lunedì, Ottobre 18

Chi c'è alle spalle di ISIS? Le responsabilità di USA, Arabia Saudita, Qatar

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USA-Arabia Saudita

 New Delhi – I progressi del gruppo estremista dello Stato islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS) affondano nel cuore dell’Iraq, a partire dalla base siriana, e comportano serie implicazioni geopolitiche. Insieme alla sua contemporanea missione, quella che prevede lo stabilirsi del ‘Levante’, ISIS / ISIL sta avendo un grande impatto anche in tema di geoeconomia, specie sul fronte energetico. Per l’India, questo sviluppo è la principale preoccupazione, perché più si prolunga l’incertezza nella regione, maggiore è la probabilità che i prezzi del petrolio salgano sul mercato internazionale, a causa delle speculazioni. E se le strutture che producono petrolio in Iraq (il nostro secondo più grande fornitore di energia dopo l’Arabia Saudita) sono ostacolate dalla guerra civile in atto, il picco del prezzo del petrolio non potrà che tradursi in un aumento dei prezzi dell’energia, che colpirà i consumatori e le imprese, esponendo l’economia indiana ad una recessione.

Inoltre, visto che ISIS sembra determinato a diffondere il radicalismo in tutta la regione e anche oltre, l’India non potrà che soffrire del fatto che i Paesi del Golfo accolgono 6 milioni di indiani. In realtà, proprio nell’area si trova la principale comunità mondiale di espatriati indiani. Dal Golfo Persico, gli emigrati indiani inviano in patria ben 35 miliardi di dollari di rimesse e -altrettanto importante- dall’area arriva il 70% delle nostre importazioni di energia.
Oltre ad essere fondamentale per la sicurezza energetica, la regione è anche una fonte importante di fosfati e di altri fertilizzanti, rappresenta quindi un fattore significativo per la nostra sicurezza alimentare. I legami economici dell’India con i Paesi del Golfo sono aumentati in modo notevole. Durante il 2011-12, le esportazioni indiane verso il GCC (Gulf Cooperation Council) erano di 45.36 miliardi di dollari. La bilancia commerciale è stata -nello stesso periodo- di di 145,72 dollari.

Se guardiamo agli effetti di lungo termine,  non possiamo non considerare gli eventi in Iraq come una pericolosa lezione di geopolitica, capace di generare implicazioni non solo in l’India ma anche nel resto del mondo. In primo luogo, le cosiddette ‘Primavere arabe‘, così celebrate due anni fa, hanno innescato un meccanismo perverso. Meccanismo che, a sua volta, è derivato dalla mentalità dell’Occidente, e in particolare degli Stati Uniti. Non si può promuovere selettivamente la democrazia in Paesi come l’Iraq, la Siria e la Libia, mentre si resta contemporaneamenteamicidelle monarchie tiranniche dell’Arabia Saudita e del Qatar. Dopo tutto, non bastano le elezioni per fare una democrazia; bisogna anche occuparsi del sistema di valori messi in campo. In caso contrario, l’Iraq di Saddam Hussein, la Libia del colonnello Gheddafi e la Siria di Bashar-al Assad si potrebbero dire laiche e progressiste. In questi Paesi (Siria ed altri) le donne e i cristiani godevano di diritti civili, e i curdi (dopo la prima guerra del Golfo) hanno avuto un minimo di autonomia politica. E, ancora più importante, al-Qaeda, considerata responsabile per gli attacchi dell’11 settembre contro gli Stati Uniti, non ha fatto campi di addestramento in questi Paesi, né ha ricevuto denaro e armi da loro. Tuttavia, né gli Stati Uniti, né i suoi altri alleati occidentali, potevano ‘convivere‘ con essi. Così hanno combattuto per sostituire i loro governanti e hanno decimato i loro soldati. In realtà, queste aree così colpite sono oggi le roccaforti di ISIS. Molti dei combattenti ISIS hanno combattuto accanto ai soldati occidentali. Gli Stati Uniti, infine, non hanno preso in considerazione il lato ‘ironico’ del voler comunque esprimere ‘preoccupazioni’ sul terrorismo fondamentalista.

