domenica, Dicembre 5

Che futuro per la musica sacra? Intervista a Mario Bassani, direttore artistico di ‘Festival di Musica Sacra delle Basiliche del Celio’

0
1 2 3


Quanto è conosciuta la musica sacra del periodo barocco e quella sacra in generale in Italia rispetto all’estero?

È conosciuta molto, anche se non si sa che è musica barocca. La gran parte dei programmi di musica che sono eseguiti, sono del periodo tardorinascimentale e barocco. Solo che le persone non hanno questa coscienza-conoscenza e pensano soprattutto ad ascoltare per giovarsi della musica e dei suoi benefici, e penso che in fine questo sia l’uso migliore che si può fare della musica in generale. Il resto spetta a noi specialisti.

 

Come Bontempi è legato alla diffusione e promozione della musica sacra? Quanto invece lo è a quella degli evirati come Farinelli e simili?

Bontempi, come gli altri autori musicali, è legato alla musica per la sua copertura sia che dava sia a quella che dà dei vantaggi economici impensabili nell’epoca barocca. I grandi cantanti dell’epoca erano l’unico modo per riempire i teatri, quindi la musica barocca non fu mai promossa, era musica di consumo, nelle corti nelle chiese. Un’epoca molto diversa dalla nostra dove per poter comprendere bisognerebbe spendere molte parole che in un’intervista non basterebbe a contenerne l’introduzione.

 

Quanto la musica sacra viene elaborata dalla Chiesa nei secoli, e come è cambiato per responsabilità della Chiesa cattolica il livello di qualità della musica e il suo pubblico?

Purtroppo la chiesa negli anni ’60 del secolo scorso ha sviluppato un modo di usare la musica improprio per la sua funzione. La musica sacra era stata sempre, all’interno del rito liturgico, l’elemento che permetteva la meditazione, che permetteva l’astrazione, mantenendo così la funzione atavica di elemento che collega il mondo con l’ineffabile, con l’irreale, con l’incomprensibile. Con il Concilio I se ne è voluto invece fare un elemento che avvicinasse il più possibile le persone alla Chiesa, e aiutasse a fermare l’emorragia di fedeli praticanti e frequentanti. Si è passati a usare le chitarre, le batterie, i canti sempre più semplici, che se da una parte hanno portato qualche persona in più a suonare all’interno della chiesa e del rito liturgico, dall’altro però hanno fatto perdere alla musica il suo aspetto meditativo. Oserei dire che la musica in quegli anni era diventata anch’essa un elemento di consumo, adeguandosi agli anni che si vivevano. Le persone, che assistevano, non hanno più compreso, a livello sensitivo emotivo l’utilità della musica. Con Papa Ratzinger si è reintrodotta la possibilità del rito antico,e la musica sacra ha riacquistato quello spessore che le compete, e ripreso l’utilità che aveva nel rito liturgico. Non tutte le basiliche possono giovarsi di un gruppo musicale che osservi tali dettami antichi. Creando la cappella musicale di San Clemente l’intento era questo, e pian piano ci siamo riusciti. I riti che si celebrano nell’omonima basilica sono ormai un equilibrio perfetto fra preghiera, rito e meditazione, in primis per i padri domenicani, per il luogo e anche per la musica che vi si esegue durante le celebrazioni. Si può credere in Dio più o meno profondamente, ma ascoltare una messa animata con musica antica, sicuramente porta alla fine della stessa, ad avere un animo più predisposto all’ascolto, all’equilibrio con gli altri.

 

Come è possibile ancora con gli scarsi finanziamenti statali e clericali fare musica sacra?

Creando una struttura che fa crescere le persone che la compongono, dall’interno. Noi abbiamo una struttura che prevede il completamento dell’educazione musicale di tutti i coristi e musicisti che vengono, attraverso corsi interni, attraverso una globale elevazione del sapere musicale, che alla fine comporta il poter osare, il poter cercare di realizzare progetti musicali più o meno complessi, che sono l’essenza di una programmazione di un festival, il quale, penso, debba sempre avere un elemento di sottofondo, un’idea, che leghi tutti i concerti che in quell’edizione sono svolti. Per fare questo si sceglie la musica prima di darla in studio, e quindi bisogna avere persone preparate che poi possano studiarla in modo adeguato. Se si fa cercando i professionisti musicali, o presunti tali, i costi lievitano a dismisura e non si riesce a sostenere poi la produzione, se non attraverso soldi pubblici, se lo si fa attraverso la crescita dei propri musicisti, i costi sono ridotti al minimo e si può produrre musica autogestita. Questo a mio avviso dovrebbe essere l’orientamento anche delle grandi istituzioni, presenti a Roma e nel resto d’Italia, ma per molti motivi, questo non avviene, ed invece di avere per ogni teatro lirico, per ogni fondazione musicale, un’accademia che produca dall’interno il suo serbatoio di musicisti, si cercano sempre persone esterne, per un periodo più o meno lungo, facendo salire i prezzi della singola esecuzione, e non creando le premesse per altre future. Almeno questo è quello che penso io della gestione della musica,e  pian piano i fatti stanno prendendo il risvolto che pensavo all’inizio. Inoltre diversi nostri cantori, si sono successivamente iscritti e laureati in conservatorio, alcuni di loro hanno intrapreso la carriera musicale vera e propria, altri sono rimasti al nostro interno e hanno proseguito a fare musica solo con noi. In altre parole, avere una sorta di accademia interna, alla fine comporta anche un motore che genera e diffondo cultura, al fine di un innalzamento globale della cultura locale e territoriale.

 

Quali difficoltà si incontrano nel fare musica sacra?

Sembrerà strano, ma la difficoltà più grande è quella di riuscire a fare musica sacra nei luoghi sacri. Tanti sono gli elementi da combinare, che spesso molte basiliche sono costrette, per motivi più o meno reali a dire di no alla proposta di essere presenti nel festival. Noi abbiamo la fortuna di aver incontrato persone speciali, come i padri domenicani della basilica di San Clemente, Padre Augusto, Le monache di SS 4 Coronati, i padri di Santo Stefano Rotondo, Padre Antonio, le monache di S. Sisto e tanti altri che negli anni ci hanno permesso costantemente di fare musica, nei luoghi opportuni, e molto merito va dato anche a loro, dell’esistenza del festival. Senza questi luoghi sacri aperti al pubblico e alla musica, non si poteva ipotizzare di poter fare una struttura fissa dedita alla musica sacra, come il festiva di cui parliamo.

 

Quanti cultori di musica sacra attualmente ci sono in Italia e all’estero? Sono cresciuti o diminuiti?

Sinceramente non saprei dire. Non sempre chi viene ad ascoltare è conscio della differenza fra sacro e profano. Ascoltano la musica perché li astrae dal reale e quello è bello. Questo di per sé è già un qualcosa che, ciò che si ascolta si ascolta, rende l’ascolto sacro.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->