giovedì, Ottobre 28

Chi sarà il nuovo Karzai? field_506ffb1d3dbe2

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Le elezioni presidenziali e provinciali del prossimo aprile in Afghanistan, sono uno dei tasselli cruciali all’interno del più ampio processo di transizione del paese verso il raggiungimento della piena autonomia dopo la conclusione della missione Isaf. Il dialogo iniziato con l’ufficio dei Talebani a Doha, in Qatar, ha impegnato gli sforzi diplomatici di Washington in un’ottica di lungo periodo che comprende certamente anche la tappa elettorale di aprile. L’elite politica che ne risultarà, determinerà se e in quale misura l’Afghanistan potrà sopravvivere su una base costituzionale solida, in grado di reggere agli appuntamenti chiave del 2014.

La conclusione della missione Isaf, l’approvazione del Security Agreement  sullo status delle truppe fra gli Stati Uniti e il governo afghano, il cambio ai vertici del potere, l’istituzione della nuova missione di affiancamento e supporto a guida NATO, l’incedere della presenza indo-cinese nell’area. Questi i fattori di cambiamento che la democrazia afghana dovrà non solo sopportare, ma gestire di prima mano.

In un simile contesto, la trasparenza e la credibilità del governo afghano sono un elemento cruciale, se non l’elemento chiave, dopo che le forze di sicurezza internazionali avranno concluso il passaggio di responsabilità interamente alla leadership afghana. I progressi registrati dal 2001, anno in cui i Talebani sono stati destituiti da tutti gli organi di governo e amministrativi, sono indubbiamente positivi. Permangono però ancora molte ragionevoli perplessità. In primo luogo, il dramma della corruzione che continua ad persistere su tutti i livelli, economico  e politico.

 La corruzione indebolisce il governo e mina la sua credibilità. Il tentativo del presidente Hamid Karzai di suddividere i poteri lungo una linea gerarchico-amministrativa controllata, che fa pieno riferimento alla figura del presidente, si è dimostrata una scelta positiva sul piano pratico. Il problema, però, è che con il cambio della guardia di aprile, il suo successore dovrà ricostituire da zero una leadership politica e non godrà di fatto di una struttura che già di per sé garantisca qualità, capacità e trasparenza.

Tecnicamente, come si svolgeranno queste elezioni, e chi sono i papabili candidati in corsa per la presidenza? La data delle elezioni, è stata scelta ij virtù di un vincolo costituzionale che prevede che le elezioni per il nuovo presidente debbano avvenire fra i trenta e i sessanta giorni prima della conclusione del mandato del presidente in carica. L’ultimo mandato di Karzai espirerà ufficialmente il 22 maggio 2014, da quel giorno l’Afghanistan sarà nelle mani del neo eletto presidente.

Le fasi di preparazione, registrazione al voto, e campagna elettorale sono in piena attività. Dei 27 candidati che sono stati annunciati dalle autorità afghane dopo la chiusura della fase di registrazione del 6 ottobre, 16 sono stati interdetti dal processo elettorale, tra cui l’unica donna che si era presentata. I motivi principali che hanno indotto la commissione elettorale a escludere la maggior parte dei candidati sono stati riconducibili a questioni di cittadinanza o alla mancata soddisfazione dei requisiti elettorali. Fra quelli che sono tutt’ora in corsa, però, ancora non si intravede un favorito, una testa di punta in grado di prendere il posto di Karzai con facilità.

Oggi, a campagna elettorale appena iniziata, qualche nome inizia a farsi luce rispetto agli altri. Secondo un’analisi svolta dal servizio di ricerca del Congresso degli Stati Uniti, sarebbero quattro i potenziali candidati che andranno a contendersi la cattedra presidenziale. Zalmay Rassoul, attuale ministro degli esteri, molto vicino al presidente Karzai, e per questo considerato uno dei favoriti. Esponente conosciuto dagli interlocutori internazionali, con un’educazione moderatamente occidentale, sicuramente è una figura rassicurante benchè si tema che non abbia le capacità politiche per gestire il governo.

Altro candidato legato a Karzai, Qayyum Karzai, ovvero il fratello maggiore dell’attuale presidente. Molto influente nella provincia di Kandahar, politicamente molto vicino al fratello e sicuramente introdotto in tutto il contesto politico-governativo vigente. Chiaramente, sono molte le voci che si stanno sollevando, che paventano possibili favoreggiamenti di Karzai junior nei confronti del fratello maggiore. Altro nome degno di nota, Ashraf Ghani, in grado di catalizzare il voto della componente uzbeka del paese. Ghani è conosciuto per la sua affiliazione alle grandi istituzioni e organizzazioni internazionali, dalle Nazioni Unite alla Banca Mondiale.

Un candidato che invece preoccupa la comunità internazionale, e in particolare gli Stati Uniti, è Abdi Rab Rasul Sayyaf. Si tratta di un veterano della guerra anti-sovietica, era affiliato ai gruppi di partigiani volontari organizzati nelle milizie che hanno dato origine ad Al Qaeda. Nel corso della sua attività parlamentare, Sayyaf si concetrato molto sulla questione delle concessioni alle donne e sulla codificazioni delle leggi islamiche. I tempi ancora non sono maturi per formulare delle ipotesi basate su solidi fondamenti, ma sicuramente il rischio che una forte componente di matrice islamico radicale possa ottenere una maggioranza solida all’interno dell’apparato istituzionale e governativo non è così improbabile. Il fattore Talebani non è trascurabile.

La politica afghana oltre il 2014 subirà dei cambiamenti. La transizione dall’era Karzai, che avrà inizio il 5 aprile 2014, data stabilita per le elezioni, sarà caratterizzata da diverse note critiche. Intanto, si temono frodi e attività illecite durante il processo elettorale, come d’altronde era già avvenuto nelle precedenti tornate presidenziali del 2009 e  parlamentari del 2010. L’azione di monitoraggio e controllo svolta dalla comunità internazionale, ha riscontrato molte irregolarità, tutte documentate. Anche per questa occasione elettorale, l’OSCE ha deciso che invierà una squadra di supporto, come richiesto per altro dallo stesso governo afghano. La speranza che queste elezioni si svolgano in quel clima “free and fair” tanto auspicato dalla comunità internazionale, sembra improbabile. Tuttavia, sebbene un’azione di supporto e di controllo ben strutturata sia certamente necessaria, la volontà del governo afghano è quella di mantenere il più possibile un clima elettorale leale e trasparente.

 

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