sabato, Agosto 13

“chi di spada ferisce …”: dall’Ucraina all’Italia Le condanne dei soldati dell'una e dell'altra parte in conflitto in Ucraina, in violazione del diritto internazionale; l'attività, spiegata dal Sottosegretario Franco Gabrielli, condotta su alcuni cittadini italiani, e svelata nei giorni scorsi da un noto quotidiano, che dà adito al dubbio di violazione della Costituzione

0

Una volta, ma tanto tempo fa non sapete quanto e non ve lo dico, una volta da bambini si usava dire una frase cretina, ma profonda, più o meno così: “la parola maledetta resta in bocca a chi l’ha detta … .” eccetera. Inutile ripeterla tutta.
Era una forma più infantile di un’altra frase più rozza e violenta: “chi di spada ferisce …”.
Ho detto infantile, rozza, ma profonda. Sapete che vi dico? È una frase da giurista. Giurista non attaccabrighe, né azzeccagarbugli, né dottor sottile, ma semplicemente crudamente e crudelmente da giurista.
Crudelmente. Mi prenderete per matto, ma non è così. Il diritto può anche essere crudele, è raro, ma può esserlo, ma ad una precisa e irrevocabile condizione: che si applichi il diritto tutto, che lo si riconosca come diritto tutto, che se ne applichi l’intero, non solo una parte e mai quella che fa comodo a chi comanda o governa. Come, invece e lo vedrete più avanti, spesso, troppo spesso accade: perchécomandarenon è parte del diritto.
Alla realtà profonda di queste frasi si è sempre opposta e mostrata la realtà, spesso divergente. Perché nella vita reale c’è chi sa e può sfuggire alle regole, ma beninteso o violandole o trovando cavilli più o meno assurdi per tirarsene fuori o esercitando la violenza. Non occorre fare esempi. Ma oggi un esempio viene dal terreno della sporca guerra: sporca non scellerata, mi spiace per Sergio Mattarella, e lo vedremo fra un momento, come sia Mattarella ad essersi posto dalla parte sbagliata, dimenticando di essere un giurista.

 

Qualche tempo fa, ho criticato fermamente la scelta, infausta e, questa sì, scellerata, degli ucraini di Volodymyr Zelenski, di condannare un soldato russo, con un processo di meno di 24 ore (visto che lo si dice per quelli russi o pro-russi, come vedremo, si può dire ‘processo farsa’? Bene), un processo farsa.
L’altro giorno, la repubblica del Donesk condanna a morte tre persone, due britannici e un marocchino, per la loro attività bellica dalla parte degli ucraini di Zelenski. Anche questo processo è stata una evidente farsa. Ma, come dicevo, il diritto pretende la sua libbra di carne. Entrambe le sentenze sono la negazione del diritto. Certo, è avvenuto esattamente ciò che dicevo sopra: chi di spada ha ferito è colpito da un’altra spada.
E non statemi a dire alla Mentana, che quest’ultimo è un processo farsa perché avviene nella ‘autoproclamata’ repubblica del Donesk. Crudelmente, l’ha detto tra i denti Lavrov: queste sono le leggi del Donesk. Come dire, parlatene con loro. Il piatto è servito.
I termini del problema sono semplici e chiari: si può processare un soldato per avere fatto il soldato? Questo è il punto cruciale.
Il diritto internazionale esclude la legittimità di cose del genere, perché in una guerra le convenzioni di Ginevra prevedono che i militari nemici vengano chiusi in campi di concentramento e tenuti lì fino a quando non ci si metta d’accordo sulla restituzione dei prigionieri. Ma in nessun caso i soldati nemici possono essere processati per avere fatto il loro dovere, o mestiere. Salvi certi casi, ma lasciamo perdere.
Certo, poi vanno viste le cose nei loro termini precisi, con accuratezza. Il soldato russo condannato, pare, aveva sparato ad un civile, cosa criminosa. Ma, di nuovo, a fine guerra se ne discute, per ora è un soldato e va fatto prigioniero e trattato secondo le regole del diritto internazionale.
Analoga la situazione dei tre catturati dai russi. Salvo, forse, la complicazione derivante dal fatto che, non essendo ucraini, la loro incorporazione nell’esercito regolare ucraino, ammesso che sia stata effettivamente fatta, potrebbe essere un trucco. Eh sì, perché può darsi il caso che non si tratti di soldati, sia pure stranieri, incorporati nell’esercito regolare, ma che si tratti di mercenari. E sui mercenari, il diritto internazionale non è proprio dolcissimo. Ciò non toglie che, mercenari o no, partecipavano ad una guerra, e pertanto andavano trattati per quello che sono, prigionieri di guerra.
Non vale la pena di approfondire maggiormente il punto, sarebbe solo noioso.

