giovedì, Maggio 6

Chi ci sarà dopo Al Baghdadi?

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Al Baghdadi sarebbe morto: a confermarlo lo stesso Isis in un comunicato diffuso dalla televisione irachena AlSumaria. Vista la fonte, quindi, il grado di certezza sembrerebbe di certo più elevato rispetto alle notizie già date circa la presunta morte del Califfo. Dalla sua proclamazione come leader nella moschea di Mosul tre anni fa, tante volte sono circolate dichiarazioni sulla sua morte, poi mai confermate ufficialmente. L’ultima dalla Russia, nello scorso mese di Giugno, che aveva dichiarato la probabile morte di Al Baghdadi dopo un loro raid aereo nella zona di Raqqa. Ma subito sono spuntati scetticismi. «Non abbiamo alcuna concreta evidenza sul fatto se sia morto o meno», aveva detto il colonnello dell’esercito americano Ryan Dillon, portavoce della coalizione per la lotta contro l’IS, parlando al Pentagono.

Stavolta, però, sembra tutto diverso. I miliziani dell’IS hanno fatto pervenire la dichiarazione attraverso i loro mezzi di comunicazione dalla città di Tal Afar, ad ovest di Mosul, dove la loro presenza si fa ancora sentire. Da poco è arrivata anche la conferma dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. Ma ancora nessun’altra conferma da fonti ufficiali.

Secondo quanto comunicato dall’emittente della provincia di Nineveh, lo Stato Islamico sarebbe pronto per annunciare tra breve il nome del nuovo Califfo. Ma chi potrebbe essere il prossimo leader?

Secondo alcune indiscrezioni, si parlerebbe di due ufficiali appartenenti in passato all’esercito iracheno sotto la dittatura di Saddam Hussein: Iyad al-Obaidi e Ayad al-Jumaili. Gli esperti, comunque, affermano di non avere ancora chiaro chi potrà essere concretamente il successore di Al Baghdadi. Al-Obaidi, sulla cinquantina, è stato ministro della guerra. Al-Jumaili, poco più giovane, è a capo dell’agenzia di sicurezza Amniya. Nello scorso Aprile, la televisione di Stati irachena, ha annunciato l’uccisione di Al-Jumaili, ma anche questa morte non è mai stata confermata.

Entrambi erano nelle linee dell’insurrezione sunnitasalafista in Iraq del 2003, dopo l’arrivo degli Stati Uniti e la cacciata di Saddam cui seguì la messa al potere degli sciiti. Entrambi, poi, al fianco di al-Baghdadi dopo l’uccisione del suo vice Abu Ali alAnbari nel 2016. «Al-Jumaili riconosce al-Obaidi come suo superiore ma non c’è chiarezza su chi sarà il successore e, a seconda delle condizioni, potrebbe essere uno dei due», ha dichiarato Hisham alHashimi, analista ed esperto, avvisando i Governi mediorientali.

Ma Al-Obaidi e al-Jumaili non sarebbero legittimati ad acquistare il titolo di Califfo come il loro eventuale predecessore, per una mancanza ‘religiosa’, poiché si ritiene che non appartengano alla discendenza del profeta Maometto. Al-Baghdadi, infatti, viene da una famiglia di predicatori e ha studiato la legge islamica a Baghdad.

Un’altra perplessità riguarda le sorti future dello Stato Islamico che ormai ha perso la maggior parte dei suoi territori. E senza territorio le cose non sono certamente facili per il Califfato.

Il nuovo leader dell’organizzazione terroristica dovrà ottenere il consenso dell’organo consultivo del Daesh, composto da 8 membri, ma al momento si ritiene sia improbabile una loro riunione per motivi di sicurezza. Sei di questi membri sono iracheni, uno è saudita e tutti sono veterani dell’insurrezione sunnita, proprio come Al-Obaidi e al-Jumaili. Difficile, quindi, comprendere ora quale sarà il nome del prescelto.

Certamente l’IS sta cercando una figura all’altezza del ruolo e della magnetica attrattiva di Al Baghdadi, uomo forte e brutale. Un comandante trascinante e fondamentale per l’espansione che lo Stato Islamico ha avuto dal 2014, anno della sua proclamazione. Predicatore e garante della legge del terrore, Al Baghdadi si è reso noto per le terribili ferocie a cui ha costretto traditori e trasgressori.

Non sarà facile, soprattutto nella situazione in cui l’IS si trova oggi, scegliere il nuovo Califfo. La maggiore preoccupazione è il pensiero che, in un momento come questo, tra pressioni intense e perdita di potere, L’IS finisca con l’essere ancora più ‘estremo’ e violento di quanto lo sia stato in passato. Ora che Mosul è stata ripersa, e Raqqa sotto assedio, chissà quale sarà la prossima mossa dell’IS.

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