giovedì, Settembre 23

Catalogna vs Madrid, la UE prende posizione Trump vuole nuove sanzioni per la Corea del Nord. Khamenei: 'Linguaggio di gangster e cowboy'

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L’UE interviene nello scontro fra il governo spagnolo e le autorità di Barcellona sul referendum per l’indipendenza della Catalogna. La portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas ha ribadito che Bruxelles «rispetta l’ordine costituzionale della Spagna come con tutti gli stati membri ed è in seno a questo che tutte queste questioni dovranno o potranno essere affrontate».

Il portavoce del ministero degli Esteri della Francia invece ha detto: «In un momento in cui lo spirito di unità e di solidarietà devono più che mai guidarci nel rilancio del progetto europeo, le autorità francesi ricordano il loro legame a una Spagna forte e unita».

Intanto il vicepresidente catalano Oriol Junqueras ha fatto sapere che l’organizzazione del referendum di indipendenza della Catalogna del primo ottobre si è fatta più complicata dopo il blitz della Guardia Civil a Barcellona, ma va avanti: «E’ evidente che non potremo votare come sempre, ma con il resto dei miei collaboratori cercheremo di essere responsabili e all’altezza delle circostanze».

Anche oggi nel frattempo migliaia di manifestanti hanno stazionato davanti al Palazzo di Giustizia di Barcellona dove sono tuttora detenuti 10 dei 14 dirigenti della amministrazione catalana. La concentrazione di protesta ‘permanente’ è stata convocata dalla Assemblea Nazionale Catalana, la principale organizzazione della società civile indipendentista.

Imporre nuove sanzioni alla Corea del Nord: è questa la decisione presa da Donald Trump a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, dove oggi si riunisce il Consiglio di sicurezza. Anche un funzionario dell’amministrazione Usa conferma la decisione di nuove sanzioni nella giornata di oggi. A rispondere agli Usa è stato il ministro degli Esteri nordcoreano, Ri Yong Ho, che ha definito la minaccia del presidente di distruggere la Corea del Nord il «suono di un cane che abbaia».

Intanto contro Trump si è scagliato anche la Guida suprema dell’Iran, ayatollah Sayyed Ali Khamenei, secondo cui l’inquilino della Casa Bianca usa «un linguaggio di gangster e cowboy e l’élite americana dovrebbe vergognarsi di avere un tale presidente».  Si tratta di parole «sgradevoli, stolte e pure menzogne», ha aggiunto facendo riferimento all’intervento nei confronti dell’Iran dell’altro giorno. Intanto il Segretario di Stato americano Rex Tillerson ha rivelato che Trump ha preso la sua decisione se certificare o meno l’accordo su nucleare alla prossima scadenza prevista ma non l’ha condivisa con nessuno esternamente, neppure con Theresa May che glielo aveva chiesto ieri.

Torna alto lo scontro tra UE e Gran Bretagna sulla Brexit. «Restano molte incertezze sul negoziato», ha detto il capo negoziatore UE Michel Barnier alle commissioni riunite Esteri e Politiche dell’Unione europea al Senato. «Ascolteremo con grande attenzione e spirito costruttivo il discorso che domani la premier britannica Theresa May farà a Firenze. Bisogna trovare un accordo corretto con il Regno Unito ma bisogna essere intransigenti sulle regole. Le regole devono essere rispettate. Dobbiamo trovare un accordo con i britannici, ma non ci siamo ancora. Spero entro la fine dell’anno di constatare progressi sufficienti per poi avviare la seconda parte del negoziato. Noi siamo fermi sui principi, è il Regno Unito che lascia la UE e non noi. L’uscita di Londra non può farsi a danno del mercato unico». Secondo la ‘BBC’, domani la May farà una «offerta aperta e generosa». Ma un altro ministro si è detto contrario a una offerta di denaro troppo generosa per chiudere il conto del divorzio perché così si perderebbe l’unica leva negoziale.

Nuovo naufragio di migranti al largo della Libia con oltre cento dispersi è stato segnalato dalla Marina libica sulla base di testimonianze di sopravvissuti. La Guardia costiera di Zuara aveva ricevuto ieri una richiesta di soccorso da parte di un barcone in difficoltà. I Guardacoste sono riusciti a salvare qualche naufrago, ma ancora non si conoscono le cifre ufficiali.

Andiamo in Iraq, dove le forze irachene hanno lanciato un’operazione per riacquistare il controllo della città di Hawija in mano all’Isis: lo ha annunciato il primo ministro iracheno Haider al-Abadi.

In Kenya la Commissione elettorale ha annunciato di aver fissato la data per nuove elezioni presidenziali al prossimo 26 ottobre. Il primo settembre scorso la Corte Suprema del Kenya aveva fatto sapere di aver riscontrato irregolarità nelle recenti elezioni presidenziali che hanno visto la riconferma di Uhuru Kenyatta e aveva ordinato un nuovo voto entro 60 giorni.

Chiudiamo con la Francia, dove nel Front National il numero 2, considerato l’ideologo del partito, Florian Philippot, ha annunciato stamane la sua uscita. Marine Le Pen aveva annunciato proprio ieri il ritiro delle deleghe nel partito a Philippot, dopo che il suo vice aveva rifiutato a più riprese di lasciare la presidenza del suo movimento, Les Patriotes.

Intanto oggi seconda giornata di mobilitazione contro la riforma del lavoro. Diversi sindacati, tra cui CGT, Solidaires, Fsu e Unef alzano la voce dicendo che i decreti attuativi che verranno analizzati domani in consiglio dei ministri prima dell’entrata in vigore a fine settembre presentano rischi di dumping sociale e mettono a rischio il sindacalismo d’impresa. «Rispetto chi manifesta ma rispetto anche gli elettori francesi che hanno votato per il cambiamento», ha detto il presidente Emmanuel Macron.

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