Quello che volevo sottolineare è che l’uso scorretto del diritto può determinare per reazione un altrettale uso scorretto delle norme vigenti.
Nulla di più, salvo una notazione avvilita. Leggete i titoli e gli spazi dei giornali dedicati ai due episodi e ditemi se non vi sembra che vi sia una discriminazione grande come una casa.

 

Il 10 giugno, Franco Gabrielli, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri delegato alla sicurezza della Repubblica, ha cercato di spiegare, in conferenza stampa, con evidente imbarazzo, pasticciando con le parole, il fatto di una gravità spaventosa, per cui su alcune persone italiane, sospette o colpevoli di non essere verosimilmente convinti della correttezza delle posizioni del governo italiano, avevano espresso o addirittura si proponevano forse di esprimere pareri diversi dalla posizione ufficiale del Governo. Nulla di più e nulla di meno!
Sorvolo sul fatto che se ciò è avvenuto, e Gabrielli dice che è avvenuto, e se ciò è avvenuto addirittura prima che vi fosse la guerra, il signor Gabrielli o chi per lui o su di lui, dovrebbe essere dimesso immediatamente dal suo incarico, perché la Costituzione garantisce a tutti il diritto di parola e di pensiero, e, per di più, anche se la cosa non piace a molti nel Governo, almeno per ora è la Magistratura che fa le indagini e specialmente è la Magistratura che ordinale indagini, che, senza quell’ordine, sono una violazione gravissima dei diritti di quelle persone.
La spiegazione di Gabrielli è dunque, peggiore del fatto, perché afferma con assoluta tranquillità, e con grande faccia di bronzo, che quel documento c’è, ma non spiega a qual titolo e perché quel documento è stato costruito: certo non per usarlo per farci le barchette di carta. In che Stato siamo? E nemmeno dice (o meglio, confessa) quali siano tutti i nomi che vi sono, visto che Gabrielli parla diffusamente di chi c’è e chi non c’è. Quindi, il signor Gabrielli, conosce nomi e fatti forse lesivi per quei nomi e li tiene per sé? a qual fine? Verranno puniti quelli che hanno fatto uscire quel documento (o parte di esso)? non per averlo compilato: chi ha ordinato di compilarlo? E quali nomi nonsvelatidal Gabrielli di turno, ora sanno e temono, sono, cioè, minacciati? (si sentono minacciati) Tanto per dire, io, che da mesi dico cose contrarie al Governo? … forse su un sito meno noto Ci credete? io no!
Ma c’è di più. Perché è semplicemente penosa la giustificazione (anche un po’ arrogante) del giornale che ha sbattuto i loro volti in prima pagina, quando afferma che hasolopubblicato una notizia. Eh no, cari signori, le notizie vanno benissimo, ma se sono, o lo sono nel sentire dei soggetti coinvolti, non solo e non tanto diffamatorie, quanto minacciose, non sono più notizie, ma, appunto, minacce. Qualche dimissione anche da quelle parti non sarebbe male.
Ma non accadrà nulla del genere. Chi ‘è dalla parte di Putin’ non merita riguardi.
Vero?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->