giovedì, 2 Febbraio
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Che l’Ucraina non metta fine ai programmi di collaborazione con lo spazio italiano

Scriveva Pablo Neruda: «Le guerre sono fatte da persone che uccidono senza conoscersi per interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono». Non possiamo che associarci a quella che è stata una delle più importanti figure della letteratura latino-americana del Novecento.

Siamo smarriti, siamo avviliti e increduli anche perché la previsioni delle principali voci –almeno italiane- di geopolitica avevano escluso una reale possibilità di intervento armato di Putin in Ucraina. Ma così non è stato.

Da osservatori ci compete la necessità di considerare anche aspetti inaspettati di una vicenda terrificante quale è una guerra, ma che ha alla sua base sempre importanti aspetti economici.

Ieri il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha rilasciato una dichiarazione al termine del Consiglio dei Ministri e ha fatto riferimento ad «un pacchetto di sanzioni molto dure nei confronti della Russia».

Abbiamo molta stima nel nostro premier e sicuramente non pensiamo che abbia alcuna ambizione di spezzare le reni a nessuno, evitando frasi retoriche di un regime che nonostante i rigurgiti, dovremmo tutti aver archiviato come oltraggio storico.

Vanno ricordati a Palazzo Chigi e ai componenti del Comint, il comitato che per legge deve tutelare le attività spaziali italiane un paio di impegni strategici europei con la Russia. Uno di questi è l’obiettivo Marte con il lancio da Baikonur del rover Rosalind Franklin nel prossimo settembre. È un programma importante per l’Italia, frutto di un accordo tra l’Agenzia Spaziale Europea e la Roscosmos in cui l’ASI è il principale sostenitore con il 40% dell’investimento totale. Il corredo strumentale della missione ha molti contributi che hanno visto protagonisti ricercatori e industrie del nostro Paese. Tra i tanti, l’Osservatorio Astronomico di Padova, L’INAF di Napoli e il CISAS di Padova, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, la Thales Alenia Space Italia, LEONARDO e la Telespazio con il centro di controllo di missione e l’infrastruttura che fornirà al centro di controllo del rover le comunicazioni necessarie per condurne le operazioni. La missione è stata completamente finanziata ma vorremmo evitare che qualche sedicente esperto europeo –o italiano!- si dichiarasse pronto a spostare di qualche mese il lancio in attesa di una redenzione dei nostri partner. In caso di rinvio, ricordiamo, sarebbe necessario attendere due anni per la nuova opposizione tra i due pianeti (punto di maggiore vicinanza) e in 24 mesi sia la tecnologia che i finanziamenti sarebbero un dettaglio non trascurabile.

Ricordiamo pure ai membri del Comint che come abbiamo già ricordato in precedenti articoli, non hanno gran competenza di spazio, che con la Russia c’è in ballo la Stazione Spaziale Internazionale, le cui sezioni russe e america fanno parte di un sistema che va coordinato sotto un’unica regia sia per le manovre che per i controlli energetici. Cosa abbia voluto dire il presidente americano Joe Biden, durante la conferenza stampa di ieri sera quando ha dichiarato che «saranno prese sanzioni contro la Russia che degraderanno l’intero settore aerospaziale». Attualmente è in fase di accordo uno scambio di cosmonauti a bordo della Dragon e astronauti a bordo della capsula Soyuz. Speriamo che la Farnesina segua questa fase così delicata e molto più vicina all’Italia di quanto non si possa immaginare In campo industriale poi il vettore Antares per portare in orbita la capsula cargo Cygnus è prodotto da Northrop Grumman, con lo sviluppo del primo stadio in Ucraina e i motori RD-181 in Russia.

Nei prossimi giorni racconteremo di tutti -o quasi- i rapporti commerciali che abbiamo con le attività spaziali con la Russia. Sono tanti, sono importanti e le istituzioni italiane devono proteggere le esposizioni economiche e tecnologiche per evitare seri disastri interni.

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