sabato, Maggio 21

Cattiva Pasqua E buona, non formalmente, solo se lo vogliamo, non se lo diciamo. Vite, passioni, morti, resurrezioni. Reali e metaforiche

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Cattiva Pasqua. Già, e non c’è bisogno di spiegarlo. E, un po’, pure Pasqua in cattività. E anche questo non c’è bisogno di spiegarlo. Del caso Buona Pasqua, non formalmente, solo se lo vogliamo non se lo diciamo.

Svolgimento del tema in questione. Pasqua sta, etimologicamente e storicamente, a significare quanto andiamo ad illustrarvi nel dettaglio a seguire. Ché, come sempre, nella vita le cose apparentemente ritenute conosciute, sono in realtà le più sconosciute. E già è tanto che ci si ricordi che si fa riferimento a morte e resurrezione di un uomo. Per il Natale, essendo festa apparentemente meno drammatica, la dimenticanza, o quanto meno il non cale, di quanto si dovrebbe celebrare è ormai più o meno assoluta.

E dunque eccoci all’ormai consueto angolo della cultura, oggi esorbitante. Magari imparate qualcosa.

Presso gli Ebrei la Pasqua era, ed è, la solennità con cui si celebra la liberazione del popolo ebraico dalla Schiavitù in Egitto. Il nome viene messo dalla tradizione biblica in rapporto con il verbo pāsaḥ ‘passare oltre’, a commemorazione del passare oltre del Dio d’Israele che nella notte dell’uccisione dei primogeniti egiziani (comunque una carognata, e non da poco) risparmiò quelli ebrei. Con l’avvento del cristianesimo il nome è stato applicato alla festa che commemora la resurrezione di Gesù Cristo, massima solennità dell’anno liturgico assieme al Natale. (Sarebbe ‘tecnicamente’ la più importante, ma se non ci fosse stata la sua nascita, e quindi la vita, non ci sarebbe stato neppure tutto il resto, morte passione ed eventuale resurrezione compresa, quindi d’autorità le equipariamo).

Pasqua ebraica
L’istituzione della Pasqua è basata sulla narrazione biblica della liberazione degli Ebrei dall’Egitto (Esodo, 12). Secondo tale racconto il Faraone impediva agli Ebrei di lasciare la terra d’Egitto, né le prime nove piaghe che Mosè aveva fatto abbattere su di essa lo avevano mosso dal suo proposito. Fu allora la volta della decima piaga. Per ordine di Dio, Mosè dispose che nel pomeriggio del 14 del mese di abīb (detto poi nisān) ogni famiglia ebrea immolasse un agnello e aspergesse col suo sangue gli stipiti e l’architrave della porta di casa; ordinò inoltre che le carni della vittima fossero arrostite e mangiate in fretta e in abito di partenti, insieme con pane non fermentato (azimo) ed erbe amare. Nella notte stessa, Dio sotto forma di vento passò dinnanzi alle case egiziane e ne uccise tutti i primogeniti, risparmiando invece quelli israeliti, le cui abitazioni erano riconoscibili dal sangue sugli stipiti. Senza commento, per pietà in primo luogo verso un presunto Dio che facesse un’infamia del genere, poi dopo non è che ci si può stupire dei comportamenti, anche attuali, delle ancor più presunte creature. Comunque, facciamo finta di crederci, per amor di narrazione. Vinto da quest’ultima e più terribile prova, e ci credo, il Faraone non si oppose a che gli Ebrei, in assetto di partenza, si allontanassero. La Pasqua era una delle tre maggiori solennità nelle quali si compiva il pellegrinaggio collettivo al Tempio di Gerusalemme. La celebrazione si basava su tre riti essenziali. Quelli del sacrificio dell’agnello pasquale, del pane azimo e delle primizie agricole, che venivano offerte il 16 nisān sotto forma di un manipolo di spighe. L’intera festa durava sette giorni, di cui il primo e l’ultimo di festa solenne. La distruzione del Tempio (70 dopo Cristo) rese impraticabili il pellegrinaggio e il sacrificio, ma non abolì la festa con il suo valore commemorativo. Nel corso dei secoli la celebrazione della Pasqua e in particolare della cena, si è arricchita di usi e riti supplementari e così si è trasmessa attraverso il tempo nella ritualistica delle comunità ebraiche, fino ai nostri giorni.

