martedì, Aprile 13

Cercare la Luna per il Ramadan field_506ffb1d3dbe2

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Il digiuno (sawm) del mese di Ramadan rappresenta il quarto ‘pilastro’ (rukn) dell’ortoprassi Islamica, ovvero uno di quegli elementi imprescindibili che costituiscono le fondamenta rituali dell’adesione alla fede Islamica – insieme alla testimonianza di fede (shahadah), l’orazione (salat), l’elemosina (zakat) ed il pellegrinaggio (hajj) a Mecca, almeno una volta nella vita, per colui che ne abbia la possibilità. Esso consiste nell’astensione completa (imsak) da cibi, bevande e rapporti sessuali, dall’alba al tramonto di tutti i giorni del mese. L’assolvimento di questo importante precetto religioso è direttamente legato alla definizione del calendario Islamico, che è di ordine lunare: la sua durata rispetto al calendario solare è minore, e ciò fa sì che i suoi mesi ‘scalino’ di anno in anno di circa 10-11 giorni. Perciò, lo stesso mese di Ramadan non cadrà ogni anno nello stesso periodo (primavera, estate, etc.), bensì ‘scalerà’ anno dopo anno lungo tutte le stagioni – determinando dunque periodi di astensione più o meno lunghi, a seconda delle ore di luce delle diverse giornate – in un ciclo che si completa ogni 33 anni circa. 

Secondo la tradizione Islamica, la determinazione del principio e del termine del mese di Ramadan – ed analogamente, di tutti i mesi lunari – avviene tramite l’avvistamento oculare diretto del crescente lunare (ru’yatu l-hilal). Poiché – secondo un’esplicita indicazione profetica – il mese può essere soltanto “o di 29 o di 30 giorni”, il tentativo di avvistamento deve avvenire al tramonto del 29° giorno del mese, da parte di testimoni musulmani degni di fede (‘udul) o da un gruppo considerevole di persone (jama‘ah mustafidah), che possano testimoniare dell’avvistamento. In caso di mancato avvistamento, o di condizioni atmosferiche sfavorevoli, si considererà il giorno successivo come il 30° giorno del mese corrente, procedendo dunque ad indicare nel giorno ad esso seguente l’inizio del mese successivo. Le indicazioni autentiche (adillah) tratte dal Corano e dal magistero del Profeta Muhammad (Sunnah) – nonché la tradizione largamente maggioritaria dei sapienti musulmani (‘ulama’) di ogni epoca, scuola (madhhab) e metodologia (minhaj) – attestano generalmente la necessità di un avvistamento effettivo del crescente lunare, ed in linea di massima respingono il ricorso a calcoli che predeterminino la ‘nascita astronomica’ della Luna – non in termini assoluti, bensì in assenza di un successivo ‘riscontro’ visivo da parte di testimoni musulmani.

Ciò rimanda non soltanto a precise indicazioni profetiche, che raccomandano di “testimoniare” la luna e di “non calcolare”, bensì anche a ragioni di ordine simbolico e spirituale: la ‘cerca’ della Luna, ‘levando’ gli occhi al cielo, allude in un certo senso alla ‘cerca’ di Dio ed al ‘levarsi’ da una prospettiva terrena ed egocentrica ad un piano metafisico e spirituale; allo stesso modo, la preminenza di una contemplazione ‘visiva’ del crescente lunare, rispetto ad un’attestazione puramente matematica, allude alla superiorità di una fede fondata sulla ‘visione della certezza’ (‘ayn al-yaqin) – cioé su una ‘contemplazione intuitiva’ dei principi metafisici – rispetto ad una fede basata su una ‘conoscenza’ (‘ilm al-yaqin) di ordine esclusivamente teorico e razionale.

I sapienti musulmani e le diverse scuole giuridiche tradizionali hanno espresso alcune divergenze (ikhtilafat), rispetto ad aspetti relativamente secondari della questione: se per alcuni di essi è infatti da ritenersi ammissibile solo l’avvistamento locale – limitato cioè ad una regione relativamente ristretta – per altri qualsiasi avvistamento che rispetti i criteri shara‘itici è invece da ritenersi accettabile, ovunque esso si verifichi; così, mentre alcuni hanno ritenuto lecito il ricorso a strumenti ottici, per effettuare l’avvistamento, altri hanno considerato valido soltanto l’avvistamento effettuato ad occhio nudo.

Tali divergenze hanno talora rappresentato un pretesto, per alcuni governi, affinché potessero tradursi in contrapposizioni di ordine politico. Benché, infatti, non vi sia un ‘principio di unità’ da rispettare tra regioni diverse, nella determinazione dei mesi lunari – né dottrinalmente, né storicamente, così come d’altra parte non vi è ‘principio di unità’ da rispettare in merito all’assolvimento delle orazioni quotidiane (salawat), il cui tempo (waqt) è legato alla posizione del sole nel particolare luogo della Terra in cui ci si trova – tale determinazione (tawqit) ha finito per rappresentare un motivo di confronto e di rivalità: l’adesione agli annunci di avvistamento di questo o quel Paese può rappresentare un indice di vicinanza politica o dottrinale, così come una misura della sua influenza e del suo ruolo di riferimento, tanto presso la propria popolazione quanto nei confronti del resto dei popoli musulmani.

