giovedì, Ottobre 28

Che cosa rimane del concetto di laicità? field_506ffbaa4a8d4

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La laicità assume diversi significati, anche a volte contrastanti tra di loro, soprattutto su quelli che siano i valori della nostra quotidianità (tipo la morte, o viceversa l’interruzione forzata della vita di una persona), visibili nelle differenze etniche e di genere. Tali valori morali sono influenzati dalla cultura d’appartenenza della comunità, o da quelle credenze e valori, imposti dalla famiglia e accettati, di ogni singolo individuo o gruppo di persone. Tali concezioni generano, a volte, interrogativi e scelte definite di ‘limite’ dalla maggior parte della gente, o semplicemente dai gruppi religiosi, che non le riconoscono nella norma dei loro atteggiamenti di etica e di ‘normale’ comprensione nell’ambito di tale ente o fondazione religiosa, sfociando a volte nella chiusura, o peggio fanatismo e xenofobia, per il ‘diverso da loro’. La sola scelta sociale è far accettare possibilmente l’opzione diversa del singolo (o di un gruppo di persone e quindi di una collettività), senza considerarla del tutto sbagliata, ma frutto di un’importante pluralità di idee e menti diverse, con tutti gli sforzi possibili anche in campo politico (vedi organi di governo e istituzioni) e non soltanto sociale, per migliorare la comprensione di tale situazione nella comunità (intesa come la ‘polis’ in senso greco). Da qui, ossia dalla pluralità di idee e menti, nasce la consapevolezza di una laicità presente nella propria ‘polis’, che arricchisce la gamma di valori di una società, qualsiasi essa sia, comprendendo anche le minoranze etniche e di genere ivi presenti e vivendo sostanzialmente in relativa pace e tolleranza. Non esiste, però, una parte del mondo che accetti del tutto tale compromesso tra i vari valori laici e credenze personali, e ne sono testimonianza i fatti di cronaca. Questo porta nel Mediterraneo, ma anche nei più liberali Stati Uniti, ad una profonda crisi politica ed economica e conseguente sofferenza dei poteri e dei meccanismi internazionali, sempre più fragili e pronti a cadere da un momento all’altro, oltre che a mancanza di cooperazione, con crisi economica (l’economia è sostanzialmente laica e svincolata da qualsiasi religione presente nel Paese, pur conservandone i fondamentali valori stessi), nullo scambio di culture e dialogo inter-religioso e religioso, portando a fenomeni sempre più gravi in ambito sociale di ‘intolleranza’ per il ‘vicino diverso’ dal resto della comunità.

La laicità, pur se scossa dai rifiuti personali e sociali, non viene assolutamente attaccata come nel passato (in senso storico, si intende), ma lotta per sussistere accanto alle credenze religiose in un’Italia, con forte presenza religiosa dello Stato Vaticano, già situato all’interno del suo territorio nazionale.

Anche se nella nuova Chiesa di Papa Francesco i laici stanno acquistando sempre più spazio, i fondamentali cardini della vita religiosa (ordinamenti e membri che contano in tale società o che  semplicemente ne fanno parte) rimangono interdetti ai laici, compreso il sacerdozio e momenti legati ai vari Sinodi, anche se recuperati con riunioni a sé stanti, comunque di grande importanza.

Da oggi, fino al 15 novembre prossimo, è in corso il ‘Festival Mediterraneo della Laicità’ all’Aurum di Pescara, con importanti dibattiti e scambi di idee grazie a importanti relazioni di nomi di docenti o personaggi legati ad organizzazioni laiche o al concetto stesso di Laicità al giorno d’oggi.

Abbiamo intervistato Claudio Paravati, moderatore di tale Festival, direttore della rivista ‘Confronti’, mensile di approfondimento su religioni, politica e società e dottore di ricerca e cultore della materia in filosofia presso l’Università degli Studi di Verona.

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