venerdì, Settembre 17

Chi ha ucciso Mustafa Badreddine? field_506ffbaa4a8d4

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Una folla di sciiti in lutto, le bandiere gialle del ‘Partito di Dio’ poste sulla bara e ai lati della strada, uomini in divisa rendono gli onori militari: viene salutato così Mustafa Badreddine, leader militare di Hezbollah, nonché protagonista  delle guerre combattute dalle milizie sciite libanesi dal 2008 ad oggi.

Mustafà Badreddine, parente e seguace del precedente Comandante Hezbollah, Imad Fayez Mughniyeh, è stato mente ed esecutore di moltissime azioni di guerriglia e di tanti attentati dagli anni ’80 fino ad oggi: per tale motivo rappresentava per alcuni un ‘leader storico’, mentre per altri un ‘terrorista meritevole della condanna a morte’ (era stato condannato a morte nel Kuwait, tuttavia riuscì ad evadere e a scappare dal Paese nel 1990, approfittando dell’invasione irachena del Golfo).

Ucciso presso l’aeroporto di Damasco, in Siria, in circostanze non ancora ben definite, la morte di Badreddine ha scosso profondamente le fazioni sciite filo iraniane, che tentano di trovare il responsabile della morte del capo militare. Gli sciiti siriani, dal canto loro, non hanno tardato a puntare il dito contro Israele, che, approfittando della guerra civile siriana, ha colpito i combattenti anti-israeliani anche in territorio damasceno, estendendo così la bolla di sicurezza di Tel Aviv.
Di diversa opinione sembra essere la maggioranza degli stessi miliziani di Hezbollah, i quali, sebbene non escludano una partecipazione di Israele all’attacco presso Damasco, preferiscono puntare il dito contro itakfiri sunniti, ribelli estremisti che combattono il dittatore Assad e i suoi alleati libanesi Hezbollah.

Questa particolare presa di posizione di Hezbollah contro i ribelli sunniti sembra essere dettata da una scelta puramente strategica e politica: il ‘Partito di Dio’, difatti, è fortemente impegnato nel combattere contro i ribelli siriani, le sue milizie, sebbene siano composte da eccezionali fanti leggeri, si trovano totalmente impiegate militarmente e logisticamente e suoi sforzi proiettati a sostenere il regime di Assad, via di comunicazione tra Hezbollah e il potente alleato iraniano. Risulta, dunque, comprensibile che, per ora, i Comandi operativi sciiti libanesi non vogliano rinnovare le ostilità con Israele, dovendosi in tale eventualità trovare un altro fronte da difendere.

Il fatto che per ora il movimento sciita non voglia aprire un’ulteriore conflitto con Israele non significa che non vi potrebbero essere rappresaglie contro il Paese ebraico per via delle vecchie ostilità libanesi e delle nuove vicende siriane. La vendetta, per Hezbollah, è sempre stata servita fredda: numerosi sono, infatti, gli episodi di rappresaglia pianificati e condotti nel giro di diversi mesi e per vicende relativamente remote. I guerriglieri libanesi ci tengono a far capire che il Partito di Dio non dimentica mai i torti subiti, che essi provengano dai sunniti o dagli ebrei.

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