lunedì, Aprile 12

Cattolicesimo, amore e perdono Intervista a Bruno Maggioni, noto docente di teologia e biblista

0

Hagiasophia Christ (Deesis mosaic).

La legge del perdono è la grande rivoluzione spirituale che il Cattolicesimo ha introdotto nel mondo, insieme al concetto di amore. Per i popoli antichi esisteva la legge del ‘taglione’, ossia ‘fai all’altro quanto egli ti ha fatto’: si attuava così la vendetta nei confronti dell’avversario che ci aveva arrecato un danno. A questa norma facevano eccezione i Giudei, che erano obbligati, secondo le loro norme religiose, a perdonare il proprio nemico dopo la sua terza richiesta in tal senso.

Il perdono divino, secondo il rito cattolico, prevede la remissione dei peccati, l’assoluzione delle colpe che Dio accorda al peccatore pentito quando egli le riconosce, le confessa al sacerdote e fa promessa di abbandonare il suo peccato. Nella chiesa cattolico- romana al perdono divino è connessa la pratica dell’indulgenza plenaria o parziale, cioè la remissione di tutta la pena, o di una parte di essa, che il peccatore dovrà scontare a causa delle sue colpe, anche se perdonato da Dio. L’indulgenza è concessa dalla Chiesa in relazione ad una particolare ricorrenza festiva (ad esempio il giubileo), o alla visita ad un luogo importante per la fede, o in collegamento con talune pratiche religiose collettive o a un pellegrinaggio verso un santuario o tomba di un santo.

Nel Vangelo di Matteo c’è un brano (Mt 18: 21-22) in cui l’apostolo Pietro, parlando con Gesù, chiede quante volte deve perdonare qualcuno che pecca contro di lui: il Signore gli risponde che dovrà farlo fino a settanta volte sette, indicando così non un valore matematico, ma piuttosto alludendo a un perdono senza limiti. Ogni essere umano, infatti, è peccatore di natura e a causa di ciò è separato in modo irrimediabile da Dio e condannato alla morte eterna. Nella sua misericordia e infinito amore Dio ha però dato la possibilità ad ognuno di essere perdonato da ogni colpa e di diventare suoi figli, di nuovo puri e giusti, mediante un atto di riconciliazione con Lui. Chiunque crede nel Suo figlio Gesù Cristo, venuto al mondo per noi e morto per favorire tale riconciliazione, e lo accetta come Salvatore e Signore del mondo, è salvato e riconciliato con Dio. Ciò implica il perdono dei peccati e la giustificazione del peccatore, non secondo la sua giustizia (terrena, dunque limitata e fallace), ma secondo quella di Gesù Cristo stesso (dunque divina e trascendente), sempre che da parte di chi commette la colpa, ci sia un vero ravvedimento e la fede profonda nel Cristo. Questo concetto è stato anche sancito dal Concilio di Trento il 13 gennaio 1547.

Il credente cattolico è inoltre chiamato ad agire alla maniera di Cristo, che insegna ad amare i propri nemici e a pregare per coloro che ci perseguitano, al fine di giungere ad essere perfetti come il Padre che è nei cieli. Se il credente non usa misericordia verso i suoi similinon ne riceverà neppure da parte del Signore: per questo Dio ci accorda il Suo perdono soltanto se a nostra volta perdoniamo di cuore i fratelli che ci hanno arrecato del male, e ancor più coloro che ci sono nemici.

Un altro brano del Vangelo di Matteo (Mt 5: 23-24) fa dire a Cristo che è necessario anteporre il perdono al fratello addirittura all’offerta a Dio nel tempio, con evidente allusione alla grande importanza data alla riconciliazione tra gli uomini rispetto alle pratiche religiose più diffuse, e ciò implica un gesto di amore in senso ecumenico. Abbiamo intervistato sull’argomento don Bruno Maggioni, già docente di teologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano e uno dei maggiori biblisti italiani.

 

Ci può illustrare il perdono secondo il rito cattolico?

