mercoledì, Settembre 22

Chi è l'argentina che dirige l'UNICEF in America Latina e nei Caraibi? Da Ambasciatrice a coordinatore Regionale. Ecco il profilo di Marita Perceval

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Le cinque aree strategiche sono:

– La sopravvivenza e lo sviluppo dei bambini e delle bambine più piccoli: con il fine di realizzare, tra gli altri, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio 4 e 6 (rispettivamente di riduzione della mortalità infantile e della lotta contra il paludismo), l’UNICEF ha come meta che i bambini e le bambine più piccoli ricevano un’assistenza sanitaria integrale, anche prima di nascere. Uno dei piani più riusciti è la dotazione di vaccini al 40% dell’infanzia nei paesi in via di sviluppo Istruzione di base e uguaglianza di genere: in sintonia con il secondo e il terzo obiettivo di sviluppo del Millennio, coopera con paesi e governi donanti e altri organismi delle Nazioni Unite per il fomento e l’assegnazione di fondi e attività riguardanti l’istruzione primaria universale e l’uguaglianza di genere.

– L’HIV/AIDS e l’infanzia: per combatterlo e collaborare con il raggiungimento del sesto obiettivo di sviluppo del Millennio, l’UNICEF insieme a governi, organizzazioni senza scopo di lucro e gruppi religiosi, offre campagne d’educazione per la prevenzione, così come di conoscenze e di servizio caratterizzate dalla loro sensibilità in materia di genere e per essere orientate specialmente agli adolescenti.

– Tutela dell’infanzia: per appoggiare la Sezione 6 della Dichiarazione del Millennio, che si riferisce alla Protezione delle Persone Vulnerabili, fomenta gli ambiti protettori che aiutano a prevenire e a dare risposte alla violenza, allo sfruttamento, all’abuso e alla discriminazione, così come la protezione dei bambini e delle bambine che sono rimasti in stato di vulnerabilità in situazioni di emergenza.

– Analisi di politiche, promozione e alleanze a favore dei diritti dell’infanzia: in questa sezione l’Unicef concentra le sue energie nell’ottavo obiettivo – stabilire un’associazione mondiale per lo sviluppo – e nel rinforzare le politiche nazionali e locali di protezione e fomento del diritto dell’infanzia alla sopravvivenza e al pieno sviluppo.

 

Nella regione che oggi si mantiene sotto la direzione di Marita Perceval la diversità delle problematiche obbliga a cercare soluzioni in diverse realtà. Per esempio, afferma la funzionaria «le correnti migratorie del Centro e del Nord dell’America Latina e dei Caraibi, che indubbiamente fluiscono verso il Nord e sappiamo quello che succede con le situazioni di frontiera, insicure e violente. Lì puntiamo a neutralizzare le reti illegali di bambini e bambine in diversi tipi di traffico».

Fa anche riferimento alla situazione della Colombia. «Stiamo assistendo a un processo che fa ben sperare negli accordi di pace, in cui esiste anche una speciale incidenza dell’Unicef, perché si tratta di un conflitto di lunga durata, dove le donne, i bambini e le bambine sono stati particolarmente colpiti e utilizzati». Tuttavia, avverte, l’America Latina «non è una regione di conflitti armati come potrebbe essere l’Africa, ma è una regione con molta violenza, più istituzionale, motivo per cui bisogna stare sempre allerta», analizza. Afferma che «il traffico di armi leggere, persone o droga trova nei bambini, nei bambine e nelle donne le categorie più vulnerabili e vulnerate da queste situazioni aberranti. La priorità per l’Unicef è mantenere il suo impegno mondiale per eliminare la povertà nel 2030».

Di fronte alla domanda se si può aspirare a raggiungere quest’obiettivo in America Latina e nei Caraibi, Perceval è categorica: «Sì, e non dipende dai politici di turno, ma dall’assegnazione delle risorse in maniera intelligente. La nostra regione è molto ricca in materia di produzione di alimenti. La sfida è organizzare reti efficienti, responsabili e credibili. Siamo sulla buona strada», conclude.

Traduzione di Claudia Donelli

 

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