mercoledì, Luglio 28

Ceuta, Frontex e il problema frontiere field_506ffb1d3dbe2

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Ceuta Frontex

Il Commissario Europeo Cecilia Malmstrom ha richiesto chiarimenti urgenti al Ministro degli Interni spagnolo Jorge Fernandez Diaz. Il caso sotto osservazione risale al 6, febbraio scorso, quando un gruppo di 400 migranti sub-sahariani ha tentato di coprire a nuoto la breve distanza che separa Ceuta dalla spiaggia marocchina di F’nideq. Una volta arrivati a pochi metri dalle spiagge però, il cordone di sicurezza spagnolo ha impedito loro di raggiungere la sponda nord e, per costringere i migranti a tornare sulla sponda africana, ha utilizzato i sistemi previsti dalle normative, fra i quali l’utilizzo di armi caricate con proiettili di gomma. Il risultato dell’operazione ha avuto però come esito, la morte per annegamento di almeno 13 dei migranti.

La vicenda ha determinato un’accesa discussione fra il Ministro Diaz ed il Commissario Malmstrom, a seguito delle opinioni espresse su twitter, in cui la Malmstrom ha descritto come ‘imprudente ‘ ed ‘inadeguato’ il sistema utilizzato dalla Guardia Civil spagnola. Diaz si è così detto deluso dal giudizio europeo sulla questione, insistendo sul fatto che tali polemiche sarebbero dovute arrivare tramite i canali preposti, e sostenendo l’operato delle guardie di confine che, a suo dire, avrebbero agito solo per dissuadere i migranti, tant’è che 23 di loro sono riusciti a terminare la tratta a nuoto. Ha anche sollecitato l’Unione Europea, al versamento di 45 milioni di euro nelle casse dell’enclave, da includersi nell’ambito dell’operazione Frontex, progetto europeo per la gestione dei flussi migratori clandestini.

Le città di Ceuta e Melilla, sono le enclavi spagnole in territorio nord-africano, due città di reminiscenza coloniale, lungo le quali scorre il confine terrestre europeo situato più a sud. Nonostante godano di normative particolari per via dell’effettiva extraterritorialità, burocraticamente rappresentano a tutti gli effetti suolo europeo, e ciò le rende obiettivo dei flussi migratori che hanno origine nell’area sub-sahariana. Proprio questa mattina, un blog di Al-Jazeera racconta l’avventura di Cyril, un giovane neo-laureato in giurisprudenza ,che dal Camerun decide di intraprendere il viaggio verso Ceuta, alla ricerca di un futuro brillante per la sua carriera. Per mesi il giovane Cyril ha puntato a nord attraversando Nigeria, Niger, Mali ed Algeria fino a raggiungere il nord del Mughreb, cioè il Marocco, che in arabo significa tramonto, lungo la rotta centro-africana degli esuli.

Conosceva alcuni dei giovani migranti che il 6, febbraio hanno perso la vita, conosce i rischi della parte finale della traversata e la concreta possibilità, anche se riuscisse a forzare la frontiera, di finire nel centro di identificazione ed espulsione di Ceuta o Melilla. Ma il viaggio è stato troppo lungo per fermarsi a soli due chilometri da ‘Bab Sebta’, come i marocchini chiamano la frontiera, e nonostante i rischi Cyril, non intende rinunciare al suo tentativo.

Secondo il direttore del Centro di Identificazione di Melilla, oramai si è raggiunta la saturazione a causa degli immigrati privi di documenti, ospitati in attesa di identificazione, che non possono essere rimandati a sud del confine marocchino. Numerosi passi avanti sono stati fatti negli ultimi anni, per quello che riguarda il coordinamento e la condivisione di informazioni fra Madrid e Rabat, ma non sono ancora sufficienti per una gestione adeguata dei flussi. Il direttore dell’osservatorio per i diritti umani di Tètouan, Mohammed Zellal è del parere che la situazione sia arrivata ad un bivio, per quanto riguarda i flussi sub-sahariani, e, nonostante la particolarità della situazione e la posizione obiettivamente vulnerabile della zona di frontiera, questo non esula Spagna e Marocco dall’applicazione delle norme di diritto internazionale riguardo i migranti, anche quando sprovvisti di documenti di identificazione.

Un esempio viene dai nuovi accordi di cooperazione fra Unione Europea e Tunisia: recentemente, in un ottica di diminuzione e monitoraggio dei traffici di esseri umani, le due sponde del Mediterraneo si sono accordate per la creazione di un organo direttamente all’interno del territorio tunisino, che ha il compito di identificare fra i migranti, i beneficiari di protezione internazionale, coadiuvandone la richiesta di asilo, al fine di garantire una protezione adeguata secondo gli standard internazionali.

I flussi migratori nel Mediterraneo, secondo le statistiche Frontex relative al terzo trimestre 2013, parlano di dati record nell’area centrale ionica ed egea, con un conteggio di circa 42 mila immigranti sbarcati. I ‘numeri da capogiro’, però, rabbrividiscono se confrontati ,ad esempio, al milione di profughi siriani riversatisi in Libano negli ultimi trentasei mesi o all’oltre mezzo milione ospitati entro i confini giordani, i cui paesi hanno una popolazione di quattro milioni il primo e poco più di sette il secondo. O ancora il caso turco, le cui frontiere son state varcate da circa 600 mila siriani, bloccati al suo interno, senza poter tornare indietro, per via della guerra, o andare avanti, a causa dell’accordo firmato ad Ankara fra il Ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu e l’Unione Europea nel 2013, osannato dal Commissario Malmstrom che l’ha definito accordo di portata storica ed importante passo avanti per la Turchia. L’accordo ‘Di riammissione degli immigrati irregolari‘ prevede sostanzialmente il rimpatrio nei confini turchi di chi tenta di varcare le frontiere interne all’Europa, ed è stato posto come step fondamentale per arrivare, nel 2017, alla soppressione dei visti per i cittadini turchi che intendono muoversi in Europa, all’interno del programma ‘Free-Visa Regime’.

I passi avanti effettuati dall’Unione Europea in materia di gestione dei flussi migratori, sono stati, in conclusione, notevoli, ma rapportati alla velocità di evoluzione del contesto della vicina area di Medio Oriente e Nord Africa, necessitano di ulteriori evoluzioni.

 

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