lunedì, ottobre 15

Chi ha paura della cannabis. In Malesia, ed in Italia Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 60

0

A fine agosto (2018, non 1968), in Malesia un cittadino è stato condannato a morte (anche se non ancora giustiziato). Delitto: aver distribuito olio di cannabis a pazienti bisognosi. L’Alta corte di Shah Alam ha condannato Muhammad Lukman all’impiccagione per averlo riconosciuto colpevole di possesso, lavorazione e distribuzione di olio di cannabis. Tre litri di olio di cannabis e 279 grammi di cannabis compressa sono stati trovati nella sua casa, secondo le fonti di informazione locali. Lukman, 29 anni e padre di un bambino, ha fornito olio di cannabis a pazienti che soffrivano di disturbi difficili da trattare con i farmaci tradizionali e legali. Stando alle stesse fonti di informazione, pur strettamente controllate dal regime locale, Lukman non ne ha tratto profitto, fornendo gratuitamente l’olio di cannabis a quanti non potevano permetterselo. Nonostante la mancanza di guadagni dalla sua attività, i reati rientrano nella Sezione 39B del Dangerous Drugs Act malese del 1952 che concerne il ‘trattamento’, in qualsiasi modalità, di una droga ritenuta illegale. E stabilisce che «Qualsiasi persona che viene giudicata colpevole di un reato contro questa Legge deve essere punita con la morte». Gli avvocati di Lukman hanno naturalmente annunciato ricorso contro la sentenza alla Corte d’appello.

In Italia, intanto, continua l’esplosione quasi incontenibile del commercio dei prodotti derivanti da canapa, si moltiplicano i punti vendita dedicati così come le tabaccherie che si ‘riconvertono’ aprendo al proprio interno appositi, spesso ampi, spazi. Un fenomeno di costume di ampio respiro, i cui effetti vedremo concretizzarsi in termini sociali e politici in questo scorcio di fine estate e nell’imminente autunno. Oggetto anche di scontro politico e possibile (probabile?) intervento governativo, stanti anche gli annunci agostani, ed oltre, di Matteo Salvini, Ministro dell’Interno. Quindi con specifiche competenze, volendo e del caso, in materia. In attesa dello showdown, della resa dei conti, si portano avanti col lavoro, forse ancor più per ignoranza che per malafede, i tanti giornalisti che specie sulla stampa locale (ma non solo) continuano a descrivere le attività legate a produzione e commercializzazione di prodotti derivanti dalla canapa, ed ovviamente legittimi e legali stando alla Legge 2 dicembre 2016 Numero 242 alla base dell’attuale commercializzazione, come fosse produzione e vendita di marijuana. Che è tutt’altra cosa.

E, dunque, per ‘Cannabis legale light’ o ‘Canapa legale’, come viene comunemente chiamata, si intende quella tipologia di cannabis che ha un principio attivo più basso dello 0,6%. Produzione e commercializzazione sono legali qualora la cannabis abbia un contenuto di THC (proprio il principio attivo) che non superi lo 0,2%. Ma comunque, nel caso in cui la percentuale di THC sia superiore ma rientri nel limite dello 0,6%, coltivatori e venditori della cannabis depotenziata vengono sollevati da ogni tipo di responsabilità. Se invece il limite dello 0,6% viene superato le autorità giudiziarie possono distruggere o sequestrare la coltivazione. Grazie a questa legge dunque non ci sono più dubbi al riguardo: la coltivazione non è più vietata e non ha bisogno di alcuna autorizzazione. La Legge 242 proibisce inoltre le importazioni non rientranti nel ‘Catalogo europeo’, vietando quindi erbe svizzere ed analoghe, incroci e ibridi. Sono consentiti diversi utilizzi della cannabis legale: i semi possono essere adoperati per creare numerosi alimenti come olio, pane, pasta, biscotti… Particolarmente indicati poiché contengono molte proteine, si digeriscono facilmente e possiedono un rapporto equilibrato tra Omega 3 e Omega 6. Le fibre della canapa, molto resistenti, possono essere utilizzate sia per la produzione di abbigliamento che in bioedilizia, dato l’alto potere isolante di questo materiale. Non è previsto, ovvero non viene menzionato, invece l’’uso ricreativo’, proibito dalle precedenti leggi in materia sanitaria. La ‘cannabis legale light’ si può tranquillamente comprare sia nei negozi dedicati che su internet.

Per ulteriore documentazione. Dal sito di ‘Federcanapa’, Federazione Italiana Canapa, il prezioso ed accuratamente diacronico ‘Il quadro normativo‘. E da ‘Affari Italiani’, quotidiano digitale, ‘Cannabis legale: cosa prevede la legge italiana‘.

Così, giusto per ricordare i fondamentali a chi deve comunicare. Quanto al resto, una informazione diretta principalmente a chi di dovere, tanto in Malesia (autorità) quanto in Italia (giornalisti, politici e affini): siamo nel 2018, non nel 1968.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’