mercoledì, Settembre 22

C'è un valore nascosto nel frigo Una nuova corsa all'oro per chi capisce l'importanza di trattare i RAEE

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In una batteria portatile è contenuto circa un grammo di mercurio: una quantità sufficiente per inquinare mille litri d’acqua. Ogni italiano, secondo le stime, produce oltre 4 chili all’anno di questa gamma di rifiuti. In termini tecnici le batterie fanno parte dei RAEE, ma la quantità pro capite appena citata è quasi certamente inferiore al vero, perché si basa su dati raccolti nei centri autorizzati, mentre purtroppo sono ancora tantissime le discariche abusive, dove finisce di tutto e di più.

A una velocità tre volte superiore a quella di altri rifiuti solidi urbani, il tasso di crescita annuale dei rifiuti elettrici ed elettronici RAEE (cellulari, batterie ed elettrodomestici) è altissimo.

Nel 2014 su 41,8 milioni di tonnellate di RAEE nel mondo, il 60 per cento era costituito da lavatrici, frigoriferi, boyler, cucine, televisori, lampadine e altri piccoli elettrodomestici.

In Europa, invece, contro 10,3 milioni di tonnellate di nuove apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato ogni anno, vengono prodotti 9 milioni di tonnellate di RAEE. Ma nel 2020 saliranno a 12,3 milioni di tonnellate. Ovvero, in Europa ci troviamo a fronteggiare circa 22-23 chili pro capite di rifiuti elettrici ed elettronici ogni anno (in Italia 23 chili a testa).

Da Ecodom, uno dei consorzi italiani per il recupero e il riciclaggio dei RAEE, apprendiamo che nel 2014 la raccolta di rifiuti elettrici ed elettronici è stata di 75.900 tonnellate, con un incremento del 6,8 per cento rispetto al 2013.

«L’attività ha consentito il riciclo di 45 mila tonnellate di ferro», spiega Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom, «una quantità che corrisponderebbe alla tratta dei binari ferroviari fra Bologna e Roma. Inoltre, abbiamo recuperato 2.166 tonnellate di alluminio, equivalenti a 110 milioni di lattine; 1.775 tonnellate di rame, sufficienti per un cavo lungo da Milano a Mosca, cioè 3 mila chilometri. E infine 7.839 tonnellate di plastica, corrispondenti alla produzione di due milioni di sedie da giardino».

Per Remedia, invece, il contributo per ridurre i costi d’importazione di materie prime seconde (una fonte primaria secondaria è una fonte di materie prime che deriva dal riciclaggio dei rifiuti) è stato stimato in circa 21 milioni di euro (Remedia è fra i principali consorzi italiani per la gestione ecosostenibile di tutte le tipologie di RAEE).

Il presidente Walter Rebosio ha dichiarato che nel 2014 oltre il 92 per cento dei rifiuti tecnologici raccolti è stato avviato al recupero dei materiali, mentre solo il rimanente 8 per cento è finito in discarica, oppure alla termodistruzione. «Di quei 21 milioni di euro di costi d’importazione risparmiati, i metalli preziosi come l’oro», ha sottolineato, «pur se recuperati per il momento in quantità piuttosto limitate, hanno contribuito per oltre 750 mila euro, mentre la parte del leone l’ha fatta il rame, al 32 per cento, seguito dal piombo, al 26 per cento».

Che siano cellulari, tablet, personal computer, fotocamere, o altre apparecchiature simili, l’oro c’è. Tutti, infatti, hanno delle piccole parti placcate in oro e, a seconda dei modelli, persino pezzi fatti completamente in oro. Oltre a questo metallo pregiato, si possono recuperare anche particelle d’argento e platino persino in una marmitta. Dalla batteria di un portatile, oppure dal suo processore, dalla Ram, nei punti di contatto tra la batteria e la scocca del cellulare o in quella della fotocamera, può nascere, volendo, una seconda corsa all’oro. Occorre sapere però che dopo il processo di ripulitura dal rame, sarà del tipo 22 o 24 carati.

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