lunedì, Giugno 14

C’è metodo nella ‘pazzia’ di Letta Il Pd è alla ricerca di un'identità. Letta, dotato di una astuzia democristiana di vecchio conio, con 'dote' ai diciottenni, ius soli e voto ai sedicenni, prova dargliela, e punta a intercettare l'elettorato giovane, dicendo 'qualcosa di sinistra'

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Chi glielo fa fare ad Enrico Letta, non solo di accendere ogni giorno, da giorni, una polemica con il leader della Lega, Matteo Salvini, ma anche di dare voce a proposte politiche che non fanno parte dell’agenda del Governo di Mario Draghi? Proposte che se non impopolari sono, in questo momento, di scarso appeal e interesse? Prima lo ius soli, poi il voto da estendere ai sedicenni, ora una sorta di ‘assicurazione’ per le future generazioni, una provvista di circa 10mila euro per i diciottenni, denaro da reperire alzando l’asta della tassazione sulle eredità ‘ricche’: un’aliquota del 20 per cento sulla parte eccedente 5 milioni di euro, «parliamo di un numero molto piccolo di italiani». Draghi, palesemente stizzito, è stato costretto a replicare che non è tempo di prendere denaro dagli italiani, semmai di restituirlo; poi, dal momento che Salvini ha colto al volo l’occasione per rilanciare il suo vecchio pallino, quello della flat tax, ha messo in chiaro che la riforma fiscale deve essere un piano organico, e sarà lui con i ministri di sua fiducia a occuparsene, prendere o lasciare.
Letta assicura lealtà e nessun colpo basso; tuttavia, tiene fermo il pallino. Considera la proposta della ‘dote’ giovanile proposta utile e necessaria.
Sembrerebbe una follia, e così l’hanno bollata frettolosi commentatori. Quantomeno una miopia masochista. Ma con il Polonio di Shakespeare, a questo punto si può dire: «Sebbene questa sia pazzia, vi è però in essa del metodo».

Letta sa molto bene che ius soli e voto ai sedicenni non verranno mai neppure discusse da questo Parlamento. Quanto alla riforma delle aliquote per le ricche eredità, il blocco opposto dal centro-destra, ma anche da parte di movimenti di sinistra moderata (per non dire di non pochi dissensi interni), anche su questo fronte tutto fa pensare che sarà solo una dichiarazione di principio.
Qui è il punto. Si tratta di dichiarazioni di principio, fatte per caratterizzarsi, scrollarsi di dosso la patente di incolore segretario travicello, scelto dai capi corrente del Partito Democratico perché ritenutoinsipido‘ e di poco spessore. Si parva licet componere magnis, era già accaduto un’era geologica fa, al PSI, quando i capi delle varie correnti del partito puntarono su Bettino Craxi, pensando ognuno di poterlo manovrare a loro piacimento, e ne vennero invece manovrati. Letta non sembra neppure lontanamente una personalità come Craxi, ma è certamente dotato di una astuzia democristiana di vecchio conio, e dallo sgambetto di Matteo Renzi ha imparato qualcosa, sul come ci si comporta nel campo politico. Secondo una consolidata vulgata, il centro-destra, e specificatamente la coppia (sia pure in questo momento separata perché una all’opposizione, l’altro al Governo), Giorgia Meloni e Matteo Salvini, è accreditata al 40 per cento. Dell’elettorato, si dice. Non dell’elettorato, come anche qui spesso si è cercato di chiarire, ma di quella parte di elettorato che decide di votare; una parte oscilla tra il 40-45 per cento. Dunque, da anni il vero partito dominante è quello dei delusi, degli increduli, degli scettici: di coloro che dicono ai partiti ‘siete tutti uguali, vi neghiamo fiducia e consenso’. Meloni e Salvini al momento intercettano un 40 per cento di quel 40-45 per cento di votanti. C’è insomma un mare magnum nel quale cercare di pescare e recuperare; e si tratta in larga misura di elettorato (potenziale) giovanile. Ecco dunque, che la ‘pazzia’ di Letta comincia a rivelare il suo ‘metodo’.
Si spiega perché Letta non intende lasciar cadere la sua proposta sulla ‘dote’ ai diciottenni. La edulcora concentrando l’altrui attenzione sulla questione della ‘successione’; ha avuto cura di specificare che si tratta di cosa da affrontare nella prossima legislatura: programma elettorale, si potrebbe dire con una punta di malizia; e al tempo stesso una sorta di ‘appuntamento’: votateci, dateci forza, vi ripagheremo…
La ‘pazzia’ è un ‘metodo’: come ius soli e voti ai sedicenni, temi che fanno una certa presa a un elettorato giovanile. Oltretutto sono temi che gli consentono di poter dire, a differenza dei predecessori, che fa ‘qualcosa di sinistra’. Da questo punto di vista, le polemiche sollevate, e in particolare quelle che vengono da destra, sono altrettante medaglie che si appunta ogni giorno sul petto.

Non molto tempo fa il filosofo napoletano Biagio De Giovanni rimproverava al PD di aver abbandonato i ceti più deboli ed emarginati. Letta evidentemente cerca di rispondere a questo ‘sentire’ a cui De Giovanni ha dato voce, e che è condiviso da una larga parte di elettorato un tempo di sinistra, e che ha voltato le spalle al PD.
Lapazziadi Letta è credere che sia possibile dare vita a una riedizione del centrosinistra che sia l’asse del sistema futuro. I sondaggi non sembrano premiare questa ‘visione’. Letta quindi gioca la carta ‘giovanile’. Ai neo-elettori parla della ‘dote’. A costo di frizioni con il Presidente del Consiglio.
Poi la telefonata riparatrice con Draghi chiude l’incidente, ma intanto -favorito dal fatto che il semestre bianco è alle porte, e il Parlamento non può più essere sciolto almeno fino al prossimo anno- il Segretario del PD ora rimostra che non è più disposto a portare solo acqua al mulino di palazzo Chigi, e che al pari di Salvini sa picchiare i pugni sul tavolo. Da questo punto di vista Letta e Salvini perseguono lo stesso obiettivo. Se sia, e per chi, pagante, presto per dirlo.
Al netto delle polemiche in corso, nessuno -Letta per primo- ha ancora chiarito che cosa ci farà mai un diciottenne con la pur rispettabile ‘dote’ di 10mila euro elargita dallo Stato? Tra il 2020 e il 2019 si sono persi 444mila posti di lavoro, fascia tra i 15 e i 34 anni; continua la fuga all’estero dei ‘cervelli’; la ricerca si scontra con ogni tipo di ostacolo burocratico; la lentezza della giustizia, la più generale fiscalità scoraggia investimenti e incentiva dismissioni; il livello di istruzione e aggiornamento è tra i più bassi tra i Paesi occidentali e sviluppati. Un Paese, insomma, che necessita di riforme strutturali. Ecco: quei 10mila euro sono una goccia nel mare. Letta non può non saperlo.


A questo punto, va però aggiunta una cosa. La ricchezza è costituita da tanti elementi. Le veramente ‘grandi’ da tempo si sono cautelate, con una quantità di finanziarie e holding che sono riparate in confortevoli e comprensivi ‘porti’ all’estero. La ricchezza ‘liquida’ è facilmente occultabile. Quella che non sfugge è quella l’immobiliare: case, palazzi, fabbricati. L’ipotizzata tassa lì andrà a colpire: dunque, si chiami il balzello per quello che effettivamente è: una patrimoniale, sia pure mascherata. Letta sostiene che la sua politica è caratterizzata dalla ‘verità’. Bene: la dica, la verità, e tutto sarà più semplice e chiaro.

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