sabato, Agosto 13

Ce la meritiamo Giorgia Meloni? A meno che...

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E adesso, dopo il voto finalmente arrivato di domenica 12 giugno 2022, conosciamo un po’ di più del futuro che ci aspetta. Ammoniva Winston Churchill che in politica già una settimana è un tempo lunghissimo, e quindi attenzione a trarre indebite conclusioni sul futuro imminente. Epperò dopo questo primo appuntamento del salto triplo che ci porterà alle Elezioni Politiche di inizio 2023 possiamo provare a trarre le prime indicazioni sia dai dati delle Elezioni Amministrative per i Comuni che da quanto emerge dall’esito dei cinque Referendum Giustizia. E tirare anche prime, provvisorie, conclusioni.

Partiamo dai Comuni. In attesa dei Ballottaggi di domenica 27 giugno, esclusivamente per i Comuni oltre i 15.000 abitanti che non siano stati aggiudicati al primo turno, si registra una vittoria forte del​ Centrodestra. Ed al suo interno il consolidamento ulteriore di Giorgia Meloni, pur con qualche scivolata locale. Continua lo sgretolamento della bolla salviniana, iniziata a bucare da lui stesso con il suicidio politico di inizio agosto 2019. Di Enrico Letta, e del suo Partito Democratico, così come di Giuseppe Conte, e del relativamente ‘suo’ MoVimento Cinque Stelle, occorre occuparsi specificamente, come faremo. Anche in vista dei Ballottaggi, e del loro esito. La presenza, ed il proliferare ulteriore, di Liste Civiche o pseudotali ha caratterizzato come al solito ed ancor più del solito il voto. Si tratta di un fenomeno che va analizzato nel dettaglio, sopra tutto perché ‘supera’ spesso i partiti senza però fornire una adeguata classe dirigente, né sul momento né in prospettiva.

Certo, così giusto per informazione, Churchill diceva pure «Bizzarro popolo gli italiani». Non possiamo che condividere: già che bizzarro popolo siamo rimasti noi italiani. Però se sintesi, per ora provvisoria, ci deve essere è che tutto sembra portare verso un successo alle Politiche 2023 di Giorgia Meloni e della sua compagine, anche al di là della stessa Fratelli d’Italia. A meno che…

Referendum Giustizia. Quorum fissato come di prammatica al 50% dei voti più 1. Risultato: affluenza del 20,9% degli aventi diritto, la più bassa di sempre. Per i promotori, Radicali del PRNTT e Lega di Salvini, più che una sconfitta un disastro, più che un disastro una catastrofe, più che una catastrofe una tragedia. E per umana misericordia qui ci fermiamo. Ma, politicamente, no. E allora quanto meno, anche al netto dalla effettivamente grave mancanza di informazione e dibattito al proposito, se si facessero una domanda e si dessero una risposta sarebbe proprio un bene. Per loro. Per lo strumento stesso dei Referendum. E per la democrazia reale in Italia.

Mica roba da poco, e così si chiarisce molto di cosa stia succedendo, tra analisi politica, sociale ed economica. Tra passato, presente ed inquietante futuro. In cui, parafrasando Nanni Moretti ed il suo sbottare nell’indignato «Te lo meriti Alberto Sordi!», potremmo e del caso potremo dire «Te la meriti Giorgia Meloni!». A meno che…

ELEZIONI POLITICHE 2023: IL FUTURO CHE CI ASPETTA /1 (continua)

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’

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