domenica, Settembre 26

Catastrofe aerea in Ucraina field_506ffb1d3dbe2

0

 Catastrofe aerea in Ucraina

Nel tardo pomeriggio, Kiev ha confermato la morte di tutti i passeggeri del Boeing della Malaysia airlines 777 caduto nell’Ucraina dell’est. Lo scrive su Facebook Anton Gheranshenko, consigliere del Ministro degli Interni ucraino. A bordo c’erano 280 passeggeri e 15 membri dell’equipaggio. Il Presidente russo Vladimir Putin e quello americano Barack Obama hanno parlato per telefono dell’accaduto. Il Primo Ministro malese Najib Razak ha annunciato l’apertura immediata di un’inchiesta sul volo MH17, lo ha dichiarato lo stesso premier sul suo profilo Twitter, dicendosi scioccato dalla notizia. La compagnia aerea dell’incidente di oggi è la stessa della misteriosa scomparsa del volo MH370 lo scorso marzo, che si presume sia precipitato nell’Oceano Indiano con 239 persone a bordo.
Rispondendo alle domande dei giornalisti l’Ambasciatore di Mosca al Palazzo di Vetro Vitaly Churkin, nega qualsiasi coinvolgimento anche sulla questione del caccia ucraino impegnato in operazioni militari e abbattuto anch’esso al confine con la Russia.

Sarebbero due, quindi, gli aerei della forza aerea ucraina ad esser stati abbattuti questa sera nella parte orientale della regione di Donetsk, nell’est dell’Ucraina. Lo afferma Ihor Druz, consigliere del Ministero della Difesa dell’autoproclamata Repubblica popolare. Kiev ha accusato i separatisti di aver usato il Gadfly, fornito dai russi, per abbattere il Jet, mentre i filo-russi negano di avere in dotazioni armi di tali potenza. Sia le forze armate ucraine che  quelle russe sono dotate del sistema missilistico anti-aereo ‘Buk’, una classe di missili terra-aria sviluppati dall’Unione Sovietica e dalla Federazione Russa per abbattere qualsiasi oggetto volante da un aereo ad un drone che voli entro una quota di 14 km ed ad una distanza massima di 30 km Il sistema denominato in codice Nato SA-11 “Gadfly” (Tafano) è trasportato su lanciatori quadrupli montati su sistemi semoventi cingolati.

Intanto il primo vice Premier dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Andrei Purghin,  «Abbiamo solo sistemi anti aerei portatili capaci di colpire al massimo ad una altezza di 5 km», ha dichiarato negando così il coinvolgimento dei separatisti.

Il bilancio aggiornato dei palestinesi rimasti uccisi a Gaza nei combattimenti con Israele è di 227 morti e di 1685 feriti. L’ agenzia di stampa ‘al-Ray‘, vicina a Hamas, lo rende noto proprio oggi durante la tregua umanitaria richiesta dall’Onu che alcuni razzi di Hamas hanno rotto nonostante l’impegno promesso a rispettarla almeno fra le 10 e le 15 locali. Questa soluzione sembrava essere ormai l’unico scudo ad una possibile azione di terra di Israele, da dove comunque sono continuati ad arrivare i razzi e dove l’Esercito dello Stato ebraico ha intensificato i raid poco prima e subito dopo la pausa.  La spirale del conflitto è peggiorata in pochissimo tempo dal cessate il fuoco proposto dall’Egitto, accettato da Israele e respinto solo provvisoriamente da Hamas, che ha accusato di non essere stata neppure consultata.  Intanto a porgere le sue scuse per le ultime vittime innocenti è stato il presidente israeliano Shimon Peres “Siamo veramente dispiaciuti per i quattro bambini uccisi in spiaggia ieri a Gaza in un raid”. Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha utilizzato la tregua umanitaria di cinque ore per fornire assistenza alimentare d`emergenza alle migliaia di persone vittime dell`escalation di violenze e per spostare le scorte di cibo nei pressi della Striscia di Gaza.

