sabato, Settembre 18

Che ne è del demonio?

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Porsi una domanda come quella, che prende il ruolo di titolo dell’articolo presente, può suscitare le più disparate reazioni. La gamma di esse può avere un raggio d’azione molto ampia. Passando tranquillamente dalla inutilità del porsi la domanda stessa, all’ ”ancora andare a spolverare antiche superstizioni”. La questione può sicuramente apparire inattuale, incongrua, senza il minimo ancoraggio ad un qualsiasi (contemporaneo) principio di realtà. Certo è ora di dire basta, non se ne può proprio più. Per secoli siamo stati tampinati con tutte le più ammorbanti morali e teorie sul diavolo con tanto di corna e, crepitanti fiamme dell’Inferno a seguito. Penso che in tanti si siano allontanati dalle Parrocchie, negli anni sessanta e settanta, del secolo appena trascorso anche perché la missione pastorale, era svolta da sacerdoti, non a livello con le esigenze dei tempi dell’epoca. In un mondo che stava esplodendo, almeno quello Occidentale di contestazioni varie, quei poveri Parroci, erano, non tanto a corto di argomenti, quanto di linguaggi chiari ed efficaci con i quali supportarli. In aggiunta di ciò, facevano apparire prioritari se non esclusivi gli aspetti inerenti alle condotte sessuali seguite dai fedeli. Il demonio lo si faceva sguazzare ben bene, tra le torme di tentazioni, reprimende, punzioni, che si facevano frombolare su tali argomenti. E’anche da evidenziare, che tutta la iconografia, quindi la rappresentazioni di vari diavoli e demoni, come si sa detentori e istigatori delle falsità e tentazioni più abbiette, sviluppatesi in particolar modo a partire dal Medio Evo, poco reggeva allo sguardo degli uomini e donne, che si erano abbeverati alle fonti dello scetticismo, dell’ Illuminismo e del Razionalismo. Facile gioco avevano costoro, nell’evidenziare gli aspetti paradossali, grotteschi, incredibili tanto da risultare i diavoli così raffigurati, alla fine buoni come maschere burlesche, da sfilata di Carri allegorici per il Canevale. Una cosa è certa che alla prova del tempo, con l’avvicendarsi quindi delle generazioni, portatrici di sensibilità e consapevolezze differenti e in costante mutazione, le varie raffigurazioni del Male, fatta con intenti tali quantomeno dal suscitare timore e paura, in coloro i quali le osservavano, si è trasformata in un vero e proprio disastro sotto il”piano della comunicazione” come si direbbe oggi.

La codificazione della rappresentazione del Demonio, come è stata condotta fino ai giorni nostri, periodo questo nel quale visto il fallimento stratosferico ottenuto, è andato via via sempre più attenuandosi, ha lasciato dietro di se scetticismi diffusi, sberleffi e, talvolta caustiche storielle popolari. Visto l’inoppugnabile disastro che si è venuto a verificare, rispetto ai propositi, molti hanno considerato la situazione come una buona licenza o lasciapassare, per svicolare via dal confrontarsi, anche superficialmente con il Bene e il Male. E pensare, che gli artisti più importanti di ogni tempo, si sono cimentati in raffigurazioni diaboliche, dal Giotto della cappella degli Scrovegni a Padova, al Michelangelo del Giudizio Universale, solo per citare l’opera di due Maestri assoluti. Il diavolo che è stato così proposto, è diventato un vero e proprio, suo malgrado “povero diavolo”. Il più delle volte torna al centro dell’attenzione, quando sono in questione argomenti artistici, grazie all’opera che ci è stata tramandata da Maestri di quel calibro. Il sentire diffuso, ha archiviato, pensando forse di superare così facendo la tematica derubricandola, a elemento folcloristico, rintracciabile in qualche ritualità di come venivano definite un tempo ”classi subalterne”. Ritenendo ciò possibile, poiché, quei mondi, sono impastati da tutte le atmosfere del mondo rurale. e contadino. Facile gioco si ha dunque nel liquidare il tutto come semplici “credenze”, costituite da riti contro il “malocchio” e quant’altro. La mia posizione personale, per quanto possa riscontrare qualche interesse, è un poco più articolata. Non credo che su certi temi sia opportuno esprimere giudizi trancianti bianco o   nero per intenderci. Metodo questo, forse più rispondente a risultanze di esperimenti condotti nell’alveo delle cosiddette “Scienze esatte”. Le quali con l’avanzamento dei mezzi tecnologici ci hanno mostrato di non essere più tali. Anche nelle altre grandi religioni, Islam e Ebraismo, in forme e con modalità proprie rispetto a quelle Cristiane, esiste Satana o Iblis come viene chiamato nel Corano il Demonio. Penso che ognuno di noi abbia contezza di perfidie e cattiverie giornaliere, che subisce quotidianamente. Generalmente attribuiamo ciò a malanimo, invidie o gelosie dei nostri simili, causati magari da interessi inconfessabili, e la riflessione comune termina su quelle soglie. Forse anche giustamente. Nel giugno dell’anno appena trascorso, dopo aver sviluppato considerazioni, analisi approfondite e valutazioni complessive, su un lavoro che ha avuto inizio al tempo del pontificato di Papa Giovanni Paolo II, l’ attuale Pontefice Francesco, ha ratificato l’ordinamento giuridico dell’ A.I.E (Associazione Internazionale degli Esorcisti). Da quanto risulta, gli aderenti sono almeno 250 sacerdoti. Questo provvedimento ratificato e adottato dalla Santa Sede, ci dice più cose, tutte di grande spessore e, dal faticoso impegno nel confrontarsi con esse. A seguito della costituzione dell’A.I.E, è confermato nei fatti che secondo la valutazione della Santa Sede, il demonio esiste. Viene confermata la realistica possibilità di soggetti che cadano vittime di “possessioni demoniache”. Che nel seno della Chiesa, si sono formati dei sacerdoti, preparati ad affrontare evenienze di siffatta rilevanza. Estremamente capaci, grazie al livello di considerevole specializzazione conseguita in materia, tale da saper discernere l’ambito delle “possessioni”, da quello delle patologie nervose e mentali. A mio modesto avviso, non è in questione l’entrare nel ginepraio, del credere al “diavolo” o meno. Il fatto in se, maturato e attuato ai giorni nostri, che da pensare anche ai più disattenti. Una domanda tra le altre, mi sorge con una certa caparbietà. “Riusciremo mai a essere orfani del diavolo?”. ‘L’esorcista, al lume di quanto detto, sicuramente non è solo un film di cassetta. E questo già mi sembra un buon passo avanti.

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