domenica, Settembre 26

Catalogna: un ‘tavolo’ e una ‘commissione’ per il dialogo tra Barcellona e Madrid Ha preso il via il dialogo tra Spagna e Catalogna per trovare soluzioni politiche alla crisi culminata con la dichiarazione unilaterale di indipendenza catalana

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Prende il via, tra molte perplessità e molte difficoltà, il dialogo tra Spagna e Catalogna per trovare soluzioni politiche alla crisi culminata con la dichiarazione unilaterale di indipendenza catalana del 2017 e la successiva repressione da parte dello Stato spagnolo.

All’inizio di agosto si è riunita la ‘Commissione Bilaterale tra la Generalitat (di Catalogna) e lo Stato’ con l’obiettivo di affrontare tutta una serie di questioni all’interno del sistema spagnolo delle autonomie. L’ambito delle discussioni della Commissione riguarda essenzialmente trasferimenti di competenze e investimenti, incluse decisioni che riguardano l’allocazione dei fondi europei. Una precedente Commissione naufragò nel 2018 a causa dell’altissimo livello di conflitto politico che sussisteva in quel momento tra Madrid e Barcellona; adesso, tuttavia, i due governi si danno sei mesi di tempo per venire a capo di una serie di problematiche afferenti alla sfera dell’autogoverno catalano.

Oltre alla Commissione, a partire dal 13 settembre si attiverà ilTavolo di dialogo‘, che invece è stato designato per affrontare le questioni più spinose riguardanti la collocazione istituzionale della Catalogna all’interno della Spagna. Il Tavolo era stato varato all’inizio del 2020, ma si era arenato dopo una sola seduta, a fronte delle distanze politiche tra Pedro Sánchez e l’allora presidente catalano Quim Torra. Con il successo della Sinistra Repubblicana Catalana (ERC) alle ultime elezioni catalane e con il conseguente passaggio del testimone da Torra all’attuale presidente della Generalitat, Pere Aragonès, il canale di comunicazione tra i due governi si è riaperto.

La scelta effettuata dai governi di Barcellona e di Madrid è quella di tenere la Commissione e il Tavolo rigorosamente separati, essendo assolutamente distinti i loro obiettivi. La Commissione, nei fatti, si occupa di alcune problematiche urgenti di gestione dell’ordinario che non possono essere condizionate alla trattativa molto più rischiosa sulle questioni dell’autodeterminazione.

Pere Aragonès si dice convinto che la road map individuata potrà portare a passi avanti sostanziali nella soluzione della ‘questione catalana’ e stigmatizza le riserve verso il dialogo con i Socialisti di Madrid, che ancora sono presenti nei suoi partner di coalizione a Barcellona, ed in particolare in Insieme per la Catalogna (Junts per Catalunya), il partito degli ex presidenti Carles Puigdemont e Quim Torra.

La strategia negoziale di Aragonès e della Sinistra Repubblicana Catalana punta ad arrivare all’indizione di un referendum concordatoper l’indipendenza della Catalogna, con il pieno riconoscimento di Madrid -un referendum che secondo il governo catalano potrebbe celebrarsi nel solco dell’attuale costituzione spagnola. E’ la cosiddetta ‘via scozzese’ all’indipendenza.

Dal punto di vista della tecnicità costituzionale, secondo il governo Aragonès, la strada per un referendum concordato potrebbe passare dal trasferimento alla Catalogna delle prerogative di indizione dei referendum, attraverso lo strumento dell’articolo 150 comma 2 della Costituzione spagnola («Lo Stato potrà, con legge organica, trasferire o delegare alle Comunità Autonome facoltà corrispondenti a materie spettanti allo Stato che per loro natura siano suscettibili di trasferimento o delegazione».).

Nei fatti, gli accordi alla base del ‘Tavolo di dialogo’ non escludono in modo pregiudiziale nessuna proposta dalla discussione e quindi la parte catalana potrà legittimamente mettere in campo la richiesta di un referendum per l’indipendenza. Tuttavia, al momento nessun segnale fa presagire che il governo di Pedro Sánchez possa essere aperto a questo possibile sbocco. Tanto meno si può pensare che il percorso individuato dalla Sinistra Repubblicana possa trovare sponde al Parlamento spagnolo.

Alla Tavola di dialogo il governo catalano porterà anche la richiesta di amnistia per le oltre tremila persone che hanno avuto conseguenze giudiziarie in seguito al processo indipendentista del 2017. Questa è una proposta che potrebbe trovare il sostegno di Podemos, ma che invece, allo stato delle cose, è rifiutata dai Socialisti.
Un altro tema riguarda invece la riforma del Codice Penale spagnolo con riferimento al delitto di sedizione. E’ questa una proposta particolarmente cara a Catalunya en Comú, declinazione catalana di Podemos, e che potrebbe portare benefici anche ai politici esiliati.

L’obiettivo di minima condiviso sia dal governo catalano che da quello spagnolo è di fare in modo che il dialogo rimanga vivo e non si areni dopo una sola sessione, come purtroppo avvenuto in passato. Il primo passo, quindi, dovrà essere quello di provare a fissare le basi del metodo di lavoro, inclusa la frequenza e la modalità delle riunioni.

Naturalmente, il fatto che la trattativa ingrani e si protragga per un tempo abbastanza lungo non fornisce alcuna certezza sul suo esito. Alla fine, il rischio maggiore è che il Partito Socialista punti solamente a guadagnare tempo, senza compromettersi in niente di concreto prima delle prossime elezioni.

Sullo sfondo dell’attività del Tavolo e della Commissione, c’è poi la necessità di approvare il budget della Spagna e della Catalogna. Si tratta di due passaggi tutt’altro che facili, in virtù del carattere internamente disomogeneo delle due maggioranze, a Madrid e a Barcellona,

Al Parlamento spagnolo, Sánchez avrà bisogno dei voti della Sinistra Repubblicana mentre, al parlamento catalano, Aragonès dovrà tenere buona l’estrema sinistra della CUP.

Per quanto l’approvazione dei due budget sia argomento separato rispetto ai negoziati tra governo spagnolo e governo catalano, è senz’altro un elemento di complicazione del quadro politico che potrà comportare qualche contraccolpo. Insomma, i prossimi mesi si annunciano intensi e delicati.

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