesso apertamente di colludere con i militanti terroristi per promuovere i suoi piani politici in Paesi come l’Iraq, l’Afghanistan e il Pakistan, ma ormai si potrebbe dire che il danno è stato fatto.

Nel 2006 l’ex direttore dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale, il tenente generale William Odom, ha ammesso durante una conferenza al Watson Institute della Brown University: «Il terrorismo non può essere sconfitto perché non è un nemico, è una tattica. Una guerra contro Al Qaeda è sensata e sostenibile, ma una guerra contro una tattica è ridicola e nociva: una manovra di propaganda per raggirare gli altri spingendoli a sostenere il proprio terrorismo e a incoraggiare ovunque i pregiudizi sui musulmani. E se dicessimo ‘Terroristi cristani cattolici dell’IRA?’». «Ad ogni modo gli Stati Uniti si sono serviti a lungo del terrorismo», ha aggiunto.

Gioco dei delegati in Pakistan?

«Se gli Stati Uniti non sono stati rimproverati per essersi serviti del terrorismo per le proprie ambizioni geopolitiche, allora non erano i soli», sottolinea Cartalucci. Stando alle sue valutazioni, la rete terroristica americana sembra essersi diffusa in lungo e in largo in Medio Oriente e in Asia, basandosi su una fitta rete di delegati.

«Bisogna prestare particolare attenzione ai collegamenti con il terrorismo saudita perché gli Stati Uniti riciclano regolarmente i finanziamenti del terrorismo tramite il KSA [Regno dell’Arabia Saudita]. Anche i disordini a Baluchistan sono sostenuti apertamente dal NED [Fondo nazionale per la democrazia], come documentato».

In un cablogramma diplomatico statunitense trapelato  a dicembre 2009, Hillary Clinton ha definito l’Arabia Saudita come «La più grande risorsa mondiale di fondi per i gruppi militanti islamici come quello dei talebani afghani e il Lashkar-e-Taiba». Cartalucci sostiene che essa avrebbe agito per conto di Washington e seguito gli ordini di Washington.

«Mentre gli Stati Uniti sono alleati stretti dell’Arabia Saudita e del Qatar, è assodato che i finanziatori principali dei gruppi dei militanti estremisti degli ultimi tre decenni, compresa Al Qaeda, sono stati proprio l’Arabia Saudita e il Qatar».

Un altro cablogramma pubblicato su ‘The Guardian’ fornisce dettagli specifici su come i militanti pakistani equipaggino il Lashkar-e-Taiba, che nel 2008 ha condotto gli attacchi di Mumbai e nel 2005 ha usato un’azienda con sede in Arabia Saudita come copertura per finanziare le proprie attività. Con la copertura di diverse organizzazioni di militanti terroristi, ha spostato i fondi da istituti di beneficienza riconosciuti dal Governo con sede in Arabia Saudita ai Paesi vicini (Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti).

«Nonostante questi servizi segreti dannosi, L’Arabia Saudita resta ancora oggi uno degli alleati più fedeli di Washington nella regione, confermando l’idea che potrebbe esserci più terrorismo di quello che si immagina», avverte Patnaik. «Senza puntare definitivamente il dito contro gli Stati Uniti e dichiarare che il radicalismo islamico è stato ideato esclusivamente per servire gli interessi americani, è evidente che restano domande senza risposta. Sono molti gli aspetti del terrorismo e cercare di trovare una parte colpevole ci distoglie semplicemente dalla complessità della questione», aggiunge.

Infatti, mentre esperti come Cartalucci o Jeremy Kuzmarov hanno mostrato delle prove dettagliate sul coinvolgimento degli Stati Uniti nello sviluppo del terrorismo in Pakistan e altrove, ritenendo si tratti di una potente guerra per procura, molti hanno dichiarato che queste accuse sono assurde.

A ottobre 2014 in un’intervista con L’Indro, il principe dell’Afghanistan, Ali Seraj, ha rifiutato con vigore l’idea di un collegamento tra l’America e il terrorismo in Afghanistan e in Pakistan, sostenendo piuttosto che bisognava incolpare soltanto Islamabad per l’ascesa del radicalismo nella regione.

Guerra asimmetrica

Se le teorie sulle origini e sulle cause del terrorismo sono aperte al dibattito, il ruolo che le politiche giocano nel terrorismo lo è meno. Ad agosto 2012 un reportage della Standford University ha allineato l’ideologia anti-sciita di LeJ ai piani politici del Pakistan. «Il LeJ ha avuto un lungo rapporto con lo Stato pakistano. Sorta negli anni Ottanta, l’organizzazione madre di LeJ, la SSP, e in seguito lo stesso LeJ, ha ricevuto il sostegno finanziario dal Governo centrale pakistano», così si legge.

La Standford University ha poi illustrato la nozione di terrorismo come una strategia di guerra asimmetrica che Islamabad ha assimilato in quanto parte della sua politica estera segreta. «Questo finanziamento era mirato a contrastare l’influenza crescente dello sciismo rivoluzionario iraniano e a usare i gruppi come un elemento asimmetrico della sua strategia nei confronti dell’India. Il Lej e la maggior parte degli altri gruppi di militanti sunniti in Pakistan hanno accettato volentieri il sostegno finanziario, ma hanno collaborato soltanto quando gli obiettivi del Governo erano in linea con i propri».

La tradizione della guerra asimmetrica pakistana risale al 1947, quando Islamabad cercò di destabilizzare l’India con dei delegati, mentre continuava a mantenere la negazione plausibile.

L’impiego dei Mujahideen o delle truppe regolari in incognito è stato il fulcro dei tentativi di negazione e raggiro operati dal Pakistan per convincere il pubblico nazionale e internazionale che quelle operazioni asimmetriche erano condotte da attori non statali, proteggendo così lo Stato dalla pena. Andando avanti di qualche decennio sembra che la sua struttura abbia guadagnato dei bordi asimmetrici, che si sono andati a sommare all’oscurità e alla natura paradossale e intrinseca di questa strategia.

Mettendo in evidenza questa realtà politica in continua evoluzione e movimento, a dicembre 2013 Cartalucci ha scritto: «Mentre l’Arabia Saudita finanzia il terrorismo in Pakistan, è ampiamente dimostrato che gli Stati Uniti abbiano finanziato la sovversione politica nelle zone in cui sono stati condotti gli attacchi più atroci».

Cartalucci sostiene che, mentre il Pakistan segue i suoi piani terroristici contro l’India e l’Iran, anche gli Stati Uniti hanno partecipato al gioco asimmetrico, servendosi di sovvenzioni sponsorizzate dallo Stato e donazioni di beneficienza per trasferire denaro alle organizzazioni terroristiche. Inoltre, sottolinea che: «Anche il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, come altri, ha finanziato i gruppi di propaganda nel mondo, come il Thailand’s Prachatai; di solito i finanziamenti vengono camuffati per mantenere “credibilità” anche quando l’incessante torrente della propaganda li espone più di tutti».

Allo stato attuale, il fucile del terrorismo pakistano è caricato con più pallottole contemporaneamente e ha anche diverse canne. Riportiamo una famosa citazione di Franz Kafka: «Tutto è inganno: cercare il minimo d’illusioni, restare entro la misura media, cercare il massimo. Nel primo caso s’inganna il bene, cercando di rendersene l’acquisto troppo facile; e il male, proponendogli condizioni di lotta troppo sfavorevoli. Nel secondo caso s’inganna il bene, allontanandosene il più possibile; e il male, sperando di renderlo innocuo con l’elevarlo al massimo».
Traduzione di Francesca Fiorenza

 

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