Pasqua cristiana
La Pasqua è la più antica e più solenne delle feste cristiane (vedi sopra la nostra, personale ma fondatissima, Riforma del Calendario liturgico). Cade la prima domenica dopo il plenilunio di primavera. Secondo il computo di Dionigi il Piccolo (525 dopo Cristo), basato a sua volta su quello alessandrino più antico, fra il 22 marzo e il 25 aprile. È quindi una festa mobile, che regola gran parte dell’Anno liturgico, l’inizio della Quaresima e le solennità che seguono alla Pasqua stessa, come Ascensione e Pentecoste. Con la Pasqua la Chiesa intese continuare la solennità omonima giudaica, ma imprimendole subito un significato proprio. Specialmente in Oriente, una falsa etimologia della parola (quasi derivasse dal greco πάσχειν, ‘patire’) fece accentuare il ricordo della passione e della morte. L’interpretazione di Paolo di Tarso (poi San Paolo), che contrappose la festa cristiana a quella ebraica, nel secondo e terzo secolo dopo Cristo originò una questione  vivace fra l’Oriente, che intendeva mantenere la data ebraica (14 nisān, qualunque fosse il giorno della settimana), e l’Occidente, ove il giorno di Pasqua si faceva cadere sempre di domenica. Nel Concilio di Nicea (325) si decise di farla cadere nella domenica che segue il plenilunio successivo all’equinozio di primavera (21 marzo). La controversia si concluse in favore dell’uso romano nel Sinodo di Whitby (664). La Pasqua ha un’Ottava, una volta considerata tutta festiva, che continua in tono di gioia la celebrazione del mistero. È preceduta da una settimana (Settimana anta) in cui vengono commentati i fatti riguardanti la passione e morte in croce di Gesù Cristo, la sua sepoltura e la affermata resurrezione da morte. Giovedì, venerdì e sabato costituiscono il triduo sacro. Alla sera del Sabato santo, durante la grande veglia o vigilia notturna, gradatamente si passa dal lutto alla gioia della risurrezione, rievocata con la messa solenne verso l’alba della domenica, la Pasqua propriamente detta. Che celebra con la massima solennità la risurrezione di Cristo, culmine della sua opera di redenzione.

(Fonte base: Treccani. Nostra radicale revisione rielaborazione integrazione. Ma questo ci sa che l’avevate già intuito).

Vita, passione, morte e resurrezione. Vite, passioni (in entrambi i sensi forti), morti, resurrezioni. Reali e metaforiche. Quest’anno, e secondo il Calendario ‘occidentale’, il 17 aprile 2022. Ma anche ogni giorno, e ogni momento.

Di fronte al Virus ed ai virus, che è e sono fenomeno e fenomeni naturali, non ha alcun senso maledirlo o maledirli. Di fronte alla Guerra in corso nel cuore dell’Europa ed alle tante guerre più o meno dimenticate in corso nel mondo, occorre ricordarsi bene che si tratta di fenomeno e fenomeni naturali cioè insiti nella natura peggiore dell’essere umano, e non ha alcun senso maledirla o maledirle. Ma gli uomini e le donne che la fanno e le alimentano magari sì. E, in ogni caso  di fronte all’ordinaria ingiustizia ed ingiustizie quotidiane, beh, buona Pasqua in senso reale e profondo, anche se siamo immersi, sprofondati, nella cattiva.

VITE, PASSIONI, MORTI, RESURREZIONI /1 (continua)

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’

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