domenica, Maggio 16

Cesare Battisti: quel terrorista in fuga attraverso 2 continenti Dal vecchio al nuovo mondo alla ricerca di un Paese sicuro, uno degli ultimi protagonisti degli anni di piombo … ora fermo in Brasile, e l'estradizione questa volta potrebbe essere vicina

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Nel 2007 viene arrestato in Brasile il 18 marzo, ma il leader dei Pac si rivolge allo Stato brasiliano e chiede lo status di rifugiato politico. Il 28 novembre 2008 il Comitato nazionale per i rifugiati del Governo brasiliano, organo di prima istanza per le richieste di asilo politico, respinge la richiesta dell’ex terrorista. L’estradizione sembra più vicina.
Nel 2009, dal carcere di Papuda, Brasilia, Battisti lancia l’allarme: «Se torno in Italia mi ammazzano». Tarso Genro, pochi giorni dopo gli concede lo status di rifugiato politico. La concessione dello status di rifugiato politico ha creato forti dissapori tra Italia e Brasile, tanto che il Governo italiano, all’indomani della decisione di Genro, richiama l’Ambasciatore in segno di protesta. Ma il Tribunale supremo federale (Stf) brasiliano, il 18 novembre, dichiara illegittimo lo status di rifugiato politico. La pronuncia, 5 voti favorevoli e 4 contrari, è favorevole all’estradizione di Battisti in Italia, anche se lascia al Presidente Luiz Inacio Lula da Silva la parola definitiva sulla sua effettiva esecuzione.

Il l 5 marzo del 2010 il Tribunale di Rio de Janeiro condanna Battisti a due anni da scontare in regime di semilibertà per uso di passaporto falso. Il 16 aprile il Tribunale supremo pubblica il testo della sentenza con la quale aveva dato il via all’estradizione. La decisione finale rimane nelle mani di Lula che, nell’ultimo giorno della sua presidenza, il 31 dicembre, annuncia di non voler concedere l’estradizione sulla scia di quanto scritto dall’Avvocatura generale dello Stato che citava clausole del trattato di estradizione in vigore tra Brasile e Italia.

Nel 2011 Dilma Roussef subentra alla presidenza e ribadisce quanto deciso dal suo predecessore con una lettera al capo di Stato italiano, Giorgio Napolitano. Il 3 febbraio i legali italiani presentano all’Alta Corte due azioni giuridiche contro il ‘no’ all’estradizione, ma il 12 maggio la Procura generale brasiliana conferma il ‘no’ e invia il parere al Tribunale Supremo. Il 14 maggio la difesa di Battisti chiede al Tribunale la scarcerazione dell’ex brigatista. L’8 giugno il Tribunale federale respinge la richiesta dell’Italia di estradizione di Battisti. Il 22 giugno il Brasile concede all’ex terrorista il permesso di soggiorno nel Paese.
Il 3 marzo 2015 la Giustizia federale brasiliana decide di annullare l’atto del Governo federale che consentiva la permanenza nel Paese sudamericano di Cesare Battisti. Il legale dell’italiano preannuncia ricorso. Battisti viene arrestato il 12 marzo ma scarcerato dopo 7 ore al termine dell’esame del ricorso avanzato dal proprio legale. Le ragioni di questa fulminea scarcerazione ce le aveva spiegate il Procuratore della Repubblica di Brasilia, Vladimir Aras: tutta una questione di ‘tempi’.

Arriviamo all’ oggi, quando, a fine settembre l’Italia torna alla carica e coglie l’occasione del cambio alla presidenza del Brasile per chiedere la revisione della decisione di Lula. Il capo di Stato brasiliano, Michel Temer, si era espresso a favore dell’estradizione e Battisti presenta ricorso al Tribunale Supremo nell’eventualità di una decisione sfavorevole per lui.
Ieri 4 ottobre Battisti tenta di fuggire per l’ennesima volta, in Bolivia, da un Morales, per altro, destinato a guidare il Paese ancora per poco.

Gli anni di detenzione e poi latitanza brasiliana di Cesare Battisti, erano sono stati seguiti dal Procuratore Italo Ormanni, arrivato a capo della Direzione dell’amministrazione della giustizia (DAG) di via Arenula nel 2009 con Angelino Alfano. Ormanni ci spiego i dettagli di questa estradizione mai attuata., sottolineando, tra l’altro, che “se ci fosse stato un altro Presidente della Repubblica avrebbe reso esecutiva l’estradizione decisa dal Tribunale Superiore Federale”. Probabile che il Presidente Temer faccia esattamente questo, non ultimo in considerazione delle difficoltà che si trova a gestire, Battisti rappresenterebbe, nei rapporti con l’Italia, una ‘cortesia’ politica che potrebbe tornargli utile. Così è possibile che la storia del terrorista a cavallo di due continenti si chiuda e che a chiuderla sia un reato banale quale possesso di valuta straniera non dichiarata, Al Capone insegna.

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