mercoledì, Luglio 28

Catalani ubriachi di populismo dalle basi irrealizzabili? Ecco quali sono i limiti di una Catalogna indipendente secondo Maria Elena Cavallaro, docente di storia delle relazioni internazionali presso la LUISS

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L’eterna partita a scacchi tra Barcellona e Madrid sembra non voler proprio terminare. Dopo lunghe riunioni da ieri sera per tutta la notte, sembra che Carles Puigdemont possa optare per nuove elezioni locali a dicembre, ma i colpi di scena non sono da escludere. Sembra questa al momento di Puigdmeont la risposta all’applicazione dell’art.155 della Costituzione spagnola, che domani è previsto il Senato di Madrid deliberi.

Tra oggi e domani si potrebbe, dunque, forse a capire quale sia il futuro della Catalogna. Gli appuntamenti, vista l’imprevedibilità delle decisioni politiche, non sono ancora ben definiti, ma è comunque chiaro che le due parti, la Generalitat catalana da un lato e il Governo di Madrid dall’altro, faranno la loro mossa. Sembra che i due giocatori – Mariano e Carles- anche se estremamente vicini dal fare ‘scacco matto’, stiano ancora temporeggiando in maniera strategica.

Se si lasciassero da parte questi ‘giochipolitici tra Madrid e Barcellona, fatti di incomprensioni e strategie, e si analizzasse, invece, in maniera molto pragmatica quello che la Catalogna in questo momento sta chiedendo – ovvero lindipendenza -, forse la partita in gioco perderebbe ogni suo significato. Infatti, qualora la Catalogna raggiungesse effettivamente l’indipendenza, questa si troverebbe forse ad affrontare ostacoli molto più grandi di lei, a partire dalle divisioni politiche interne al fronte indipendentista, la mancanza di un piano economico capace di finanziariamente autonomamente la regione, per poi arrivare ad una sua difficilissima collocazione a livello internazionale, in primis proprio nell’alveolo dell’Unione Europea.
Abbiamo analizzato i principali limiti di una Catalogna indipendente insieme Maria Elena Cavallaro, docente di storia delle relazioni internazionali presso l’Università LUISS Guido Carli.

Professoressa, quali sono i principali limiti, secondo lei, di un’eventuale Catalogna indipendente?

Premetto che non credo che la Catalogna diventerà una Repubblica indipendente, in quanto eventualmente – e lo sta già facendo ora – lo Stato Centrale attiverà le procedure debite e l’art.155. A quel punto ci sarebbe, quindi, un commissariamento della regione autonoma e dei suoi poteri, e Carles Puigdemont verrebbe destituito. Detto ciò, qualora la Catalogna diventasse una Repubblica indipendente, la prima questione riguarderebbe la sua collocazione internazionale. Barcellona si troverebbe assolutamente isolata in un contesto europeo, al quale però – di fatto – non apparterrebbe più. Uno dei problemi affrontati durante la fase di preparazione referendaria ha riguardato proprio il forte europeismo della Catalogna, il quale ha anche delle radici storiche di lungo periodo. Ad esempio, Barcellona ha sostenuto l’ingresso della Spagna nella Comunità europea durante gli anni della transizione, e vi ha poi contribuito dalla metà degli anni 80 in poi. Ciò nonostante, il Paese membro dell’Unione europea rimane la Spagna e, nel momento in cui la Catalogna dichiarasse unilateralmente l’indipendenza, rimarrebbe quindi esclusa da tutte le istituzioni europee. Per tornare a far parte dell’UE – così come sostengono Puigdemont e i vertici catalani -, la Catalogna dovrebbe ripercorrere l’intero processo di accesso e, per entrarvi, è necessario il voto unanime di tutti i Paesi già membri. Questo significa che la Spagna, in quanto tale, insieme a tutti gli altri Paesi europei, dovrebbe dare il consenso all’adesione del nuovo membro catalano. Vedo con molta difficoltà l’ipotesi che Madrid – sia essa a guida popolare, socialista o di altre forze politiche in futuro – possa votare favore dell’ingresso di una Catalogna indipendente in Europa. Secondo me, questo è il principale limite sul versante di collocazione internazionale del Paese.

Quali sarebbero gli altri limiti di una Catalogna indipendente?

L’altro forte limite, secondo me, riguarda la sfera economica, nonostante la vita economica della Catalogna sia una delle regioni più ricche della Spagna – secondo i dati il suo PIL costituisce il 19% del PIL nazionale. Già in questa fase stiamo assistendo al trasferimento delle sedi legali di grandi istituti finanziari da Barcellona a Madrid. Questo processo sta – inevitabilmente – producendo un effetto domino anche a livello industriale, in quanto anche le aziende stanno cominciando a muoversi per spostarsi nella capitale. Detto ciò, il trasferimento di istituti finanziari e delle aziende impoverirebbe in maniera molto forte la Catalogna. Vi è, poi, un terzo limite molto importante che riguarda uno dei settori più fiorenti della Catalogna, ovvero il turismo. Già adesso ci sono degli indicatori di massima che lasciano percepire un suo lieve calo, ma credo che questa sua flessione si potrà vedere meglio tra 3 o 4 mesi.

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