lunedì, ottobre 22

Chiesa cattolica: uno scisma alle porte? Dopo l’Ue, anche la Chiesa potrebbe rischiare di dividersi

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È ormai cosa nota l’intenzione di Steve Bannon, ex consigliere di Donald Trump, di influenzare l’Unione Europea attraverso The Movement, la cosiddetta ‘Internazionale populista’. Questa organizzazione si prefigge l’obiettivo di coordinare e armonizzare le attività dei partiti populisti europei, sostenendoli nelle loro azioni e scelte politiche, combattendo, dall’interno, i principi sui quali si basa l’Unione Europea. Uniti si è più forti: lo hanno capito anche coloro che si oppongono alla UE e, così, uniti si preparano ad affrontare la tornata elettorale del 2019 per rinnovare il Parlamento europeo.

The Movement, o Le Mouvement – il nome francese è dovuto al fatto che abbia sede in Belgio – rappresenta un’assoluta novità sul panorama europeo. Non bisogna nascondere che un’eventuale successo di questa organizzazione potrebbe, nel lungo periodo, portare alla dissoluzione dell’Unione Europea o a un consistente ridimensionamento delle sue prerogative. Ma l’Unione Europea potrebbe non essere l’unica entità a essere a serio rischio di scissione.

La Chiesa cattolica, infatti, sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua lunga e travagliata storia. Il Pontificato di Francesco avviene in un momento di grande cambiamento che sta attraversando il mondo occidentale e le recenti voci che si stanno alzando, questa volta in maniera piuttosto rumorosa, contro la figura del Papa, sembrano far passare l’idea di una resa dei conti all’interno della Chiesa cattolica. Ambienti ostili alla figura di Bergoglio potrebbero aver trovato le forze per compiere un gesto che, seppur già avvenuto nel corso della storia, avrebbe delle ripercussioni ad oggi imprevedibili: uno scisma nella Chiesa. Un’Unione Europea in crisi e una Chiesa cattolica divisa: l’Occidente intero è in crisi? E l’oscura e ingombrante figura di Bannon, voce anche degli ambienti più conservatori del cattolicesimo americano, è dietro a tutto questo?

Franco Cardini, storico del Medioevo e saggista autore di numerosi volumi, ha risposto ad alcune domande in proposito.

È un po’ complesso da capire. I problemi del mondo cattolico sono molto più difficili di quanto possa sembrare” esordisce il professor Cardini. “Emerge una tensione all’interno del mondo Vaticano, di origini piuttosto remote: la riforma avviata dal Concilio Vaticano II, le polemiche che ci sono state attorno, le diverse interpretazione, etc. Il pontificato di Francesco non è una causa, ma è un effetto di tutto questo. L’abdicazione di papa Benedetto XVI è stato un evento a suo modo unico, dirompente: al di là della personale stanchezza e della fragilità di Ratzinger, le motivazioni di questa sua scelta non sono ancora state chiarite del tutto. Si può fare un paragone con l’11 settembre 2001: a un certo punto, si è data una giustificazione ufficiale che, a prescindere dalle sue contraddizioni interne, della sua parzialità e della sua superficialità, è stata data per buona”.

Per cercare di rimediare quanto ancora c’era di sanaile all’interno della Chiesa cattolica, è stato quindi scelto Jorge Mario Bergoglio, prosegue Cardini, ma i problemi erano ben più profondi: “Francesco è stato scelto come una risoluzione che attutisce le opposizioni a Benedetto XVI che, nel suo pontificato, era stato attaccato da tutte le parti. Giovanni Paolo II aveva solo apparentemente sistemato le cose, aveva regnato ma non governato: era dotato di grande carisma, ma non ha risolto molte situazioni che erano profonde e delicate. Francesco si è trovato ad amministrare una situazione che si potrebbe definire prescismatica, con un collegio cardinalizio diviso, con quei mali che sembrano gli unici della Chiesa: il malumore di alcuni prelati verso il presunto autoritarismo di Francesco e gli scandali legati alla pedofilia”.

