domenica, Settembre 19

Charles Elwood Yeager, il primo aviatore supersonico La stoffa del nostro Chuck era quella di superare sempre se stesso, come pilota collaudatore seppe dare il meglio e quando il 14 ottobre 1947 gli affidarono l'aereo sperimentale Bell X-1; lui seppe dimostrare all’America e al mondo intero che sarebbe stato possibile superare la velocità con cui si propaga il suono

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Nei giorni scorsi è scomparso Charles ‘ChuckYeager, il pilota che nel 1947 fu il primo ad infrangere il muro del suono. Aveva 97 anni. Come tutte le grandi innovazioni, oggi sembra scontato ma appena terminata la guerra, quando i primi jet facevano capolino nei reparti più sofisticati delle aeronautiche militari mondiali, la conquista di velocità più alte e di prestazioni più performanti era di vitale importanza per la strategia di un Paese.

Yeager era figlio di contadini e aveva iniziato la sua carriera militare da semplice aviere nella United States Army Air Forces. Si fece notare molto presto per le sue insolite capacità di risoluzione dei problemi che gli capitavano. Dopo essere stato impiegato come meccanico di aerei, preso il brevetto di volo militare si distinse come pilota sui P-51 Mustang, apparecchi a elica utilizzati come caccia di scorta ai grossi bombardieri e come elementi di combattimento nella Guerra di Corea perché, per quanto fossero ancora motorizzati a pistone, avevano caratteristiche eccellenti.

Ma poiché la stoffa del nostro Chuck era quella di superare sempre se stesso, come pilota collaudatore seppe dare il meglio e quando il 14 ottobre 1947 gli affidarono l’aereo sperimentale Bell X-1; lui seppe dimostrare all’America e al mondo intero che sarebbe stato possibile superare la velocità con cui si propaga il suono -circa 1.200 km/h- con tutte le conseguenze che comporta il fenomeno.

Gli effetti aerodinamici sulle superfici di un aeroplano infatti sono variabili a seconda delle velocità che si raggiungono. I fenomeni sono complessi perché impongono lo studio delle particelle di aria che nel movimento provocano una serie di urti meccanici, che combinandosi con il loro moto molecolare, provcano perturbazioni nelle zone circostanti alle parti su cui si interfacciano. La difficoltà del fenomeno è determinata dal fatto che la fenomenologia dipende principalmente dalla densità, dalla pressione, dalla temperatura e dalla composizione dell’aria quando incontra le superfici portanti. Ovvero, se il fluido è inquinato da altri elementi, il tutto si complica ancora di più. La fenomenologia inverte completamente la sua fisica quando si supera la velocità del suono. Se ne accorsero tristemente gli ignari piloti degli Stearman e dei North American T-6 Texan quando questo effettuavano virate molto strette, perché l’aria spinta a velocità prossime a quella del suono, creava turbolenze e violente onde d’urto. E fu così che venne coniata l’espressione «muro del suono» perchè l’aumento di resistenza, le vibrazioni delle superfici aerodinamiche e le inversioni dei comandi causarono la perdita dei mezzi e delle proprie vite.

Una delle risposte industriali a questo problema la diede Bell Aircraft Co. che rispose a un concorso dell’USAAF. Il Bell X-1 era un velivolo progettato espressamente per fini di ricerca nel campo delle alte velocità e finalizzato a esplorare le velocità comprese nel regime transonico ovvero tra i 1.000 e i 1.300 km/h. Yeager ebbe il coraggio di affrontare il rischio e battere il record.

Anche in Italia furono compiuti studi importanti su questo particolare fenomeno, presso la Direzione Superiore Studi ed Esperienze di Guidonia sotto la direzione di Antonio Ferri, un ingegnere marchigiano trasferitosi poi a New York e successivamente maestro di due scienziati italiani, Carlo Buongiorno e Luigi Napolitano.

Dopo una parentesi di trasporto supersonico con i Concorde e i Tupolev TU 144, oggi volare al di sopra della velocità sonica è prerogativa degli aerei militari.

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