sabato, Settembre 18

Chi è Macron? il (forse) Presidente senza partito

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Emmanuel Macron, 39 anni, è la sorpresa di queste presidenziali francesi: ex consigliere di François Hollande all’Eliseo, poi Ministro dell’Economia senza mai essere stato eletto ad incarichi pubblici, nel mese di agosto 2016 ha lasciato l’Esecutivo per annunciare la propria candidatura alla presidenza della Repubblica. Ieri si è attestato al primo posto davanti a Marine Le Pen in  vista del ballottaggio di maggio. Se il secondo turno confermerà i sondaggi ad oggi, sarà il prossimo Presidente francese, e sarà il più giovane Presidente a varcare la soglia dell’Eliseo.

Considerato un tempo vicino al socialista Michel Rocard, ad una sinistra definita ‘riformista’ senza aver aderito al Partito socialista, Macron incarna l’ala destra della sinistra, potenzialmente compatibile tanto con il centrodestra quanto con il centrosinistra. L’ex banchiere d’affari è diplomato a Sciences-Po e all’ENA propone di lottare contro la disoccupazione rilanciando gli investimenti, è favorevole a potenziare Polizia ed Esercito in materia di sicurezza, in Europa vuole rafforzare la cooperazione tra Stati membri della zona Euro, in materia di immigrazione a privilegiare l’integrazione.

Macron ha iniziato la sua carriera nell’amministrazione pubblica come ispettore aggiunto delle finanze. Il suo è stato un percorso lampo: nel 2008 diventa infatti relatore aggiunto della Commissione Jacques Attali, voluta per rilanciare la crescita economica. Poi entra alla banca Rothschild, dove viene in poco tempo promosso socio-gerente. Di qui prenderà e conserverà il soprannome di ‘Banchiere da Rotschild’.

Nel 2012 torna nel settore pubblico e viene nominato Segretario generale aggiunto all’Eliseo, prima di passare a Bercy alla guida del Ministero dell’economia dove firmerà il progetto di legge sulla crescita, l’attività e le pari opportunità. Ancora Ministro, un anno fa, nell’aprile dello scorso anno lancia il suo movimento En Marche, quindi ad agosto del 2016 dà le dimissioni dal suo incarico di Governo prima di annunciare ufficialmente la propria candidatura.

Della vita privata di Macron si conosce la relazione che lo lega da quando aveva 16 anni ad una donna, Brigitte Trogneux, sua moglie, di 23 anni più grande di lui. Una storia iniziata a scuola, dove Brigitte era insegnante del 16enne Emmanuel e che provocò uno shock ai genitori di lui quando scoprirono che frequentava la madre di quella che loro credevano fosse la sua ragazza.
Quanto ai figli, lo stesso Macron, invitato a rispondere alle domande di una classe di bambini, risponde: «E’ stata una scelta. Ci siamo posti la domanda ed abbiamo preso questa decisione perché sarebbe stato egoista da parte mia», ha detto, alludendo alla differenza di età con la moglie, che aveva avuto tre figli dal suo primo matrimonio. «Amo i figli di Brigitte come se fossero i miei». E agli stessi bambini -che gli chiedono di spiegare in un minuto la differenza tra destra e sinistra- spiega la sua visione politica centrista e indipendente: «La destra è una famiglia politica francese per la quale senza dubbio la cosa più importante è la libertà. La sinistra è una famiglia politica francese per la quale la cosa più importante è senza dubbio l’uguaglianza, che la gente abbia gli stessi diritti. Per gli altri è che siano liberi, poi qualcuno avrà successo, altri no. L’ altra invece è che la gente sia uguale, ma non è per forza libera. Per questo io penso che abbiamo bisogno di un po’ di uguaglianza, un po’ di libertà».

L’affermazione di Macron «mostra che i centristi liberali pro-UE potrebbero ancora avere un futuro nella politica europea. Questo sarebbe un bene per l’UE», sosteneva, mentre i sondaggi indicavano la crescita del consenso attorno a questo candidato, il Centre for European Reform, definendo Macron «in qualche modo l’erede di Jacques Delors e Tony Blair, due europeisti convinti che hanno sostenuto versioni pragmatiche e abbastanza liberali della socialdemocrazia». Come Delors, Macron è un outsider politico che non è né sinistra né di destra. Come Blair, Macron «è giovane, fresco e carismatico, e un grande comunicatore. E, come Blair, raggiunge gli elettori che normalmente non sostengono un liberal in economia pro-immigrazione».
Secondo il centro studi, Macron potrebbe «rivitalizzare l’alleanza franco-tedesca. La Germania non ama guidare l’UE da sola. Negli ultimi anni la Francia è stata troppo debole per essere un partner adatto e il Regno Unito è stato distratto da Brexit. Nel frattempo l’Italia, la Spagna e la Polonia non hanno avuto né il desiderio, né la capacità di aiutare la Germania a guidare l’Europa. Così la Germania saluterà positivamente la possibilità di lavorare con una Francia che ha un energico Presidente pro-UE su temi quali la difesa, la politica estera e i rifugiati». E in effetti, la notte elettorale non era ancora terminata, che dalla Germania arrivavano le dichiarazioni esplicite di sostegno e soddisfazione sia dalla Cancelliera Angela Merkel, sia da Martin Schulz candidato alla Cancelleria.

