lunedì, Novembre 29

‘Chi offre di più?’: Quirinale come un’asta Salvini spariglia: 'voglio il maggioritario unico'. Letta sul Quirinale: 'ne parleremo a gennaio', però … Elezione del Presidente della Repubblica e legge elettorale terreno di ogni tipo di mercanteggiamento. Un do ut des che non mancherà di sorprendere

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Matteo Salvini sceglie la platea dell’undicesimo congresso degli iscritti italiani del Partito Radicale, per gettare nello stagno politico il suo sasso. Accanto allo stato maggiore radicale (il segretario Maurizio Turco, la tesoriera Irene Testa), non si limita, come di prammatica, a difendere la legittimità dei sei referendum per una giustizia giusta, la cui richiesta è stata consegnata alla Corte di Cassazione. Dice la sua sulla legge elettorale: «Sì al maggioritario, ma serve chiarezza. No al proporzionale, perché per me l’unica certezza è che il Partito Democratico governerebbe a vita…». Per il leader della Lega il maggioritario «garantisce il legame tra il parlamentare e chi lo ha eletto, e il contatto diretto è fondamentale. Con il proporzionale non c’è nome, cognome, indirizzo… Sfido chiunque a dire chi lo rappresenta in Parlamento… Sul maggioritario c’è quindi assolutamente bisogno di chiarezza. Il proporzionale significherebbe palude e ritorno non al pentapartito ma a chissà che cosa. Significa che chiunque vinca, nessuno vince».
Azzarda Turco: «Noi siamo per il maggioritario». Salvini lo anticipa: «Se voi radicali depositate questa proposta sulla legge elettorale, maggioritario a turno unico, qualcuno che la porta avanti c’è, e siamo noi».
Al di là delle aspettative di Turco, che coglie la palla al balzo: «Unico?», chiede come incredulo. «Unico», conferma Salvini. Si assiste così ‘in diretta’ a un’altra ‘tessera’ di comune iniziativa tra Partito Radicale e Lega, dopo i sei referendum.
Salvini, insomma, anche per parare in qualche modo la cocente sconfitta alle elezioni amministrative da una parte, per tacitare la sempre più inquieta fronda interna (la parte ‘governista’ della Lega, concentrata in Lombardia e Veneto), sembra voler puntare dunque sui temi relativi alla giustizia e la legge elettorale. Quasi a rassicurare che non si tratta di voce dal sen fuggita, Salvini ricorda di aver sollecitato Silvio Berlusconi anche nel recente vertice di centrodestra di tenere ferma la posizione sul maggioritario, e di averlo messo in guardia dalle manovrecentriste‘: «Dentro Forza Italia c’è la cosiddetta ala governativa e moderata, quella che fa capo alla coppia Gelmini-Carfagna, che potrebbe puntare al proporzionale per garantirsi una nuova prospettiva politica per il ‘dopo Silvio’. L’altro giorno ho portato la questione anche al tavolo di Berlusconi, perché la voglia di proporzionale, di confusione e di mandare la palla in tribuna da parte di qualcuno c’è. Mi riferisco ai grandi centri, ai centroni, ai centrini e ai centretti…».
Il riferimento esplicito è ai tentativi e alle manovre in corso di costituire uncentroche raggruppi vari segmenti di partitini e movimenti che alle prossime elezioni non hanno alcuna possibilità di tornare in Parlamento, o -al massimo- potrebbero tornarci con un numero irrilevanti di deputati e senatori. Un rischio molto concreto che corrono Italia Viva di Matteo Renzi, Più Europa di Emma Bonino e Benedetto Della Vedova; per non parlare dei minuscoli movimenti di Giovanni Toti o Carlo Calenda; la stessa Forza Italia e il Movimento 5 Stelle ne usciranno con le ossa rotte. Ecco perché per la prossima legislatura più d’uno vagheggia una possibile ‘zattera’ composta da Renzi e Calenda, Maurizio Lupi e Toti, Bonino e Giorgio Gori e Marco Bentivogli, pezzi di Forza Italia, nella speranza che tutti insieme appassionatamente riescano a costituire una sorta di rassemblement che così come viene presentato ha piuttosto il sapore del circo Barnum.