L’Egitto del Presidente Abdel Fattah al Sisi si è dimostrato al momento essere il crocevia dell’azione diplomatica che sta cercando di rimuovere gli ostacoli ad una tregua. Il presidente palestinese Abu Mazen è da ieri al Cairo per una visita di due giorni in cui ha incontrato al-Sisi per discutere degli sviluppi della situazione a Gaza. Abu Mazen si è visto però anche Mussa Abu Marzuk, numero due di Hamas.
Nella capitale egiziana è arrivata oggi anche una delegazione israeliana andata via in mattinata composta dal capo dello Shin Bet Yoram Cohen, dal negoziatore Ytzhak Molcho e da Amos Gilad del Ministero della Difesa per un confronto su possibili punti di caduta. Nonostante la prima smentita di Hamas fonti anonime dichiarano che  Israele e il partito di Gaza abbiano così trovato un accordo per un cessate-il-fuoco  a partire dalle 6 locali di domani mattina.

Intense consultazioni sono in corso anche tra il Governo di Ankara e quello della regione autonoma del Kurdistan iracheno per decidere quale potrebbe essere il futuro di uno stato autonomo curdo. Dall’inizio dell’anno si è registrato un intensificarsi delle visite da parte dei funzionari di Erbil ad Ankara. L’ultima di queste visite è quella del Presidente della Regione autonoma, Masoud Barzani, in Turchia dopo lo scoppio della crisi nel nord dell’Iraq. Secondo gli analisti locali, questi incontri servono a delineare i futuri rapporti politici ed economici tra la futura entità curda e la Turchia.

La situazione torna delicata nell’ex regno di Gheddafi. Il lancio di razzi che nei giorni scorsi ha colpito non solo l’aeroporto di Tripoli ma una vasta area libica ha scatenato uno sciopero totale dei controllori di volo in segno di protesta. Domenica scorsa, con lo scoppio di scontri tra milizie rivali per il controllo dell’aeroporto di Tripoli, le autorità libiche hanno infatti sospeso totalmente i voli dallo scalo. Lo sciopero dovrebbe interessare anche un aeroporto nella zona di Misurata, 200 chilometri a ovest di Tripoli, che era stato riaperto solo mercoledì scorso.

Hosni Obeidi, Presidente del Centro studi e ricerche sul mondo arabo e sul Mediterraneo di Ginevra, dichiara che se l’organizzazione dello Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil) dovesse estendere la sua influenza anche in Nord Africa «sarà guerra aperta con le altre sigle jihadiste». In questo caso il terreno sarebbe già fertile date le manifestazioni e gli attentati in corso in Tunisia e Libia. Secondo il presidente la comparsa dell’Isil sulla scena determinerà nuove alleanze all’interno dei gruppi armati attivi nel Maghreb arabo. “l’Isil ha imposto una nuova realtà”nel mondo arabo, poiché è riuscito a fare di al-Qaeda un’organizzazione marginale, alla luce delle vittorie realizzate in Siria e in Iraq”.

Il Ministero degli Esteri russo si è intanto detto deluso dal fatto che l’Unione europea, in contraddizione con i propri interessi, ha ceduto al ricatto dell’amministrazione americana e ha seguito il percorso delle sanzioni contro la Russia. In una nota pubblicata sul suo sito internet, il dicastero ha commentato così l’annuncio di Bruxelles di una nuova lista di aziende e personalità russe da colpire in relazione alla crisi ucraina. Mosca è tornata a esprimere la sua contrarietà all’uso di strumenti economici come arma politica. «Tali mosse unilaterali portano danno non solo alla Russia, ma anche agli Stati membri dell’Ue, molti dei quali stanno vivendo gravi difficoltà economiche», si legge nella nota in cui il Ministero ribadisce comunque che la Russia rimane aperta a un dialogo con l’Unione europea, paritario e privo di ideologie.

Il leader del Cremlino Vladimir Putin in questa giornata si è occupato anche di negare che la Russia abbia progetti di riaprire la stazione radar di Lourdes a Cuba, smentendo così recenti notizie di stampa che la legavano alla cancellazione del 90% del debito cubano accumulato con l’Urss. «Siamo in grado di mantenere le nostre capacità difensive anche senza la base», ha assicurato da Brasilia.

Milioni di persone nelle Filippine sono rimaste per il secondo giorno senza luce elettrica dopo il violento tifone che ha paralizzato la capitale e ampie zone del Paese. Il numero dei morti per il tifone, battezzato Rammasun, la prima grande tempesta della stagione, è già arrivato a 38, ma 8 persone ancora mancano all’appello. Si è successivamente diretto verso la regione più popolosa della Cina. La stagione dei tifoni, che comincia di solito a giugno e si conclude a novembre, porta tutti gli anni nelle Filippine tra i 15 e i 20 fenomeni meteorologici di questo tipo.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->