domenica, Aprile 18

Catalogna sempre più indipendentista Per la prima volta, alle elezioni di ieri, i partiti indipendentisti raccolgono oltre il 50% dei voti. Primo partito i socialisti. Difficile per i socialisti fare il governo, ma arduo che i 3 partiti indipendentisti trovino un accordo

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L’elezione del Parlamento della Catalogna di ieri 14 febbraio si è conclusa con il rafforzamento degli indipendentisti. I partiti indipendentisti raccolgono oltre il 50% dei voti tra il 53,55% degli elettori aventi diritto (5,3 milioni) che si sono presentati alle urne (284mila hanno scelto di votare per corrispondenza).

La Catalogna resta indipendentista, dunque, con 74 seggi su 135 i tre partiti indipendentisti, che al voto si sono presentati divisi, di fatto controllano il Parlamento della Catalogna, rafforzando la loro maggioranza. Il movimento per l’indipendenza formato da Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), Junts per Catalunya (JxCAT) e Candidatura d’Unitat Popular (CUP) si rafforza e supera per la prima volta il 50% dei voti e dei seggi.


Primo partito in termini di voti, invece, il Partit dels Socialistes de Catalunya (PSC), che ha pareggiato i seggi di ERC, il principale dei tre partiti indipendentisti. Una vittoriaspettacolare’, secondo i media spagnoli, quella del partito socialista di Pedro Sánchez, considerato che nel 2017 aveva ottenuto 17 voti e ora ne ha portati a casa 33, e considerate le scarse aspettative al momento della 14 febbraio: tristi elezioni in Catalogna a capo della lista socialista. Ma il partito socialista è penalizzato dalla distribuzione dei seggi per province, per tanto è molto improbabile che riesca comporre il governo scalzando gli indipendentisti. «Con questo risultato, il Primo Ministro rafforza notevolmente la sua posizione politica grazie al successo del suo impegno e rafforza la sua tabella di marcia per la Catalogna basata sul dialogo», secondo alcuni osservatori.

Altro risultato che emerge è l’affermazione importante della destra di Vox. Un risultato migliore del previsto, dal momento che ha ottenuto 11 seggi e una somma di voti che quasi raddoppia quelli di Ciudadanos e del Partido Popular (PP). L’ascesa della formazione di Santiago Abascal, che non aveva una presenza parlamentare in Catalogna, è dovuta proprio al crollo di Ciudadanos, che ha perso addirittura 30 seggi, e al ridimensionamento del PP che ha perso 1 seggio. Il venir meno di Ciudadanos e del PP ha lasciato spazio a Vox con i suoi slogan elettorali su immigrazione e sicurezza, raccogliendo la delusione di quel nucleo elettorale che soprattutto Ciudadanos aveva aggregato.

Ciudadanos con 6 seggi e il PP con 3, sono i grandi sconfitti del voto di ieri, insieme al Partido Demócrata Europeo Catalán (PdCat), rimasto senza rappresentanza parlamentare.

Rispetto al 2017, ERC e CUP sono un po’ cresciuti, JxCat ha perso un seggio, ma questi tre partiti, che si sono presentati divisi e che unendo i loro voti (74 seggi contro i precedenti 70) superano la maggioranza assoluta (erano al 47,5% nelle precedenti elezioni del 2017), dovranno ora superare le divisioni se vorranno riuscire fare governo indipendentista, tre anni dopo il fallimento del loro tentativo di separarsi dalla Spagna dopo un partecipatissimo referendum non autorizzato da Madrid, e dopo le condanne dei leader.
Il favorito per la presidenza della Generalitat appare il candidato di Erd Pere Aragones.

Se gli indipendentisti vinceranno le elezioni in Catalogna, verranno proposti un nuovo referendum per l’indipendenza dalla Spagna e un’amnistia per i politici secessionisti detenuti, aveva dichiarato alla viglia del voto l’ex Presidente catalano e leader del partito Junts per Catalunya, Carles Puigdemont. JxCat ha vinto ma ha perso un seggio, il che potrebbe indurre a un profilo più dialogante anche Puigdemont.

Le tre forze di fatto sono divise sia nei tempi che nella natura profonda del progetto indipendentista. «La divisione interna e la lotta per la leadership intellettuale dell’azione politica renderanno difficili accordi stabili. Inoltre, il fantasma dei politici assenti, in carcere o a Bruxelles, trasmette la sensazione di una continua improvvisazione. Questi risultati rafforzano la visibilità di Oriol Junqueras e Carles Puigdemont, che non vogliono smettere di essere al centro della sfera decisionale», afferma Juan Luis Manfredi, docente di giornalismo presso l’Università di Castilla-La Mancha.

Se effettivamente gli indipendentisti riusciranno trovare una linea comune, quella che non hanno trovato prima del voto, lo si vedrà nelle prossime settimane e non è da escludere che nessun accordo possa essere trovato.

«La somma dei seggi ci permette di pensare a una presidenza sia a favore dell’indipendenza (ERC, Junts e CUP), sia a favore del referendum (ERC, Junts e En Comú Podemos) sia di sinistra (ERC, PSC)», afferma Manfredi. «Sono tre scenari completamente diversi in cui gli attori hanno diversi incentivi a sostenere o affondare una qualsiasi delle opzioni. Le trattative saranno molto lunghe e avranno effetto sulla coalizione di governo a La Moncloa. Qualunque sia l’esito del negoziato, due dei tre tripartiti saranno insoddisfatti».

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