venerdì, Luglio 30

C’era una volta l’ispettore Derrick I mutamenti della societá tedesca attraverso gli occhi degli ispettori di polizia in TV

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derrick

BerlinoL’appuntamento ormai è fisso da più di quarant’anni: la domenica sera tra le 20:15 e le 21:45 va in onda Tatort, la serie poliziesca più longeva della televisione tedesca. I numeri parlano chiaro, per ogni episodio in media dieci milioni di telespettatori si collegano sul canale pubblico ARD per vedere quello che con gli anni è diventato il simbolo di un fenomeno non solo televisivo ma anche sociale, culturale ed economico. Perché se c’è una cosa che i tedeschi sanno fare bene, oltre al pane integrale e alle automobili, è la produzione di serie televisive  dove il crimine è il protagonista principale. Da quando la televisione è entrata prepotentemente all’interno della routine giornaliera di qualsiasi famiglia europea e non, da quando l’Homo Sapiens si è trasformato in Homo Telespectator, in Germania si producono polizieschi che fin dalla loro nascita e messa in onda riscuotono uno straordinario successo di pubblico nazionale e internazionale.

Fin dalla sua comparsa, la televisione appare come un veicolo comunicativo di grande accelerazione e semplificazione, molto più di quanto non lo fossero state la radio e la carta stampata. In breve è diventata una presenza capace di modificare l’interazione sociale umana in tutti gli ambiti significativi della vita: da quelli più intimi e privati a quelli più generali e pubblici. La TV non è neutra, propone modelli e comportamenti in grado di modificare le opinioni del pubblico di massa. La televisione propone degli stereotipi della società e allo stesso tempo attinge dalla realtà per modificarsi nel linguaggio e nella forma.

Fin dalla sua introduzione, il ruolo assegnato al personaggio del poliziotto si può interpretare come un segnale estremamente significativo dello stato dei rapporti tra i cittadini e la legge. In particolare, in Germania gli ispettori e le ispettrici di polizia, i commissari, i cani-poliziotto e le squadre anticrimine sono interpretati e visti come degli eroi nazional-popolari, portatori vincenti di uno dei valori cardine della società tedesca: la legalità. Eroi televisivi che con gli anni si sono evoluti,  seguendo i cambiamenti della società, svestendosi  dei classici impermeabili, modificando i contesti d’azione e le tematiche affrontate ma mantenendo sempre un regolare contatto con i cittadini, in poche parole con la realtà. Ecco perché i mutamenti della società tedesca possono essere letti attraverso gli occhi degli ispettori di polizia delle fiction televisive. A partire dal più conosciuto Ispettore Derrick.

Certo, leggendo le righe scritte dal critico televisivo Ugo Buzzolan su ‘La Stampa’ nel 1979, all’indomani della messa in onda in Italia del primo episodio, il quadro non risulta tra i più invitanti: «I tedeschi stavolta si sono mossi in ritardo. Hanno voluto cimentarsi nel personaggio sfruttatissimo dell’investigatore alla buona e di aspetto dismesso. Ma questo Derrick, almeno all’esordio è apparso soprattutto scialbo; un anzianotto con i capelli lucidi di brillantina tagliati corti e tirati sulle tempie, sfumatura alta, faccia tonda e rossa, orecchie paonazze; un attore estremamente parco di espressioni, ossia immobile dall’inizio alla fine. Il tenente Colombo non lo assumerebbe neanche come sotto aiutante. […] Le puntate, come il titolo del ciclo minacciosamente indica, dovrebbero essere nove. Se le altre otto sono come questa la Rai, comprando in Germania ha fatto veramente un cattivo affare». Arturo Lanocita, contemporaneamente al collega,  rincara la dose su ‘Il Giornale’: «Di solito importavamo polizieschi inglesi o americani; ora ecco i tedeschi. Come se ci rifornissimo di arance in Norvegia o di banane in Groenlandia […]».

Ma nonostante le non accondiscendenti prime reazioni della critica italiana, il telefilm ambientato in Baviera venne accolto con un certo successo sia dal pubblico tedesco che internazionale, tanto da rimanere in programmazione per più di vent’anni. «Derrick piace perché rappresenta l’ordine» sosterrà  Horst Tappert, l’attore interprete del famoso investigatore, durante un’intervista rilasciata negli anni Ottanta. Derrick si pone come emanazione diretta dello Stato, dell’ordine come valore assoluto, ancora intrinsecamente legato alla giustizia. Di qui la sua impersonalità e i suoi occhi da alieno: egli non rappresenta la legge, è la legge personificata in un ruolo da protagonista. Per Derrick l’attività investigativa è asettico professionismo. Di fronte a Derrick, alla personificazione della legge, tutti si sentono meno, se non colpevoli, almeno colpevolizzati, e il luogo della colpa non sta nell’eventuale azione delittuosa, ma nei sentimenti, nelle passioni che si agitano nel loro essere cittadini medi. Le indagini di Derrick si configurano come un percorso formativo in un quadro sociale descritto costantemente marcio e degradato. L’Ispettore, ponendosi sempre su un gradino più alto rispetto alla società e anche rispetto ai suoi collaboratori, ha la funzione morale di mettere in guardia il cittadino da se stesso perché il male sociale alberga soprattutto nell’individuo. Derrick non è un uomo del popolo, è un uomo dello Stato e rappresenta nel modo più tradizionale e meno paritario possibile il legame tra il cittadino e la legge. A differenza invece di ciò che viene proposto in Tatort.

Se in Italia Derrick è più che conosciuto, Tatort rimane una serie televisiva sconosciuta al pubblico italiano nonostante sia la serie poliziesca di maggior successo da oltre trent’anni in Germania.  Un successo di pubblico che si distribuisce tra l’altro tra le più differenti fasce d’età e sociali. Tatort in Germania è un vero e proprio fenomeno di costume, tanto da meritarsi numerosi articoli dedicati se non studi di carattere sociologico, letterario e filosofico.

Tatort, a differenza del più conosciuto commissario di Monaco di Baviera, si concentra più sui conflitti sociali e i commissari di polizia sono una rappresentazione della legge più popolare. Gli investigatori lavorano spesso in squadre e gli episodi sono ambientati in più città tedesche per permettere un’identificazione dello spettatore anche a livello strettamente regionale. Le problematiche presentate sono attuali, si modificano con il trascorrere dei tempi e si adattano ai contesti politici ed economici, e nella sceneggiatura, sulla scia dei telefilm americani, si pone maggiore attenzione sull’analisi psichica del colpevole più che al delitto in sé. Le indagini vengono condotte sempre in modo professionale e in un’ottica di totale collaborazione tra i vari personaggi, tra cui tante donne, senza dimenticare mai l’aspetto umano degli stessi protagonisti, che sbagliano, si evolvono e crescono come gli spettatori. 

Tatort è un prodotto televisivo di qualità ma popolare allo stesso tempo, capace di portare sul piccolo schermo le paure dei telespettatori in chiave moderna, adattandosi allo scorrere degli anni seppur mantenendo intatta, come in una vera e propria scena del crimine, la funzione principale di un telefilm poliziesco: la rappresentazione del rapporto tra il cittadino e la legge. Con Tatort la società tedesca si guarda allo specchio, ogni domenica sera comodamente seduta sul divano di casa e con il telecomando in mano.

 

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