domenica, Maggio 9

Catalogna: voto, l’ unico sconfitto è Mariano Rajoy? Ennesima sconfitta per il Premier spagnolo. Il successo per Ciudatans Ines Arrimadas. Le conseguenze secondo Eleonora Poli

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Il dato record dell’ affluenza all’ 82% rende ancora più scottante l’ esito delle elezioni?

E’ stata una grandissima affluenza. Adesso bisognerà vedere come i tre partiti del fronte riusciranno ad impostare una coalizione perché, comunque, oltre all’ idea dell’ indipendenza hanno anche delle agende diverse dal punto di vista politico. L’ affluenza così alta è, prima di tutto, un dato importante sulla democrazia: credo che i cittadini catalani abbiano voluto esprimere in modo chiaro il proprio dissenso nei confronti del governo e di come ha agito il governo. Per quanto riguarda le sorti dell’ indipendenza, è troppo presto per dirlo. Occorrerà vedere come riusciranno a formare un governo e quale sarà la reazione di Madrid, anche in riferimento all’ Unione Europea. Guardando la situazione così com’ è c’è una vittoria del fronte dell’ indipendenza. Detto ciò, bisognerà attendere quando si formerà un governo, di che tipo di governo si tratterà e, soprattutto, tenere in considerazione un partito come “Ciudadatans” che è riuscito a conquistare un numero altissimo di voti ed è fortemente pro-Spagna, ossia vuole che la Catalogna rimanga all’ interno della Spagna.

Come si spiega il boom di “Ciudadatans”?

Secondo me, è semplicemente dato dal fatto che molti cittadini che magari votavano per partiti tradizionali che comunque non erano a favore di una Catalogna indipendente, magari con qualche autonomia, ma non indipendente, hanno trovato in questo partito un ottimo portavoce. Il partito conservatore di Rajoy ha ovviamente perso legittimità perché anche i cittadini che non erano a favore dell’ indipendenza, vedendo l’ intervento delle forze dell’ ordine nel corso del referendum, sicuramente sono stati spinti a non supportare questa forza politica.

In questo senso, è stato decisivo anche il contributo di Ines Arrimadas, una vera rivelazione della politica catalana?

Certo. E’ stata un’ ottima vocalizzatrice di quelle che erano le paure di coloro che non appoggiavano l’ indipendenza. Magari non sono totalmente contro l’ autonomia, ma non vogliono una Catalogna indipendente completamente dalla Spagna.

Il successo di “Ciudadatans” è legato alla contingenza o potrebbe segnare l’ inizio di una parabola ascendente?

Secondo me “Ciudadatans” è riuscito a rappresentare coloro che non sono a favore dell’ indipendenza. Non è il partito conservatore, ha una voce diversa; il fatto che sia rappresentato da una donna è, in questo caso, positivo perché non c’è una figura machista, nazionalista, è un’ immagine più conciliante.

“Ciudadatans” evidenzia un rallentamento della spinta indipendentista?

C’è una parte di società che certamente non è a favore dell’ indipendenza, ma questo era evidente anche prima. Se così fosse, sarebbe necessario che le spinte indipendentiste più radicali venissero abbandonate e venissero fatte maggiori concessioni in termini di autonomia. Ma, al momento, sono gli indipendentisti ad avere il coltello dalla parte del manico.

Ines Arrimadas è sicuramente un esempio dell’ impegno vincente delle donne.

E’ vero e non dovrebbe neanche fare notizia.

E’ nota l’ eterogeneità del fronte unionista. Sono possibili delle alleanze in quest’ area?

La vedo difficile perché comunque il partito socialista dovrebbe fare un’ alleanza con i conservatori e con “Ciudadatans”, ma questo lo porterebbe discreditarsi. E’, già, peraltro, discreditato, in quanto sta perdendo supporto come in altri Paesi europei. Non credo, inoltre, che “Ciudadatans” voglia allearsi con i partiti tradizionali perché si trova tra le cosiddette ‘forze nuove’: prima era un partito che si candidava soprattutto a livello locale, ottimo palcoscenico per poi raggiungere il livello nazionale e quindi allearsi vorrebbe dire, in un certo qual modo, perdere un po’ di quel consenso che ha acquisito.

