venerdì, Settembre 17

Cercasi ‘buona politica’ disperatamente Sempre più fragile la coalizione PD-M5S. Elezioni anticipate? Uno spettro che prende forma

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Fabrizio Barca e Andrea Morniroli sono due economisti appartati, rigorosi. Progressisti sono tuttavia venati di quello spirito liberale che intende far coesistere in un proficuo rapporto le ragioni del mercato e dell’uguaglianza sociale; i meriti, con i bisogni, per usare una formula in voga negli anni ’80 del secolo scorso. Barca e Mornioli sono gli autori di un documento, ‘Durante e dopo la crisi: per un mondo diverso’. Dalle parti di palazzo Chigi ne dovrebbero fare tesoro.

«Dietro ogni problema c’è un’opportunità», diceva Galileo Galilei. Da questo assunto si muovo Barca e Morniroli. Iniezione di ottimismo (sa il cielo quanto ne serva), accompagnata da realistica analisi dell’esistente. Un assaggio: “Sarebbe paradossale non apprendere da queste settimane, non guardare in faccia, per cambiarli, i fattori che hanno aggravato gli effetti della crisi Covid-19; ritardi e debolezze dei metodi di ricerca; una cooperazione internazionale ed europea arrivate sfiancate all’appuntamento; un terzo dell’occupazione privata precaria o irregolare; dieci milioni di adulti italiani senza i risparmi per reggere tre mesi senza reddito, un terzo delle piccole e medie imprese vulnerabili e sorrette da bassi salari; un sistema sanitario indebolito prima di tutto nei suoi presidi territoriali e piegato alle logiche della privatizzazione, centrato non sul benessere collettivo, ma sul profitto di pochi; un sistema di welfare privo di una logica universale, una massa di migranti senza diritti; amministrazioni pubbliche disabilitate a dialogare con i cittadini e ad esercitare discrezionalità…».

Immagine perfetta e corretta del sistema Paese. Quel sistema Paese che, prima ancora della pandemia, allontanava investimenti esteri, disincentivava quelli indigeni; e generava sfiducia in chiunque si trovasse a fare i conti con l’apparato dello Stato. I ‘problemi’, insomma, per utilizzare l’espressione di Galilei.
E le ‘opportunità’?
«Per prendere a ogni bivio la strada della giustizia sociale e ambientale bisogna lavorare sodo»; si snocciolano poi una quantità di nemici che occorre battere, se si vuole uscire dal buco nero in cui si è precipitati: chi sia nel pubblico che nel privato fa da intermediario di risorse pubbliche mal spese; i monopoli legali e criminali, i beneficiari che pur non avendone i titoli, attingono dai mille sussidi e benefici fiscali: «Per batterli, nel confronto acceso, nel conflitto, che è l’anima della democrazia, occorrono la visione realistica ma emozionante di un futuro più giusto, proposte concrete e una capacità di mobilitazione organizzata».

Questa ‘normalità’ di intenti e di obiettivi, a quanto pare è qualcosa di simile all’iperuranio di cui parla Platone nel ‘Fedro’. E’ lassù, da qualche parte, chissà quando scenderà tra noi e si farà ‘cosa reale’.
Perché
al momento il Paese è governato da una coalizione litigiosa e d’accordo solo nel non esserlo.