Questo genere di dinamiche ha assunto una valenza tanto maggiore in Europa: terra di emigrazione e di insediamento per popolazioni musulmane di diversa origine, lingua ed osservanza giuridica (madhhab), rappresenta una sorta di ‘terreno vergine’ – tanto per i Paesi d’origine di queste popolazioni, che cercano di mantenere forme di controllo e di relazione con le comunità emigrate, ampliando contemporaneamente la loro influenza su altre comunità ed il loro partenariato coi Paesi ospitanti, quanto per gruppi od organizzazioni Islamiche internazionali che in Occidente non devono affrontare l’eventuale ‘concorrenza’ dei ‘Ministeri per gli Affari religiosi’ (awqaf) dei Paesi musulmani, in termini di egemonia culturale e di orientamento dottrinale dei credenti che ad essi fanno riferimento.

E’ il caso, ad esempio, del ‘Consiglio Europeo per la Fatwa e la Ricerca’ (al-Majlis al-‘Urubi li l-’Ifta’ wa l-Buhuth): presieduto del sapiente egiziano di cittadinanza qatariota Yusuf al-Qaradawi, rappresenta il principale riferimento dottrinale di quelle organizzazioni che sul territorio europeo fanno riferimento direttamente od indirettamente al movimento dei Fratelli Musulmani (FM). A proposito della determinazione dei mesi lunari, questo Consiglio ha espresso un’interpretazione giuridica (ijtihad) che ammette – ed anzi incoraggia e promuove apertamente – il ricorso al metodo del ‘solo calcolo’, a prescindere dall’avvistamento effettivo del crescente lunare (ru’yatu l-hilal): sostenuta anche da altri eminenti sapienti musulmani – come Shaykh Tahir ul-Qadri, leader pakistano del movimento internazionale ‘Minhaj al-Qur’an’ – quest’interpretazione si baserebbe sulla presunta ‘perfezione’ della scienza moderna, e sulla necessità di ‘adeguare’ la tradizionale scansione rituale del tempo alle esigenze di calendarizzazione e burocratizzazione della società contemporanea. 

Dinanzi all’ignoranza – diffusa in seno alle stesse comunità Islamiche – circa i principi shara‘itici e spirituali legati a tali questioni, nonché per stabilire infine un riferimento chiaro a tal proposito nel nostro Paese, è stato recentemente fondato l’Osservatorio Lunare Islamico Italiano: una realtà nata principalmente su iniziativa dell’imâm della comunità Islamica di Lecce, Seifeddine Maaroufi. Benché, infatti, il metodo dell’avvistamento lunare diretto fosse già praticato informalmente da diverse persone e centri Islamici, questa sera sarà effettuato in Italia il primo tentativo di avvistamento rituale del crescente lunare organizzato, coordinato sul territorio italiano ed annunciato pubblicamente: al tentativo di avvistamento dell’imâm Seifeddine presso Torre Uluzzo, nel Salento, si uniranno molti altri comitati di volontari che hanno già aderito in diverse regioni d’Italia – assolvendo di fatto a quella che rappresenta una vera e propria obbligazione collettiva (fard kifayah), che incombe sulla Comunità nel suo complesso finché un numero sufficiente di persone non si assume la responsabilità di assolverla. In base a questa metodologia, il mese di Ramadan 1435 potrebbe cominciare domani, sabato 28 Giugno, in caso di avvistamento del crescente lunare, o più probabilmente – secondo le previsioni di visibilità effettiva – domenica 30 Giugno.

Quest’osservatorio si pone dunque come ente di servizio e come riferimento comune per coloro – comuni credenti, moschee o organizzazioni comunitarie – che praticassero o desiderassero attenersi all’avvistamento lunare diretto come criterio per la determinazione rituale dei mesi islamici, secondo la metodologia islamica tradizionale e la sua giurisprudenza qualificata. Esso s’impegna ad agevolare ed a promuovere una rete di osservatori volontari, ed a fornire regolarmente notizie di avvistamento mensili, da parte di testimoni musulmani degni di fede (‘udul); si rende altresì disponibile come referente qualificato per le istituzioni scientifiche e culturali della società civile, nell’ambito dei temi legati alla divulgazione scientifica e dottrinale ed alla cooperazione civile ed inter-culturale.

Nel rispetto delle divergenze e delle posizioni minoritarie assunte da alcuni sapienti (‘ulama’) – e promuovendo in ogni caso un clima di concordia e di solidarietà in seno alla comunità Islamica ed alla società civile – si tratta di fatto di un’iniziativa che contribuisce a stabilire definitivamente anche in Italia un’importante ed antica tradizione profetica (sunnah), nonché a promuovere un elemento decisivo per l’effettiva costituzione di un autentico ‘Islam italiano’: non in un’accezione meramente ‘integrazionista’, né in una contrapposizione ‘nazionalistica’ con altre realtà della Comunità islamica ‘universale’, bensì nella definitiva assunzione di una specifica responsabilità comunitaria locale, armonicamente integrata col contesto civile Italiano, ed allo stesso tempo coerentemente legata ai principi della Dottrina tradizionale e ad una sua serena ed efficace applicazione in un contesto in cui i Musulmani rappresentano una minoranza – una minoranza sempre più ‘qualificata’, autonoma e propositiva. 

 

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