Non crede, dunque, che possa trovare una piattaforma comune su cui creare delle alleanze?

Non credo lo possa fare. Credo sia più facile per i partiti pro-indipendenza. Questo non vuol dire, però, che a gennaio verrà dichiarata l’ indipendenza.

Il candidato del Partito Popolare catalano, Xavier Albiol, aveva promesso di battere gli indipendentisti. Così non è stato. Il partito ha conquistato solo il 4% dei voti e 3 seggi, rischiando di non entrare nemmeno nel Parlamento. Brutto segnale per Mariano Rajoy?

Certo. Non credo potesse aspettarsi una reazione diversa dopo le modalità con cui aveva deciso di intervenire. Modalità di forza e imposizione del governo centrale. Difatti, anche coloro che erano contrari all’ indipendenza non hanno votato per il Partito conservatore.

Quindi l’ errore di Rajoy è legato alla reazione al referendum catalano?

L’ errore di Rajoy è stato quello di non aprire un tavolo negoziale e avviare un referendum dove fosse presente anche una campagna per il “no” come è stato fatto in Scozia. In questo modo, indipendentemente dal fatto che Ciudadanos ha conquistato un gran numero di voti, probabilmente oggi non staremmo parlando ancora del referendum. Si tratta di una questione politica e di identità molto difficile da gestire.

Madrid potrebbe ritornare sui suoi passi riguardo all’ articolo 155?

Non credo con questo governo. L’ unico scenario che potrebbe risolvere la crisi sarebbe l’ intervento da mediatrice della Commissione europea perché c’ è da riflettere sulla democrazia.

“Ciudadatans” potrebbe tentare di minare la solidità del governo di Rajoy a livello nazionale?

Non credo perché adesso il governo nazionale è debole in Catalogna, ma non è detto che lo sia nelle altre regioni.

Carles Puigdemont è in esilio e, qualora rientrasse, scatterebbero, per lui, le manette. Qualora, a partire dalla prima seduta dell’ Assemblea, non si riesca ad eleggere un Presidente, è possibile uno scioglimento del Parlamento e il ritorno alle urne. Quale scenario si apre dunque per l’ elezione del capo della Generalitad?

Mi chiedo come sarà possibile gestire questa situazione. A questo punto credo debba intervenire il re, magari con una sorta di amnistia per ottenere una sorta di pacificazione sociale. Perché qui si rischia un’ altra guerra civile: è vero che hanno violato le regole della Costituzione, ma è anche vero che sono stati eletti dai cittadini. E’ più importante, allora, una legge scritta o il diritto dei cittadini di essere rappresentati da chi hanno votato. Quindi è una situazione abbastanza intricata. E’ possibile che non si riesca a raggiungere un compromesso perché occorre eleggere lo speaker, il Presidente, ma ci deve essere una maggioranza assoluta. Potrebbe non essere certa.

Il fronte indipendentista è coeso?

A parte la questione dell’ indipendenza, l’ agenda non è proprio simile. La CUP, ad esempio, è un partito anti-capitalista mentre gli altri sono meno radicali. Quindi sicuramente troveranno un compromesso per andare al governo, però non è detto che sarà sostenibile. Hanno già fatto una coalizione, ma non è così scontata.

Se dovesse trovare un tratto peculiare di questa elezione catalana, a due mesi dal referendum per l’ indipendenza, quale sarebbe?

E’ un buon segno per la democrazia data l’ ampia partecipazione, soprattutto ai tempi attuali in cui sembra dilagare la retorica anti-democratica. In secondo luogo, è evidente come sia sempre più decisivo il dialogo e non la chiusura per risolvere le crisi.

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