Il Partito Democratico di Nicola Zingaretti ormai non sopporta neanche che si parli di Movimento 5 Stelle: il coordinatore in carica, Bruno Crimi, crede davvero di essere uno che conta. Luigi Di Maio cerca di tenere sotto controllo un movimento che ormai è una vera e propria maionese impazzita; Alessandro Di Battista, nonostante le sue ‘camurrie’, persegue uno scopo ben preciso: appiattire il più possibile i grillini sul Governo, in attesa della buona occasione per fare il salto e diventare il leader del movimento. Beppe Grillo e Davide Casaleggio da tempo hanno capito che è molto meglio ecclissarsi.
L’altro alleato di Giuseppe Conte e del Governo è
Matteo Renzi: con la sua Italia viva, bacia sul collo il presidente del Consiglio ogni volta che può, e aspetta il momento opportuno per arpionarlo. Il suo motto, nel concreto, continua a essere ‘stai sereno’. Enrico Letta ieri, Conte e Zingaretti oggi. Quest’ultimo, prima manda avanti Goffredo Bettini, che senza troppi giri di parole fa sapere che caduto Conte l’unica strada possibile sono le elezioni. Concetto che poi Zingaretti ripete, confortato anche dai segnali giunti dal Quirinale: il Presidente della Repubblica non nasconde la sua contrarietà per le crisi al buio. Spazi per grandi coalizioni, del resto, non se ne scorgono. Di questi tempi la politica è diventata l’arte dell’impossibile, ma anche l’impossibile ha dei limiti. Una coalizione che veda insieme PD e Forza Italia, volenterosi di varia natura che non vogliono perdere il seggio anzitempo e grillini, oltre ad avere numeri risicatissimi, sarebbe ad alto tasso di litigiosità; peggio di sempre se a questo circo Barnum si dovesse aggiungere la Lega di Matteo Salvini o i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni (peraltro sarebbe un suicidio politico per entrambi).
Ecco dunque che
l’alternativa a questo Esecutivo non c’è; o meglio: sono solo le elezioni anticipate.

Anche qui, facile dirlo. La crisi dovuta alla pandemia è ancora nel suo pieno svolgimento: non siamo all’inizio della fine; proprio ad essere ottimisti, siamo alla fine di un inizio. Per quel che riguarda la crisi economica che la pandemia comporta, siamo ai primi mesi di un qualcosa che ci trascineremo per almeno cinque anni.
In autunno il Governo dovrà comunque elaborare programmi di politica economica all’insegna del lacrime e sangue. Il Paese attende soluzioni, fatti. Il ‘faremo’, ‘progettiamo’, già ora dovrebbe essere sostituito da ‘facciamo’, ‘abbiamo realizzato’. Almeno la metà degli attuali parlamentari sa con certezza che non sarà riconfermata, e in particolare i grillini e quanti hanno seguito Renzi. Con questa legge elettorale poi, il ‘Rosatellum’ voluto da Renzi che sperava di ricavarne il maggior vantaggio, a beneficiarne sarà il cartello del centro-destra. Non a caso sia Salvini che Meloni, che di questo sistema erano i più fieri avversari, oggi non fiatano.

Breve: a lume di logica, l’attuale Esecutivo è il male minore per tanti. Nonostante ciò anzi, forse proprio per questolo spettro delle elezioni politiche in autunno aleggia e prende consistenza.
Più di un osservatore le ritiene necessarie non foss’altro perché finalmente il Parlamento rispecchi una realtà politica nel paese che si è di molto evoluta e mutata.
La coesistenza tra PD e M5S mostra tutti i suoi vistosi limiti, e anche prima della pandemia. L’ultimo casus belli riguarda la questione degli immigrati: impiegati in attività produttive spesso essenziali, il PD vorrebbe regolarizzarli, anche alla luce dell’emergenza Coronavirus; Di Maio e il M5S si oppongono, con motivazioni che sembrano uscite dalla bocca di Salvini; al massimo sono disposti a concedere una sanatoria a tempo. Ve l’immaginate il migrante clandestino che diventa regolare giusto le settimane per la raccolta di pomodori e fragole, poi torna clandestino… Come possa il PD coesistere con un movimento capace di concepire simili trovate, appartiene all’imperscrutabile.
A questo si aggiunga la recente questione del MES, 37 miliardi di euro per l’emergenza sanitaria. Cash, a interesse irrisorio. Che nemici dell’Unione Europea come Meloni e Salvini siano ostili al MES, è nell’ordine delle cose. Dire sì come fa Silvio Berlusconi sarebbe di fatto riconoscere un ruolo positivo dell’Unione. Ma anche Di Maio dice no. Zingaretti come fa e come può accettare un simile diktat?
Qui si torna alla ‘buona politica’ di cui parlano
Barca e Morniroli. Una ‘buona politica’ che esige ‘una buona classe politica’. Si può provare a chiedere a ‘Chi l’ha visto?’.

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