Un recente studio afferma che a partire dal coinvolgimento americano a sostegno della primavera araba in Egitto, Libia e ora in Siria, gli attacchi terroristici sono aumentati di oltre il 40 per cento su scala globale. Ci sono circa 100.000 pericolosi jihadisti, oggi, in tutto il mondo. Sono circa 12.000 i combattenti stranieri provenienti da 80 località della Siria, alcuni dei quali si sono uniti con i gruppi associati a al-Qaeda, come il Fronte Nusra e ISIS. È interessante anche notare che un rapporto di ‘Bloomberg‘ afferma che 70 americani e 3.000 europei si sono recati in Siria, presumibilmente per combattere al fianco di questi estremisti. Sono stati fortemente sostenuti finanziariamente dal Qatar e dall’Arabia Saudita che, nel loro odio contro l’Iran, hanno trasformato l’intera regione in un campo di battaglia tra sunniti e sciiti. Purtroppo, nel loro animus anti-iraniano, gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno benedetto questa disputa religiosa e vi partecipano.

Spesso mi chiedo se gli Stati Uniti abbiano mai inteso combattere davvero il fondamentalismo islamico e il terrorismo che ne consegue. È un segreto di Pulcinella che sia stata la CIA americana ad aver creato i talebani, quando l’allora Unione Sovietica era ancora in Afghanistan. Era il periodo della Guerra Fredda. La CIA finanziò i talebani, incoraggiando il traffico di droga e sostenendo attivamente il Pakistan (come base dei talebani), nel suo programma di armamento nucleare. In realtà, le bombe atomiche del Pakistan sono intrinsecamente legate alla questione del fondamentalismo islamico, perché il Pakistan ha cercato e ottenuto l’assistenza finanziaria dei Paesi arabi, e dell’Arabia Saudita in particolare, con il pretesto di realizzare una ‘Bomba Islamica’.
Resta il fatto che l’Arabia Saudita è da tempo il più stretto alleato degli Stati Uniti nella regione. Inoltre, i report investigativi dicono che l’Arabia Saudita ha finanziato Al-Qaeda e i gruppi ribelli con quasi 1 miliardo di dollari, negli ultimi 40 anni. I membri della Famiglia Reale saudita non sono fondamentalisti della stessa razza di Bin Laden, ma non sono molto lontani da posizioni di estremo radicalismo.

Infine, se gli Stati Uniti vogliono sconfiggere il terrorismo globale, che, a sua volta, emana soprattutto dal fondamentalismo islamico, il modo più semplice per farlo è quello di imporre una insostenibile pressione su due Paesi: l’Arabia Saudita (in quanto fonte di denaro) e il Pakistan (centro di addestramento e pianificazione). Ma sono entrambi partner dell’America contro il terrore globale!
Gli Stati Uniti, combattendo i talebani e al-Qaeda in Afghanistan, allo stesso tempo hanno permesso alle armi e alle derrate di sostegno di fluire verso i gruppi radicali dell’opposizione, impegnate a combattere i nemici comuni con gli Stati Uniti, in Iraq, Libia e ora anche Siria.
Il più grande sostenitore degli islamisti radicali in Egitto, che stanno portando la violenza armata in varie parti del Paese, sembrano proprio essere gli Stati Uniti. Basta vedere il modo in cui gli americani piangono la strage dei fondamentalisti del Bangladesh e dei loro sostenitori, che perseguono a tutti gli effetti l’obiettivo di uccidere la democrazia in quel Paese, spazzando via i non-musulmani.

Come si spiega la doppiezza americana? Secondo me, potrebbe essere in linea con l’obiettivo strategico di lungo termine di contenere lo sviluppo di Russia, Cina e India, tre Paesi che potrebbero sfidare l’egemonia statunitense globale nel futuro. Basta vedere come ciascuno di questi Paesi sta affrontando la crescente influenza del fondamentalismo in arrivo dai Paesi vicini. E qui, nel post-2014, l’Afghanistan potrebbe aggravare i loro problemi. Ci potrebbe anche essere un effetto domino con la ‘vittoria’ in Afghanistan, il terrorismo islamico che si contagia da un Paese musulmano ad un altro nell’Asia centrale, Asia occidentale, Asia meridionale e Sud-Est asiatico. Il fenomeno ISIS è un esempio scottante di tutto ciò.

(traduzione di Valeria Noli @valeria_noli)

 

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