Chiaramente, in un contesto già difficile di suo, l’impostazione della società odierna, contribuisce a creare aloni di incomprensione sull’istituzione ecclesiastica: “Viviamo in una società dello spettacolo, in cui si pretende di sapere tutto su tutti: in realtà le notizie sono selezionate e non sempre gerarchizzate. Quelle che arrivano non sono le notizie più importanti, ma sono alcune notizie che fanno clamore e che vengono dilatate, che nascondono altre notizie, senza che vengano compresi i problemi reali. L’uomo e la donna della strada che sono convinti che l’Italia sia vittima di un’invasione barbarica, senza che si riesca a manovrare bene i numeri, sono a loro volta vittime di una non capacità di comprendere la realtà dei problemi: manca la capacità di cogliere le notizie”. È il problema delle fake news, sulle quali proprio Steve Bannon ha creato parte delle sue fortune.

La realtà in cui si trova immersa la Chiesa cattolica in questo momento non è fra le più facili. La società tutta sta cambiando, si modificano i valori e mutano le coordinate entro le quali l’uomo e la donna occidentali vivono la propria vita, con la religione messa sempre più in secondo piano. La Chiesa si trova ad affrontare nuove sfide e, in le epoche di grandi trasformazioni sono sempre momenti di crisi. Ci sono nuove esigenze e ci si pone nuove domande. Come sottolinea Cardini: “È una situazione nuova, frutto del processo di secolarizzazione: la Chiesa è portatrice di valori metafisici, relativi alle cose dello spirito, in una società dove questi sono stati profondamente ridimensionati. I valori di oggi sono quelli economici, finanziari, nati dai rapporti di forza, dai principi dell’individualismo, dell’uguaglianza, etc. I cosiddetti valori del mondo laico. La Chiesa deve prendere atto del fatto che i cristiani siano la minoranza, i cui valori hanno un peso relativo nella società civile. Il mondo cattolico si deve destreggiare all’interno di un contesto in cui non si riconosce più. Non a caso Francesco dice che, oggi, chi vuole essere cristiano, deve esserlo fino in fondo.

È un mondo nuovo e, in questo nuovo contesto, bisogna vivere diversamente. “Non ci si può accontentare di essere come una volta: essendo una minoranza, che rischia di esserlo in maniera sempre più irrilevante, devono arrivare all’osso delle cose. Il cristiano non può sopportare che esistono sofferenze determinate dalle leggi dell’economia e della produzione. L’Africa è oggi il continente più ricco al mondo, ma le popolazioni sono fra le più miserabili. Quello che deve distinguere i cristiani dev’essere la misericordia: non si può più agire come si il cristianesimo fosse un’eredità da gestire. Il cattolico si deve sentire a servizio della giustizia, della verità”.

È un messaggio molto forte e può dare adito a più di un malumore, specie fra chi da tempo è in disaccordo: “Chi non vuole, può lasciare la Chiesa cattolica. È una consegna che può non piacere a tutti: va da sé che quando poi ci sono momenti di tensione, si creano fazioni, composte entrambe da brave persone e delinquenti, non si possono fare distinzioni manichee”. E aggiunge: “Se i nemici di Francesco vogliono arrivare a questo, lo faranno, non sarebbe la prima volta che accadrebbe. Non so quanti e chi saranno, che cosa vorranno fare e dove vorranno operare. C’è spazio per queste cose: un tempo sarebbero state cause di rivoluzioni, oggi verrebbero seguite con curiosità. Non cambierebbe il mondo, a meno che non vengano toccati interessi finanziari (perché il Vaticano è anche una grande forza finanziaria). Certamente non è un Papa molto amato politicamente, avendo preso posizioni spesso non congeniali a varie forze politiche. Non è escluso che, qualora un gruppo di cardinali dovesse dichiarare decaduto papa Francesco, alla Casa Bianca qualcuno non stappi una bottiglia”.

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