martedì, Maggio 18

Che spreco! Vivere meglio

0

Spreco riciclo

E’ uno spreco se gettiamo via tante bottiglie di plastica, con tanta ‘leggerezza’, anche se rispettiamo i criteri della raccolta differenziata. La questione dei rifiuti si risolve a partire da tre RRiduzione, Riuso, Riciclo. Nel mese di ottobre-novembre viene ad esempio organizzata la Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti con l’obiettivo di  contenere la produzione di rifiuti domestici seguendo alcuni accorgimenti: preferire prodotti con poco imballaggio, ad esempio, permette di risparmiare sull’acquisto e di avere meno rifiuti da smaltire. I prodotti concentrati, che si possono diluire per l’utilizzo, riducono ulteriormente il volume dell’imballaggio e l’impatto sul prezzo dei prodotti finiti. Gli imballaggi monomateriale (semplificano il riciclo) e l’utilizzo di sporte di tela anziché plastica aiutano a ridurre la produzione quotidiana dei rifiuti anche in ambito domestico.

Fonti Ecomondo confermano che nell’ambito della settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti 2013 sono state approvate 5399 azioni: «Un risultato straordinario». Anche le azioni individuali sono importanti e contribuiscono a migliorare le cose. Per esempio: sapevate che ogni bambino produce una tonnellata di rifiuti sotto forma di pannolini usa e getta? Può non essere gradevole l’idea di lavare a mano i panni di cotone o tessuto naturale, ma c’è chi ha provato e pare che sia anche un vantaggio in termini di minori allergie.

Che impatto hanno le bottiglie di plastica gettate via? Consideriamo che l’acqua del rubinetto di casa è -in gran parte dei casi- potabile e non produce plastiche da smaltire in vario modo. Il tema è all’ordine del giorno in molte città, per esempio a San Francisco, che adotta la strategia Zero Waste (ridurre a zero la produzione di imballaggi e l’invio di rifiuti alle discariche o agli inceneritori). Le strategie che accompagnano questo obiettivo incoraggiano il riciclaggio e il compostaggio, la riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera e ogni azione utile a ‘non sporcare’. Da ottobre 2014, così, nella città di San Francisco non si potranno più vendere o acquistare bottiglie di plastica negli spazi chiusi gestiti dal comune e dal 2016 il divieto si estenderà agli spazi aperti. 

Il business del packaging ha in Italia un valore considerevole. UCIMA (Unione Costruttori Italiani Macchine Automatiche per il Confezionamento e l’Imballaggio) associa, rappresenta e assiste i costruttori italiani di macchine per il confezionamento e l’imballaggio (oltre 100 aziende su tutto il territorio nazionale). Il settore vale oltre 6 miliardi di euro, è molto vitale ed esporta fino all’80% (citiamo dal sito www.ucima.it). 

Ma il settore è, come spesso capita, oggetto di discussione anche in seno all’Europa, con la proposta di modifica della Direttiva Imballaggi (94/62/CE) dove si prevedeva la libera circolazione degli imballaggi negli Stati Membri. Ad aprile sarà votata una modifica che prevede il divieto di vendere sacchetti monouso in plastica non biodegradabile e compostabile.  

Riusare un oggetto anziché gettarlo via può significare ridurre in modo consistente la produzione di rifiuti. Ma esistono anche forme creative per trasformare i rifiuti in risorse. Facciamo alcuni esempi. I Levi’s Waste<Less sono una linea di jeans che impiega anche fibre ricavate da bottiglie di plastica. Un filmato mostra il processo di trasformazione della plastica in fibra tessile e se anche il messaggio originale (These jeans are made of garbage, cioè Questi jeans sono fatti di spazzatura) suona ancora un po’ troppo ‘aggressivo’ per il nostro mercato, l’idea è sorprendente.

Molti siti internet, programmi televisivi, campagne di educazione e laboratori pratici insegnano a fare molte cose da soli: inventare giocattoli per bambini, usare tessuti per fare complementi di arredo, borse realizzate con… tappi di bottiglia?? Eccole qui. Un tappeto fatto di cravatte? Volete fare i lavori di casa da soli senza ricorrere a elettricista, imbianchino, idraulico? Attenzione: non è finita qui. Si può costruire un pannello fotovoltaico seguendo le istruzioni di “come costruire un pannello fotovoltaico da te“. La qualità di queste produzioni ovviamente non è dato di conoscere, sta di fatto che se ne parla molto.

Chi vuole risparmiare sulla spesa per il cibo potrà seguire i consigli di Jack Monroe (è una donna). Il blog A girl called Jack spiega come si può fare la spesa e cucinare con una spesa veramente minima (15€ a settimana). Ma non serve arrivare fino a Southend, Essex, per imparare cose che molte delle nostre nonne e madri hanno imparato a fare negli anni in cui l’eccesso di cibo era un concetto inconcepibile. I consigli su come risparmiare sulla spesa dipendono dall’esperienza individuale. Alcuni modi sono indicati nel sito Smettere di lavorare dove si spiega come risparmiare fino a 3000 euro l’anno facendo la spesa. PS: il sito è creato e scritto da un uomo, Francesco Narmenni. A ciascuno il giudizio sui contenuti del sito, che rispetta il titolo (si tratterebbe di ‘smettere di lavorare’), ma proseguiamo la rassegna segnalando la sezione di Non sprecare dedicata, appunto, a come si fa la spesa evitando di comprare cose che non ci servono. La chiave è essenzialmente questa: non bisogna comprare ciò che non serve e cercare di riutilizzare tutto.  In Italia nel 2010 si buttava via il 30% del cibo acquistato, 37 miliardi di euro nel complesso (oò 3% del PIL). Last Minute Market afferma che in Italia perdiamo ancora e ogni anno ben 8,7 miliardi di euro in prodotti acquistati e poi gettati via.

Tra le azioni di Last Minute Market c’è anche la realizzazione di un Piano Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare (PINPAS), che è stato presentato presso il Ministero dell’Ambiente a inizio febbraio 2014. Andrea Segrè, direttore del dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna, presidente di Last Minute Market e coordinatore della task force del ministero dell’Ambiente che gestisce PINPAS commenta così: «Cinque è il numero della prevenzione. Una puntata prioritaria che dobbiamo giocarci sulla ruota della sostenibilità. Oggi, 5 febbraio, abbiamo riunito la consulta e il 5 giugno, Giornata Mondiale dell’Ambiente, ci riuniremo per approvare il piano da presentare il 5 novembre a Ecomondo Rimini, la grande vetrina della green economy».  Tre date che segnano un percorso ormai quasi consolidato: ridurre lo spreco è una priorità. Forse l’abbiamo capito, se secondo AdnKronos «Nel 2014 si riduce di circa il 10% lo spreco alimentare tra le mura domestiche e gli italiani hanno smesso di irrigidirsi davanti alla data di scadenza dei prodotti». 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->