giovedì, Ottobre 28

CGIL: tassare gli ultraricchi

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Susanna-Camusso

Tassare i grandi patrimoni per far ripartire l’economia. Lo chiede la CGIL alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato nel corso del dibattito sulla legge di Stabilità. In particolare il maggiore Sindacato italiano propone di avviare «un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, da finanziare attraverso un’imposta sulle grandi ricchezze finanziarie, solo sul 5% delle famiglie ultraricche d’Italia».
Secondo la CGIL ciò porterebbe un «gettito di circa 10 miliardi l’anno, con cui si potrebbero davvero creare oltre 740mila nuovi posti di lavoro».

Secondo il Sindacato guidato da Susanna Camusso, la patrimoniale creerebbe «oltre 700mila posti aggiuntivi in tre anni, per la produzione di beni comuni e servizi pubblici, a partire dal riassetto idrogeologico e da programmi di nuove politiche sociali, riportando il tasso di disoccupazione al 7,5%, vicino al livello pre-crisi, aumentando il Pil di 2,5 punti, in tutto il territorio nazionale».

Non si fa attendere dunque la risposta della CGIL al Premier Matteo Renzi, il quale aveva chiesto alla CGIL di fornire proposte alternative alle iniziative del Governo.
Ma la CGIL ha anche chiesto l’avviamento di una «nuova politica industriale per l’innovazione, con il sostegno delle grandi imprese pubbliche nazionali e di Cassa Depositi e Prestiti, attraverso nuove infrastrutture materiali e digitali, maggiori risorse per la Ricerca e lo Sviluppo, che peraltro andrebbero subito a incrementare il Pil per effetto delle nuove regole Sec-2010, e investimenti pubblici, soprattutto a livello locale, anche attraverso tavoli territoriali di programmazione negoziata per lo sviluppo, con la partecipazione di tutti gli attori locali al governo della formazione della spesa, dei fondi europei e degli indirizzi delle risorse private».

Ma non è tutto. La Confederazione Generale dei Lavoratori ha chiesto anche «una forte riduzione del carico fiscale sui redditi da lavoro e da pensione, attraverso un piano di lotta per la riduzione strutturale dell’evasione fiscale e della corruzione, recuperando le risorse utili ad aumentare ed estendere il bonus Irpef».

Queste, secondo il sindacato, sono «tre azioni che il Governo potrebbe fare subito, anche nella Legge di Stabilità 2015».

Tra le proposte delle parti sociali nel corso della discussione sulla legge di Stabilità c’è stata anche quella di estendere il bonus di 80 euro ai pensionati. Ad avanzarla stavolta sono stati Luigi Angeletti e Carmelo Barbagallo, rispettivamente Segretario generale UIL e Segretario generale in pectore dello stesso Sindacato.

Poi le critiche sul TFR in busta paga. «La manovra punta ridurre le pensioni a tutti con un impoverimento del Paese. Noi non ci stiamo».

Di misure insufficienti ha parlato invece Maurizio Petriccioli, Segretario confederale della CISL. «La legge di Stabilità contiene segnali di discontinuità non sufficienti per imprimere una svolta. Si deve fare di più, perchè è evidente il dramma sociale che sta vivendo il Paese». Poi la stoccata sul TFR e sulle nuove tasse sui fondi pensione. «Così la previdenza complementare rischia il collasso».

Ma la legge di stabilità in discussione in Parlamento ha anche provocato la levata di scudi da parte di Rete Imprese. In particolare il leader dell’associazione Cesare Fumagalli, si è opposto al pagamento del TFR in busta paga per i lavoratori. «È una botta di impoverimento», afferma Fumagalli. «Facciamo il tifo perché questa manovra non funzioni. Se tutti i lavoratori lo chiedessero, per noi sarebbe un disastro».

Secondo Fumagalli questa misura non sortirà l’effetto desiderato. «La norma crea una serie di difficoltà finanziarie per le imprese che occupano meno di 50 dipendenti, perché non potranno più utilizzare il Tfr per autofinanziarsi». Anzi, «costituirà un’ulteriore anticipazione di costo, e chi non può o non vuole corrispondere immediatamente con risorse proprie il Tfr dovrà far ricorso al credito».

Per questo Rete Imprese «esprime la propria contrarietà alla misura dell’anticipo del Tfr, ove non avvenga attraverso un meccanismo che renda realmente neutro, per la capacità finanziaria e i costi delle piccole imprese, l’erogazione del salario differito ai propri dipendenti».

Intanto da Bruxelles arrivano notizie preoccupanti sui conti italiani. Secondo la Commissione UE nel 2015 si avrà il picco del debito pubblico, che salirà al 133,8%. Dunque non è bastato il ricalcolo avvenuto nel 2013, secondo cui il debito italiano è sceso a 127,9%, Secondo la UE, infatti «il surplus primario è ancora insufficiente a tagliarne la crescita nel 2014, a causa del Pil piatto e dei pagamenti dei debiti della p.a., che e quindi sale a 132,2%».

Ma la Commissione Ue rivede al rialzo anche il deficit italiano, che sale al 3% nel 2014, e scende a 2,7% nel 2015 «dopo aver incorporato la legge di stabilità e le misure addizionali annunciate il 27 ottobre, e sostenuto dal calo della spesa per interessi. Quello strutturale sale a 0,9% nel 2014, per scendere a 0,8% nel 2015 e salire all’1% nel 2016».

In generale da Bruxelles arriva la revisione al ribasso della crescita di tutta l’area UE. «Rischi al ribasso sulle prospettive di crescita dominano ancora sulla scorta delle tensioni geopolitiche, la fragilità dei mercati finanziari, e il rischio di attuazione incompleta delle riforme strutturali». Questo il contenuto della nota diffusa dalla Commissione Europea, che prevede per la zona euro una crescita di 0,8% nel 2014 e 1,1% nel 2015.

Tali previsioni hanno condizionato negativamente le borse europee, che chiudono in calo. A Milano, maglia nera, l’indice Ftse Mib perde il 2,24% a 18.934,63 punti, Francoforte cala dello 0,92% a 9,166,47 punti, Londra cede lo 0,52% a 6.453,97 punti, Parigi l’1,52% a 4.130,19 punti e Madrid il 2,14%. Giù anche Wall Street.

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