domenica, Aprile 11

Centro-destra più diviso che mai field_506ffbaa4a8d4

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E’ vero: i sondaggi danno risultati da prefisso telefonico; è vero: ilCapoappare stanco, annoiato, non si ‘ritrova’ più: pochi i ‘fedeli’, ancor meno i ‘leali’; racconta ancora barzellette, come quella volgarotta sugli ex sodali Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto, rapiti in Libia e costretti a scegliere tra la morte e il bunga bunga; e magari c’è anche qualcuno che muove la mandibola in segno di risata, come i cagnolini di plastica che una volta si mettevano nel vano dietro l’automobile, e oggi fanno la felicità dell’amante del kitsch… Tutto vero, per carità. Ma quante volta, dopo aver le mille e una conneries di cui si è reso protagonista, pronosticata la morte politica e civile certa, lo si è visto non pimpante come in origine, comunque personaggio influente e con cui dover fare i conti? Si parla, ovviamente, di Silvio Berlusconi. Certo: le sue promesse lasciano ormai il tempo che trovano. Certo: non può più spacciarsi come il ‘nuovo’ che avanza, o ‘l’alieno’ capitato per caso nell’arena politica. Certo: porta in viso le stimmate del tempo trascorso che nessuno specialista plastico può occultare… Certo: lui per primo sbadiglia, quando gli parli di quello che trama un Denis Verdini, o di come trema Renato Schifani; e se gli accenni ad Angelino Alfano o a un Raffaele Fitto, eccolo che indossa i panni di un Virgilio e ti si rivolge come se tu fossi Dante in visita nel girone degli ‘ignavi’, ti sibila «Fama di loro il mondo esser non lassa;/misericordia e giustizia li sdegna:/non ragioniam di lor, ma guarda e passa».
Una lezione che deve tenere bene a mente chi vuol cercare di capire la politica è non dare peso alle parole, piuttosto osservare i comportamenti. Berlusconi non ‘passa’; e di ‘loro’, su ‘loro’, nonostante l’invito, ragiona, eccome…

Anche l’annuncio di ieri alla convention ‘FareFuturo’ di Maria Stella Gelmini a Calvagese, nel cuore della silenziosa, operosa bresciana: «Questa mattina segna il mio rientro nella scena politica», assicura con il sorriso delle buone occasioni. Perché ne è mai uscito? Quanto al resto, cioè quel plotone di una trentina di senatori che seguono le orme di Verdini, l’altro ieri erano ‘mestieranti’. Ora sono più prosaicamente dei «traditori, delle stampelle della sinistra. Questa è una situazione di non democrazia…». Uno può anche sorriderne, però non sono espressioni nuove. Quante volte le abbiamo sentite?

Forse qualche consigliere del giro di Arcore dovrebbe suggerire un repertorio nuovo. E’ per esempio credibile uno che è appena tornato dalla Russia di Vladimir Putin, ne tesse le lodi come l’unico leader di statura planetaria, e poi ci racconta che «il comunismo è l’ideologia più criminale e disumana della storia del mondo»? Non ha tutti i torti quando sostiene che «l’ultimo Esecutivo eletto dal popolo fu il nostro, eletto nel 2008, mentre oggi al Governo c’è una maggioranza uscita col trucco dalle elezioni del 2013…». Non ha tutti i torti, ma si badi: non ha ragione. Possono non piacere, ma ci sono ancora, sono ancora in vigore gli articoli della Costituzione che vanno dal 92 al 96. Dicono che il Governo è costituito dal Presidente del Consiglio e dai Ninistri. Il Presidente del Consiglio è nominato dal presidente della Repubblica, che certamente terrà conto del risultato delle elezioni e delle indicazioni che emergono dalle consultazioni; là è lui che ‘sceglie’, ed è sempre il Presidente della Repubblica che nomina i Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio: se poi il Governo che ne viene fuori ottiene la fiducia del Parlamento, è fatta. Berlusconi lo sa bene, che i Verdini di oggi sono esattamente come i Razzi e gli Scilipoti di ieri. La giacca double-face non è nata con Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e Luca Lotti.

Torniamo, però, a Berlusconi, è di lui che ci si vuole occupare, sono le sue mosse che si vuole cercare di capire, quali sono le tattiche e le strategie in una situazione dove Renzi, giorno dopo giorno, gli falcia l’erba sotto i piedi; e dove è costretto a fare i conti con l’irruento leader della Lega Matteo Salvini, e contano perfino le Giorgie Meloni e gli Ignazio Russa

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