martedì, Ottobre 19

Chi è l'argentina che dirige l'UNICEF in America Latina e nei Caraibi? Da Ambasciatrice a coordinatore Regionale. Ecco il profilo di Marita Perceval

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Buenos Aires – Sono quasi 20 anni che la Direzione Regionale per l’America Latina e i Caraibi non è occupata da un uomo o da una donna oriunda del continente. La situazione è cambiata dallo scorso 1º marzo, quando ha assunto queste funzioni l’argentina Marita Perceval, una filosofa che fino a dicembre era l’ambasciatrice del Paese presso le Nazioni Unite.

«L’Unicef è l’organizzazione, insieme allo stato della Norvegia, più affidabile del mondo. E non è affidabile solo perché lavora con i bambini e le bambine, specialmente i meno avvantaggiati, ma soprattutto perché non delude. Mostra risultati», sostiene la recente funzionaria.

Quest’anno l’organizzazione internazionale compie 60 anni. Conviene ricordare che è nata nel 1946 per dare protezione a bambini e bambine vittime degli effetti della Seconda Guerra Mondiale e che posteriormente si diede come obiettivo estendere la sua azione a bambini e bambine in situazione di povertà nei paesi in via di sviluppo. In questi sei decenni d’evoluzione, l’organizzazione lavora attualmente con 7 mila persone, in 57 paesi e territori del mondo, e si stima che 9 di ogni 10 membri del personale lo fanno in stretta collaborazione con governi nazionali e locali ed altri alleati.

Perceval ha assunto il comando regionale come «una grande sfida per tutti i Paesi e i territori in cui operiamo» ed «è un’enorme responsabilità che torni ad esistere una persona dell’America Latina e dei Caraibi nella direzione», e spiega «voglio rendere onore alla regione«. È stato il suo impegno con il direttore uscente, il norvegese Bernt Aasen, «un gran leader e una persona squisita, che ha dato la sua vita per l’Unicef. Aasen è un gran dirigente nell’ambito della protezione dei diritti dei bambini«. Grazie al lavoro di quest’organizzazione il mondo ha potuto stabilire una garanzia per la validità dei diritti intrinsechi dell’infanzia a un livello base di vita, diritti che i dirigenti mondiali hanno definito nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia. Fino ad adesso, l’Unicef è responsabile di aver conseguito progressi in 13 dei 48 indicatori di progresso verso la conquista degli obiettivi del Millennio, fissati dalle Nazioni Unite nel 2000.

«Siamo una delle regioni con più bambine e giovani del mondo. Più del 40% della popolazione sono bambini, bambine e adolescenti», spiega Perceval. «E si lavora anche alla prevenzione della gravidanza adolescente, educazione sessuale, metodi sessuali e riproduttivi. Questo significa che il 40%, qui nella nostra America Latina e nei Caraibi, è una popolazione di bambine adolescenti, il che significa circa di 230 milioni di persone. E scopriamo che quasi la metà di questi bambini, bambine e adolescenti vive in condizioni di vulnerabilità, povertà ed indigenza. A partire da questo lavoriamo sulle priorità e puntiamo non solo a contenere ma anche al prevenire», afferma.

La missione di Unicef ha almeno cinque livelli principali attorno ai quali ruota la sua strategia. Si tratta di aree collegate tra loro, nelle quali il progresso di una incide positivamente sul resto. Come asse globale si tratta di appoggiare l’implementazione della Dichiarazione del Millennio. In questa prospettiva contribuisce, in maniera efficace, alla lotta contro la povertà grazie alla promozione e alla definizione di alleanze che generano investimenti sostenibili orientati alla sopravvivenza, allo sviluppo e alla tutela dell’infanzia.

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