Come sia,
l’elezione del successore di Sergio Mattarella al Quirinale da una parte, la legge elettorale dall’altra, sono i dossier aperti dai vari leader ed esponenti politici. Temi bollenti.
Ne sembra consapevole il segretario del PD Enrico Letta: «La discussione sulla legge elettorale oggi è bloccata dal fatto che il centrodestra mi pare assai concentrato e bloccato sul Quirinale e sulla candidatura di Berlusconi. Questo arrocco rende impossibile qualunque ragionamento su riforme di sistema come la legge elettorale. La mia impressione è che se ne potrà parlare dopo gennaio».
Seguiamolo, il ragionamento di Letta, che parte con la bocciatura del disegno di legge Zan:
«Questa vicenda dimostra che quando si ha troppo in mente il Quirinale si fanno cose sbagliate. Ci si metta la testa tra tre mesi, oggi si fanno danni se si pensa solo al Quirinale. Noi, lo ho già detto, di Quirinale ne parliamo da gennaio. Oggi si discute la legge di Bilancio e ci si concentra sulla vita degli italiani. Se il Parlamento affrontasse tutti i voti sulla logica del Quirinale sarebbe un errore molto grave».
Naturalmente non è così. ‘Semplicemente’ Letta intende tenere ben coperte le sue carte, consapevole che i nomi che circolano, molto spesso vengono così ‘bruciati’. Non solo: il Parlamento, per come si è modellato, con movimenti sfasciati, un gruppo misto monstre nel quale sono confluiti parlamentari di ogni tipo di orientamento, è di fatto incontrollabile, soprattutto quando si tratta di voti segreti: un magma capace di esprimere tutto e il suo contrario.
Siamo al punto che
Marta Fascina, riservatissima compagna di Berlusconi (e parlamentare di Forza Italia), interviene nella chat dei deputati del suo partito. Un post che dà ragione a Salvini, quando accusa i parlamentari forzisti di pensare solo allo scranno parlamentare: un siluro a Bruno Brunetta, ‘colpevole’ di aver difeso l’attuale sistema elettorale e di essere scettico nei confronti dell’ipotizzato ‘maggioritario’. Di tutta evidenza che la presa di posizione di Fascina sia l’artificio scelto da Berlusconi per far sapere senza esser lui che dice esplicitamente. «Salvini ha detto una cosa corretta che condivido», scrive Fascina, che picchia duro: «La maggior parte dei parlamentari di queste Camere, che hanno il record storico per numero di voltagabbana, ha come obiettivo la fine della legislatura, la pensione che matura a settembre 2022 e la conferma del proprio seggio alle prossime elezioni. Tutti i movimenti, partitici e parlamentari, che avvertiamo negli ultimi tempi muovono verso questi obiettivi. In questo Parlamento l’interesse della Nazione è passato in seconda linea riscontro». Un estremo tentativo berlusconiano di tenere unito un centro-destra che è molto meno coeso di quanto dicano ufficialmente i loro leader? Ad Arcore tengono costantemente aggiornato un pallottoliere. Secondo i boatos, Berlusconi coltiva davvero la speranza di essere eletto Presidente della Repubblica: conta i voti del centro-destra e quelli che gli garantirebbe Matteo Renzi (in cambio di cosa?); gli mancherebbero cosìsolouna ventina di voti, che cerca di arpionare nel mare magnum del gruppo misto. Fantascienza? Nel vocabolario della politica la parola ‘mai’ non esiste. Dunque, anche se improbabile, meglio non dire: impossibile. Se ne vedranno comunque delle belle, su questi due fronti aperti; entrambi terreno di ogni tipo di mercanteggiamento. Un do ut des che non mancherà di sorprendere, perché non conoscerà schemi o barriere ideologiche o di schieramento. La merce di scambio e di baratto sarà la convenienza e brandelli di potere. Come a un’asta, il banditore: «Chi offre di più?».

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