La criticità più importante che gli analisti rilevano è il fatto che ad oggi Macron è un Presidente non solo senza una maggioranza in Parlamento, ma addirittura senza un partito. Ad oggi, perché la situazione potrebbe cambiare con le elezioni dell’Assemblea nazionale previste per l’11 e il 18 giugno. La stabilità politica della Francia dei prossimi anni e il successo o meno di Macron potrebbe, infatti, dipendere proprio da queste prossime elezioni per l’Assemblea nazionale. Il sistema istituzionale francese è costruito attorno a un ‘Presidente-monarca’ e all’alternanza dei due grandi partiti tradizionali, quello gollista e quello socialista. Il sistema elettorale a doppio turno, poi, prevede che nei singoli collegi vadano al ballottaggio i candidati che hanno ottenuto il 12,5% dei voti. Con l’avanzata del Front National di Marine Le Pen e la nascita del movimento En Marche di Macron, è in corso «la prima ricomposizione del sistema politico dal 1958», ha spiegato su ‘Le Monde’ il politologo Zaki Laidi, convinto che Macron alla fine otterrà una maggioranza all’Assemblea nazionale. Altri analisti scommettono su di uno scenario che vedere l’Assemblea nazionale frammentata, senza una maggioranza, tanto da non permette a Macron di attuare il suo programma e la situazione di paralisi che si verrebbe a creare metterebbe in pericolo la stabilità della Francia.
«La sua vittoria, romperebbe lo stampo politico della Quinta Repubblica. Dal 1958 la Francia è stata governata da presidenti provenienti dai principali partiti di sinistra o di destra. Nessun centrista ha mai raggiunto l’Eliseo. Nel 1995, i sondaggi avevano ipotizzato che Delors avrebbe vinto, se fosse rimasto, sebbene fosse stato il candidato dei socialisti. Se Macron vince, lo farà come centrista aperto senza una macchina di partito tradizionale», prosegue Centre for European Reform.

A confrontarsi alle elezioni legislative saranno quattro o cinque blocchi politici: il Front National all’estrema destra, i Republicains a destra, En Marche al centro, il Partito socialista alleato con i Verdi a sinistra, e il Front de Gauche  all’estrema sinistra. Le simulazioni sulle legislative risalenti a prima dell’ingresso in scena di Macron ipotizzavano un blocco di destra con una maggioranza tra i 266 e i 292 seggi, contro i 188-208 della sinistra e i 58-64 del Front National. L’avvento in scena di Macron con En Marche, la sua ottima affermazione di ieri e il connesso crollo dei partiti tradizionali nonché l’ottima affermazione dell’estrema di sinistra di Jean Luc-Melenchon e dell’estrema destra di Le Pen, rimescola tutte le carte.
Macron ha presentato nelle scorse settimane i suoi primi candidati per le legislative, dichiarando che almeno la metà sarannonuovi candidati’, che provengono dalla società civile, dalla vita lavorativa e ha garantito che saranno scelti tenendo in considerazione la fedina penale, valori quali pluralismo e coerenza, e nel rispetto del principio della parità di genere. Macron, altresì, è fiducioso circa la possibilità di portare a casa un numero di seggi adatto a permettergli di lavorare, assicura che, in caso di sua vittoria, ci sarà un effetto traino sulle legislative che gli permetterà di avere una maggioranza all’Assemblea nazionale. Il candidato centrista, infatti, evoca spesso ‘l’onda rosa del 1981’ seguita all’elezione del socialista Francois Mitterrand all’Eliseo. Ma il Partito socialista all’epoca era molto più radicato sul territorio del suo movimento En Marche, che sta candidando per le legislative soprattutto personalità della società civile. La mancanza di una maggioranza all’Assemblea nazionale in grado di attuare il suo programma metterebbe il prossimo inquilino dell’Eliseo davanti a un dilemma. La coabitazione -con un Presidente di uno schieramento che gestisce la politica estera e un Governo di un altro schieramento incaricato della politica interna, come accaduto con Francois Mitterrand e Jacques Chirac– non è un’opzione.

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