martedì, Giugno 15

Caucaso meridionale tra sviluppo e caos field_506ffb1d3dbe2

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Il Caucaso Meridionale, così come l’intera Asia Centrale, ha registrato un forte impatto sulla crescita economica e sullo sviluppo interno nel corso del decennio appena trascorso. Solo per fare alcuni esempi, l’Azerbaijan ha raddoppiato la propria potenza economica nel giro di qualche anno, mentre altri paesi della regione, come il Kazakhstan o il Tajikistan, hanno sviluppato in modo esponenziale le rispettive capacità commerciali e industriali. Oggi, alla vigilia della cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Sochi 2014, la regione caucasica è sotto i riflettori. Un regione che, pur nel caos, si sta facendo protagonista del futuro geopolitico dell’area.

Intanto, prima di addentrarsi in disamine più tecniche e specifiche relative alla situazione dei singoli paesi della regione, è bene definire quello che si intende per “regione geopolitica del Caucaso”. L’intero territorio del Caucaso è il sistema montuoso ricompreso fra il Mar Nero e il Mar Caspio, e dal punto di vista morfologico è indentificato come il punto di separazione fra l’Europa e l’Asia. La regione geopolitica del Caucaso, dunque, viene suddivisa tendenzialmente in due sotto-regioni: il Caucaso Meridionale e il Caucaso Settentrionale. Due regioni con caratteristiche molto diverse fra loro, sia dal punto di vista politico-economico, che da quello relativo alla situazione di sicurezza, entrambe ospiti di seri fattori di destabilizzazione regionale.

A seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica nei primi anni Novanta, la regione caucasica ha sperimentato molti cambiamenti politici, economici, sociali dovuti alla disgregazione di quella sovrastruttura statuale che faceva, seppur a fatica, da collante ad una compagine di stati grandi e piccoli, ognuno con le rispettive velleità nazionali e di politica estera. Da un lato, i tre paesi del Caucaso Meridionale, Georgia, Armenia e Azerbaijan, hanno ottenuto quasi subito l’indipendenza da Mosca, non senza difficoltà. Il Caucaso Settentrionale, invece, è per la maggior parte rimasto inglobato all’interno del territorio politico russo.

Quella che è stata definita la “zona geopoliticamente più frammentata originata dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica”, oggi si rivela un’area di interesse strategico ed economico per una moltitudine di attori della scena internazionale, nonostante permangano i conflitti etno-territoriali interni e le spinte contrastanti verso l’esterno. I principali attori internazionali che guardano con interesse alla regione sono, oltre a Stati Uniti e Russia, anche la Turchia, l’Iran, la Cina e l’India. Un territorio di crocevia, che presenta innumerevoli potenzialità sul piano dello sfruttamento delle risorse energetiche e naturali, e che si configura come nuovo terreno di gioco per la partita della supremazie economico-politiche globali.

Il Caucaso Meridionale, è certamente la sotto regione più conflittuale delle due. I conflitti cosiddetti “congelati”, che però infiammano l’area, restano un problema rilevante nell’agenda internazionale. Abkhazia, Ossetia Meridionale e Karabakh del Nord, costituiscono un nodo insoluto che contribuisce ad alimentare i rischi per lo sviluppo economico, politico e sociali degli stati del Caucaso Meridionale. La comunità internazionale, attraverso numerose iniziative sia bilaterali che multilaterali, come il Gruppo di Minks capitanato dalla Russia, sta cercando di tenere sotto controllo le criticità regionali nel tentativo ultimo di favorire la normalizzazione fra i paesi in disputa territoriale. L’episodio violento del 2008 fra Mosca e l’Ossezia del sud, ha paralizzato i rapporti fra la Russia e la Georgia fino a qualche mese fa, quando finalmente sono riprese le relazioni diplomatiche fra i due paesi. In un contesto di crescita e sviluppo, simili “incidenti di percorso” non fanno che rallentare un difficile percorso di normalizzazione politica. 

La paralisi diplomatica, che sebbene non sia più formale  ancora è sostanziale, mantiene quello status quo che la comunità internazionale non accetta, portando ciclicamente al limite per risolvere la disputa territoriale manu militari. Ad oggi, nonostante gli sforzi della comunità internazionale, l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud respingono le soluzioni proposte dalla Georgia, forti dell’appoggio di Mosca.

L’invasione militare della Georgia da parte della Russia nel 2008 ha dimostrato come la mancanza di un equilibrio regionale possa mettere a repentaglio l’equilibrio internazionale. Il ruolo di Stati Uniti e Turchia nella regione caucasica, per altro, è mirato alla ricerca del consolidamento di nuovi equilibri regionali attraverso un percorso politico condiviso con l’obiettivo di dipanare le conflittualità nel Caucaso Meridionale. Perché la regione ha del potenziale, e i dati lo confermano.

Come riporta uno studio della Ronald Reagan House, il periodo fra il 2008 e il 2013 è stato di fondamentale impatto per la crescita economica delle tre repubbliche del Caucaso Meridionale, Georgia, Armenia e Azerbaijan. Le rispettive manovre economiche e fiscali interne, hanno portato i tre paesi a diventare partner da un lato, e concorrenti dall’altro, dei principali poteri economici globali. I tre paesi, nonostante la vicinanza regionale, hanno utilizzato strategie molto diverse per raggiungere gli obiettivi economici di crescita prefissati e per assicurarsi solidità politica e democratica.

La Georgia, spinta dal processo di integrazione europea e atlantica, sta continuando a implementare le riforme parlamentari al fine di soddisfare i target imposti dall’Unione Europea e dalla NATO. L’Armenia, un tempo molto più isolata, si è avvicinata alla Russia, suo primo parter economico e commerciale. L’Azerbaijan, mantenendo il suo status indipendente, partecipa a una serie di accordi in campo energetico e infrastrutturale che potrebbero dare un senso del tutto nuovo alla sua posizione internazionale. Infatti, le richieste di esportazione di idrocarburi e di materie prime energetiche da parte dei paesi occidentali, hanno contribuito a fare dell’Azerbaijan uno dei paesi più stabili della regione.

 

 

 

 

 

 

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