sabato, Settembre 25

C'è genere e genere field_506ffb1d3dbe2

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20140716

Location: cena tra amici.
Discorso: pulizie domestiche.
Certo, perchè ci troviamo in quella fase nella quale o si parla di figli o si parla delle gioie e dei dolori della convivenza. E ce n’è da parlare…
Convivere con una persona dell’altro sesso è essere il capitano Kirk di Star Trek e atterrare con la nave spaziale Enterprise su di un pianeta inesplorato i cui abitanti hanno usi e costumi capaci di mandare in crisi la più razionale delle menti.

Insomma a questa cena tra amici abbiamo assistito ad uno scambio acido di battute tra coniugi che vorrei definire inusuale, ma che (ahimè) è purtroppo fin troppo frequente. Uno scambio del tipo: tu non alzi un dito, tu non mi aspetti per pulire altrimenti ti aiuterei, ma a chi la racconti se non alzi nemmeno dal pavimento i calzini, e via via in un crescendo di rimpallo di responsabilità.
Un quadretto classico: lui che non alza un dito (forse per colpa della madre, ma questo è un argomento sul quale magari tornerò in un altro pezzo) e a lei la responsabilità di mandare avanti una casa.

Chiamatela “solidarietà femminile”, chiamatela “genetica”, ma la mia donna interiore si è sentita chiamata in causa di fronte a questo scambio di battute. La mia donna interiore stava letteralmente schiumando di rabbia e sarebbe saltata alla gola dell’uomo interiore dell’altra coppia sentendo frasi quali “a te piace pulire“.
Perché siamo sinceri: a nessuna donna piace veramente pulire.
Ci piace la sensazione del camminare a piedi scalzi in casa senza sentir nulla scrocchiare sul pavimento, ci piace una doccia con i vetri trasparenti, ci piace indossare vestiti puliti e stirati, dormire su lenzuola profumate, ma da qui a dire che “ci piace” pulire…
Dire che ci piace pulire è come dire che abbiamo ucciso qualcuno perché se l’è cercata.

Perché questo accade. Ci si racconta delle scuse, ma la sostanza non cambia: migliaia di anni di evoluzione non hanno tolto dalla donna la piena e sola responsabilità di accudire una famiglia.
Dal momento che quando ci lamentiamo di questa condizione veniamo spesso tacciate di essere delle “lamentose” andiamo a vedere le statistiche, che parlano dell’Italia come fanalino di coda nel lavoro retribuito femminile, mentre al top della classifica per lavoro domestico (ovviamente non retribuito) svolto dalle donne. Le donne italiane sono quelle che svolgono in assoluto più lavoro domestico degli uomini in tutta l’Ocse.
Se un uomo lavora mediamente per circa 8 ore al giorno (comprendendo in questo tempo anche il lavoro domestico – e questo la dice lunga su quanto ne sia caricato), per la donna la giornata lavorativa è di almeno 9 ore, che salgono a 9 ore e mezza nel caso in famiglia siano presenti dei figli.
Un’altra ricerca afferma che ogni donna in Italia dedica 36 ore la settimana ai lavori domestici, mentre gli uomini non vanno oltre le 14. Sono 22 ore di differenza e si tratta del divario maggiore tra tutti i Paesi industrializzati.

Tralasciando le statistiche e parlando di vita vissuta, quello che so è che io donna italiana dedico almeno 6 ore la settimana alla cura della casa e dei suoi abitanti. Calcolando un anno di cinquanta settimane, al netto di un paio di settimane di ferie e “abbonando” la lavatrici che mi aspettano al termine delle suddette due settimane di “vacanza”, questo significa che dedico alla cura della casa e di chi vi abita almeno 300 ore.
L’equivalente di poco meno di due mesi di lavoro.

Questa è quindi la situazione reale delle donne italiane: lavoriamo fuori casa tanto quanto un uomo e veniamo retribuite mediamente di meno (su un campione di 136 Paesi l’Italia è al 124esimo posto per parità retributiva tra uomo e donna secondo il World Economic Forum), lavoriamo in casa che sembra di essere tornati al medioevo ma nessuno ritiene che questo sia ingiusto o quantomeno discriminante.

Non c’è da stupirsi quindi se anche in termini di soddisfazione le donne italiane siano il fanalino di coda in Europa: le donne soddisfatte della propria vita si fermano al 5,8 contro il 6 dei poco volenterosi compagni e al 6,7 della media Ocse.
Magari gli uomini si chiederanno anche “come mai?”.

 

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