lunedì, Giugno 21

Che futuro per la Politica di Difesa dell’UE?

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Sarebbe opportuno che tutti coloro che approdano sulle coste europee fossero sottoposti a dei controlli che vadano oltre il chiedere loro se sono terroristi e aspettarsi una risposta sincera. Nonostante quotidianamente tutte le fazioni politiche si lamentino degli inesistenti controlli sulle persone che entrano su suolo comunitario, nella riunione del 28 e 29 ottobre si è discusso di tutto tranne che delle criticità di questa operazione. Potremmo definire questo incontro una riunione informativa sulle operazioni in corso nel mondo che si svolgono sotto l’effige del cerchio stellato dell’UE.

Se dal punto di vista della politica di sicurezza comune su suolo europea ci sono delle voragini su cui lavorare, bisogna tessere le lodi di un’iniziativa comunitaria che ormai funziona da diversi anni: il training e andvisory. L’Unione Europea si è fatta carico di riformare il sistema giuridico e l’apparato militare di alcuni paesi che si stanno riformando dopo un periodo di guerra civile (vedi Somalia) oppure dopo una missione internazionale (vedi Afghanistan). Il connubio tra personale del luogo e personale specializzato di diversi Paesi europei è eccellente, l’aiuto nello sviluppare capacità di organizzazione complessa e gestione delle crisi appagante e di successo.

In Somalia per esempio, gli italiani da quasi tre anni, stanno svolgendo un lavoro accuratissimo di addestramento delle forze armate locali. Una sorta di accademia militare in loco. I risultati sono sorprendenti e soprattutto sono quasi sempre immediatamente tangibili i miglioramenti. Nei due giorni di meeting si è discussa la possibile evoluzione di questo mandato, incrementandone i fondi. I Capi di Stato Maggiore della Difesa si sono impegnati a trovare nuove sinergie che consentano ai paesi con addestramento comunitario di mantenere anche dopo la fine del training un rapporto di aggiornamento costante sulle nuove tecniche di Difesa.

Esempi come questo sono quello che si chiede alla PSDC, un vero impegno concreto e unitario per lavorare alla costruzione di una senso di sicurezza globale. Oltre alle capacità di proiettare how know all’estero i paesi dell’Unione Europea stanno collaborando attivamente con la NATO ( americani in primis ) per incrementare l’integrazione di procedure congiunte da applicare in caso di missione. Nonostante non ci sia ancora una politica comune o un esercito integrato, i singoli paesi dell’UE sono chiamati a cooperare seguendo almeno delle linee labilmente unitarie.

Se riusciamo a trovare intesa sulle standardizzazioni a livello tattico ed operativo, diverso è per la conduzione strategica delle operazioni. Il diverso approccio che si evince tra la NATO e i paesi europei è motivo di grande attrito. La NATO capeggiata ancora dagli Stati Uniti ha un’impronta prettamente statunitense per la condotta delle operazioni che prevede molta potenza militare proiettabile subito e con grande supporto di fuoco.

L’Unione Europea è la parte riflessiva delle due, si preferisce attendere una risoluzione politica sotto cui far agire la componente militare. Entrambe le politiche sono estreme ed è per questo che nel prossimo futuro, gli analisti militari, vorrebbero vedere meeting come questo occuparsi maggiormente di tematiche pratiche da applicare in concreto. Il ricercare soluzioni plausibili è sotteso alla capacità di confrontarsi dei singoli stati membri e dei solo rappresentanti militari. Uno degli scogli da superare è l’opprimente senso di superiorità di alcuni stati nei confronti di altri che riporta sempre le discussioni a confronti puerili.

I temi da trattare non mancano e le situazioni che potrebbero risolversi con una semplice volontà di confrontarsi sono molte, se davvero si vuole una Difesa Comune o Integrata è ora che tutti lavorino congiuntamente.

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