venerdì, Settembre 24

Chang’e 5: la Cina si porta a casa la Luna Dalla superficie sono stati sottratti due chilogrammi di materiale. La Cina ha mostrato con ogni sua missione di essere una potenza molto avanzata e questo va tenuto in considerazione. E temuto

0

Il 13 settembre 1959 un oggetto terrestre violò per la prima volta il nostro satellite naturale. Lunik 2, una sfera di metallo sprovvista di propulsori dalla quale spuntavano delle antenne, dopo aver impattato violentemente al suolo vomitò nella Palus Putredinis dei gagliardetti con i simboli dell’esercito delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Il 20 luglio 1969 fu conficcato per 20 cm nel suolo del Mare Tranquillitatis, il bastone in acciaio inossidabile della bandiera statunitense, a testimonianza del primo sbarco umano sulla Luna.

E ora, in tema di simbologia, il lander della missione cinese Chang’e 5 –allunata lo scorso 2 dicembre- ha issato il suo piccolo vessillo pesante solo 12 grammi nell’Oceanus Procellarum, consacrando una proprietà immaginaria, che ancora nessun trattato internazionale ha sancito.

La missione cinese di cui si parla naturalmente non si è limitata all’atto simbolico. Chang’e è una componente di esplorazione robotica, con un veicolo semovente e un piccolo ascender costruito per portare a quota 200 km i campioni prelevati e consegnarli l’orbiter-returner che li riporterà sulla Terra. Il programma mira a semplificare l’atterraggio umano sulla Luna negli anni 2030.

Dalla superficie sono stati sottratti due chilogrammi di materiale. Da esaminare e da considerare un testimonio di inestimabile valore.

Un bottino importante, superiore a quello riportato da Lunik 16, Lunik 20 e Lunik 24, in tutto 326 grammi di roccia tra il 1970 e il 1976 e molto meno dei 380 chili delle missioni Apollo.

Non è necessario essere supertecnici per comprendere la difficoltà di tutta la manovra: la partenza della sonda, il percorso fino all’orbita di servizio, il trasferimento dei campioni e il ritorno della navicella madre verso Siziwang sul cui suolo si concluderà la missione. A metà dicembre, secondo fonti informate.

Non deve essere considerata solo la spigolatura di una cronaca noiosa. La Cina ha mostrato con ogni sua missione di essere una potenza molto avanzata. Che sia stata temuta e ostacolata da Donald Trump è stata una mossa a tutti sgradita anche perché in questi ultimi tempi le relazioni diplomatiche si sono svolte con molta rozzezza.

Ma un Paese con il pil di 13,61 migliaia di miliardi di dollari nel 2018 e un’accelerazione del3,2% di quest’anno contro l’attesa del 2,5% degli analisti e poi, con 1,4 miliardi di abitanti, va sicuro tenuto in considerazione. E anche temuto.

Andiamo un po’ indietro con la memoria, che nell’era digitale con l’iper-informazione si tende a minimizzare.

Non va dimenticato infatti che il 16 ottobre 1964 aveva inizio il primo dei 47 test nucleari ordinati da Pechino, di cui 23 sono stati effettuati in ambienti atmosferici. Da quel giorno, come scrisse Federico Rampini in un suo memorabile reportage, la mossa cinese avrebbe cambiato l’equilibrio del terrore nella guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica; anche se l’intero Occidente avrebbe tardato a comprendere quanto quell’esplosione potesse sbilanciare i rapporti sui tre assi delle traiettorie mondiali.

In quell’occasione il premier Mao Zedong dichiarava: «Il test atomico è una grande conquista del popolo cinese nella sua lotta per la difesa nazionale contro le minacce nucleari dell’imperialismo americano». Dietro queste affermazioni c’era naturalmente molto altro, anche il rifiuto di Mosca a fornire assistenza tecnologica dopo aver siglato un patto che aveva assicurato ai laboratori sovietici la fornitura di materiale fissile.

«Senza il nostro aiuto la Cina ci metterà vent’anni a costruirsi l’arma atomica» fu la risposta del Cremlino. Forse non è stato proprio così, anche se l’iter è passato da tremende carestie -costate circa 50 milioni di perdite umane- dovute allo spostamento della manodopera dalle campagne alle industrie pesanti. E perché in Cina Qian Sanqiang era uno scienziato che dal 1948 aveva saputo realizzare un laboratorio nucleare che non aveva niente da invidiare a quelli dove lui si era formato, in Francia.

Analogamente la Cina si stava dotando di una capacità missilistica necessaria per rendersi veramente temibile come potenza nucleare.

Qian Xuesen, l’autore del programma di sviluppo per i missili balistici cinesi aveva lavorato sotto il governo statunitense con la guida di Theodore von Karman fino al 1956, quando fu espulso perché fu accusato di comunismo nel periodo maccartista.

Ora, le temibilità del vecchio Catai è dovuta proprio al fatto che il Paese ha saputo sfruttare le ricadute economiche dei suoi programmi più strategici con le sue università di punta che sfornano ingegneri di livello mondiale e sfidano l’America nella corsa ai brevetti tecnologici, adottando apertamente la modellistica della partnership tra ricerca militare e business capitalistico. In campo spaziale è diventata uno dei grandi protagonisti sul mercato dei lanci di satelliti commerciali. Quindi sminuire la Cina e le sue conoscenze in campo astronautico potrebbe essere molto dannoso.

Le aperture degli ultimi anni a una Nuova Via della Seta sono state molto contestate. Una frangia politica le ha accettate senza alcuna consapevolezza, probabilmente anche a causa delle pressioni di ‘vecchie volpi’ e di loro discendenti che avendo interessi personali con gli operatori cinesi, hanno guidato una politica avventata che spesso ha superato le antiche alleanze mettendo a rischio spessori molto importanti sia di business che di strategie.

Ora, non saranno queste righe a voler criminalizzare una nazione immensa che in passato ha goduto di una grande simpatia anche perché trasferiva messaggi incompleti e senza controllo. Però dovrebbe far pensare alla gran fioritura di una comunità asiatica che non gode della visibilità italiana. Dovrebbero far riflettere le concorrenze sleali ma ancor più sarebbe necessario un censimento di una collettività spesso trasparente ma non sempre molto pacifica.

Diciamo questo nella speranza che il governo muova i suoi passi sempre con un po’ di attenzione, non fermandosi alla prima taverna nell’incapacità di saper giudicare la geopolitica nella sua rotondità.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->