sabato, Maggio 15

Chi è il contractor field_506ffbaa4a8d4

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Chi sono i contractor? Dove sta la differenza dal mercenariato? “C’è un problema di strumentalizzazione dei termini” ci spiega Stefano Ruzza, docente all’Università di Torino, “in qualche modo c’è chi cerca di creare una coincidenza univoca tra questi due vocaboli, e c’è chi, invece, cerca di distinguerli in modo netto”.

In effetti tracciare una linea definita tra le due figure è piuttosto difficile, ancor di più se le si vuole inquadrare in un quadro giuridico ben preciso.  La base di partenza sono “tre Trattati Internazionali, considerati i testi di riferimento: la Convenzione di Ginevra del 49’, esattamente il primo protocollo addizionale che è del 1977, Convenzione dell’ Organizzazione dell’ Unità Africana del 1977 e poi c’è una specifica Convenzione Onu sul controllo del reclutamento, l’uso, il finanziamento e l’addestramento del mercenario del 1989. La difficoltà è nell’attualità della definizione, queste sono costruite sulla figura del mercenario classico. Queste definizioni sono volte a dare uno status giuridico del contractor, con la precisazione che è una dicitura impropria”. 

Francesco Di Pietro, avvocato e autore de Il mercenarismo moderno. Profili di diritto penale’, sottolinea il problema a livello giuridico. Le Convenzioni internazionali hanno esaminato la figura del mercenario e del mercenariato (compresi i relativi limiti), ma quella del contractor è una situazione differente, trattati internazionali in questo senso non ce ne sono. L’atto più recente è il “Protocollo di Montreux, sono dei codici di condotta di cui si  sono dotati gli Stati, non hanno il rango di un Trattato internazionale. Sottoscritto da 44 Stati e dall’Unione Europea. Il contractor si differenzia dal mercenario sull’aspetto finalistico. La militanza (a tutto campo) a favore dello straniero, questo è mercenariato. Ed è questa la differenza tra contractor e mercenari”.

Il ‘mercenario‘ è per definizione “una persona che viene appositamente reclutata, localmente o all’estero, per combattere in un conflitto armato e che ha preso parte alle ostilità spinto dal desiderio di avere un profitto personale”, continua l’avvocato Di Pietro, “letteralmente si legge ‘una remunerazione materiale nettamente superiore a quella corrisposta ai combattenti aventi rango e funzione militari’. L’elemento distintivo quindi “si identifica per la remunerazione che deve essere superiore rispetto a quella di un normale soldato, non deve essere cittadino di nessuna delle parti in conflitto, né residente in nessuno dei due Stati, non deve essere membro delle Forze Armate e non deve essere stato inviato da uno Stato terzo non parte nel conflitto”.

Mentre con il termine ‘contractor’ viene generalmente utilizzato per delineare quei professionisti privati che forniscono dei servizi di sicurezza senza partecipare in maniera attiva ai conflitti, si possono elencare le Private Military Companies, Private Security Companies, Società dell’industria della sicurezza ed i Contractors veri e propri (grandi colossi dell’industria della sicurezza che operano a supporto di un Governo).

Il raggio di azione di chi si occupa di sicurezza (parliamo di privati naturalmente) può essere letta con un duplice scopo, “da un lato abbiamo l’esternalizzazione di attività di logistica e di supporto, servizi disarmati che possono essere fatti a complemento dell’attività delle forze armate anche in teatro; dall’altro abbiamo attività di tipo armato», afferma il Professor Ruzza, «ai giorni nostri le attività di tipo armato, che sono fornite da soggetti privati (in concomitanza con attività legate agli apparati di difesa) sono il più delle volte delle attività di tutela di materiali o di persone, non attività di combattimento in senso diretto”.

L’Italia, al contrario di Paesi come Stati Uniti o Gran Bretagna, non utilizza gli ‘eserciti privati’, ci sono stati solo due casi specifici ma parliamo del “ritiro delle truppe italiane dall’Iraq che è avvenuto nel 2006», continua Di Pietro. «In quel caso il Ministero degli Esteri ha utilizzato delle compagnie private straniere. Parliamo del Decreto Missioni del 2007. Il Governo ha ravvisato la necessità di stipulare un contratto con una società di sicurezza. Bisognava evacuare il personale civile che era a Nassiriya. La finalità era la sicurezza del personale civile italiano, non era un utilizzo in guerra. Un altro episodio è stato nel 2009. Il Governo italiano ha ingaggiato una società britannica con sede a Dubai per la scorta di un funzionario italiano in Somalia”.

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