Il perdono, secondo la fede cattolica, è la convinzione che Dio ci perdona sempre, essendo Egli disposto alla misericordia verso i Suoi figli. Noi possiamo rifiutare il perdono, può capitare anche questo, perché l’uomo è libero di accogliere o meno questo gesto, ma Dio ci perdona sempre e comunque. Anche nel Vangelo è molto bello il fatto che Gesù davanti al peccatore non dice che ha commesso una colpa e che deve fare penitenza, ma dice piuttosto «ti perdono, non peccare più»: prima afferma di perdonarlo e poi lo esorta a non peccare più.

Tra uomini e Dio il perdono è mediato dai confessori: questo tramite è spesso sentito come difficile da accettare. Ce ne spiega l’origine?

La confessione è quella per cui l’uomo dovrebbe comportarsi come Gesù nel Vangelo. Egli dice di perdonare i nostri peccati e a noi di andare avanti e di non peccare più, non dice vai, fa penitenza per tre anni e non peccare più. L’origine del perdono mediato dai confessori è quella che cerca di mettere insieme l’idea di Dio che perdona e l’idea di cambiare e convertirsi senza più peccare.

Quali colpe dell’uomo non possono essere perdonate e perché?

Non saprei quali sono le colpe che non possono essere perdonate. Io ho l’impressione che Dio perdona sempre. È l’uomo che deve accettare il perdono e quindi cambiare la sua natura di peccatore.

Oltre al perdono è prevista la penitenza: qual è il rapporto fra le due cose?

Oltre ad arrivare ad essere convinto che non è giusto quello che hai fatto, tu dovrai cercare di cambiare attraverso quella forma di espiazione che ti viene assegnata. Ma il perdono a Dio si chiede anche nel caso in cui il peccatore ha violato un diritto relativo al suo prossimo.

Esistono varie forme di penitenza per espiare il peccato e guadagnare il perdono di Dio. Può parlarcene?

Non esistono molte forme: c’è il sacramento della penitenza, ossia la confessione, poi la seconda cosa importante è che l’uomo deve accorgersi di aver sbagliato e questa convinzione deve spingerlo a cambiare la sua condotta. Egli a sua volta non deve dire che Dio certe cose non le perdona, ma deve cambiare lui, perché il Signore gli perdoni la colpa commessa.

La questione delle indulgenze è complessa. Ce la può illustrare?

Non mi chieda cosa penso su questo punto, non mi va di parlarne. Se per indulgenza si intende riparare qualcosa, è giusto che la persona ripari al suo danno, ma non mi soffermerei di più su questo punto.

Come si articola il perdono nella famiglia, nella società e nella Chiesa?

Io credo che il perdono sia una cosa molto importante. All’interno della famiglia, nella società o nella Chiesa stessa, se tu non perdoni questa unione con Dio va sfasciandosi e perdendo di significato. L’amore ha dentro di sé il perdono.

Papa Bergoglio ha rivolto una invocazione per il perdono tra i cattolici e i luterani, e un’altra per perdonare i sacerdoti pedofili. Come mai la Chiesa ha bisogno di chiedere perdono per colpe commesse in passato o per fatti relativi alla condotta di singoli individui?

Perché la Chiesa ha fatto cose che era meglio non fare. Se qualcuno di un’altra religione dice che il mio Dio non mi vuole bene, io devo ribattergli che Egli invece mi ama, perché io credo in un Dio che sulla croce ha rivelato di essere amore e perdono.

Qual è il rapporto fra il perdono cattolico e la politica?

I politici non sempre si comportano da cattolici. Lasciamoli stare. Essi fanno cose anche giuste, però a volte non sanno perdonare.

La sofferenza durante la vita è un mezzo di espiazione delle colpe e un modo per ottenere il perdono divino prima della morte. È veramente così?

È anche così, ma non del tutto: io devo perdonare agli altri perché Dio perdona sempre, ma è giusto che il perdono che io ricevo lo doni a mia volta agli altri.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->