venerdì, Settembre 17

Che aria tira in filiale? field_506ffbaa4a8d4

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Cosa accade all’interno del piano di investimento invece, non solo è privo di garanzia sul ritorno, ma nemmeno trasparente. Si può soltanto sapere se ci saranno più o meno titoli di stato (per i profili meno propensi al rischio), quali percentuali di azioni e di obbligazioni. Teoricamente ci può finire dentro di tutto, visto e considerato che, le obbligazioni subordinate appioppate ai risparmiatori appena truffati si presentavano (e venivano piazzate) con rendimenti molto contenuti, tali da sorpassare con facilità la barriera delle avversioni al rischio. Con modalità simili a queste, la gestione del risparmio di fatto ha abbandonato da parecchi anni i privée, un tempo dedicati ai patrimoni più consistenti e ha aperto i giochi al grande pubblico. In Italia secondo un recente studio della Consob, che dovrebbe vigilare sulla bontà di questi strumenti, il 32% dei risparmiatori ha deciso nell’ultimo anno di acquistare o sottoscrivere prodotti finanziari, non sappiamo se in maniera oculata o diciamo ’spintaneamente’. Osservando però il dato con le lenti fornite dal 49° rapporto Censis del 2015, possiamo vedere che negli anni della crisi, le preferenze degli italiani sono state soprattutto per contanti e depositi bancari e postali, la cui quota in cinque anni ha superato la soglia del 30% dei circa 4.000 miliardi di ricchezza finanziaria detenuta complessivamente (pari a circa 4 volte il pil e a 2 volte il debito pubblico, nda).

Continua la fuga da azioni e obbligazioni, in leggera controtendenza il dato sui fondi comuni d’investimento. Rifugio per eccellenza, come nella favola dei tre porcellini, sono rimasti i titoli di stato, con rendimenti vicini allo zero, le materie preziose come l’oro, che però hanno registrato rendimenti negativi e nell’ultimo anno grazie alla ripresa dei mutui (+96%) il rassicurante mattone, sgravato anche dalla tassa sulla prima abitazione. In questo quadro, l’anno che si apre sotto l’insegna del lupo (l’ormai famigerato bail-in) mostrerà un’aspra contesa dei 100 miliardi di nuovo risparmio pronti ad essere allocati mediamente ogni anno e con buona probabilità, un’ulteriore redistribuzione tra le varie opzioni d’investimento della ricchezza già a terra. Mentre dalle colonne de ‘Il sole 24 ore‘ arriva un’altra proposta di difesa del risparmio, questa volta firmata dall’economista Luigi Zingales, che invita il Governo a istituire un’agenzia di protezione del risparmio privato, autonomo da Consob e Bankitalia, sul modello americano del Consumer Financial Protection Bureau, Poste Italiane cerca di approfittarne con una campagna molto aggressiva, cercando di incanalare il risparmio in uscita dalle banche verso i propri depositi, inattaccabili dalla nuova normativa bancaria e baciati dall’illusione di una garanzia del Ministero del Tesoro: tutto fieno nella cascina politica di chi dirige il gigante Cdp in manovra. L’acceleratore spinto sui nuovi mutui per abitazioni, nella speranza che riparta la crescita e l’occupazione, testimonia il desiderio dei banchieri di tornare alla vecchia attività, salutare per il proprio bilancio e tollerata dal pubblico.

Il sorriso dei consulenti finanziari in filiale assume improvvisamente una diversa connotazione. La vibrazione che si percepisce nell’aria significa che sarà un anno difficile soprattuto per i dipendenti. Nelle oltre 350 banche italiane è tempo di aggregazioni, sono previste diete dimagranti molto dolorose, con tagli già accordati fino al 2019 di 22.500 dipendenti e altri esuberi ancora da concordare in base al riassetto dei prossimi mesi. “La gente che entra in filiale è preoccupata per i propri risparmi, ma anche per noi si prospettano tempi difficili” ci ha raccontato il direttore di una piccola banca di provincia, finita nell’orbita di una delle 34 Banche Popolari, che con la nuova legge stanno abbandonando le vecchie strutture mutualistiche per trasformarsi, raggiunti certi requisiti patrimonili, in Società per azioni e quotarsi, «siamo spaventati a morte». Marmo, granito, soffitti alti e saloni sono già spariti da tempo, adesso tocca a certe funzioni e alle persone che vi sono legate. “Sta arrivando Silicon Valley”, ha detto il capo di JP Morgan, Jamie Dimon, ai suoi manager di Londra e anche nella finanza nulla sarà come prima.

 

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