domenica, Settembre 19

Catalogna: Rajoy, non c’è mediazione possibile tra un governo democratico e l’ illegalità Fulco Lanchester, professore ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato dell’Università “La Sapienza" di Roma, analizza la complessa situazione spagnola

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Quindi una revisione costituzionale, su cui concorda anche il partito socialista, in che direzione potrebbe andare?

Una revisione costituzionale può andare verso le maggiori competenze. I catalani si chiedono perché gli spagnoli non li trattano con i guanti. Ma, a ben vedere, il sistema autoconomico spagnolo è fatto di una serie di specialità differenziate a seconda della capacità di incisione dei singoli sistemi autonomici. Dunque, un sistema vasto che aveva dei problemi più incisivi di quanto non fossero quelli della Galizia o dell’ Andalusia ed era caratterizzato da un terrorismo. La discussione non è sulla trattativa di revisione costituzionale, ma sui limiti alla trattativa. La trattativa non può superare il limite dell’ unità nazionale. Il CUP, ad esempio, uno dei partiti che sostiene Puigdemont, è particolarmente scontento che non si sia attraversato il Rubicone. Quando le tendenze centrifughe superano un determinato livello, di fatto, si passa “dalle schede alle pallottole”. Nel 1921, un famoso costituzionalista inglese disse che la democrazia era caratterizzata “dalla sostituzione delle pallottole con le schede”. L’ altro giorno dicevo che in Spagna si stavano trasformando le schede in pallottole.

Il governo centrale si è rivelato incapace di comunicare. Devo dire, invece, che il governo catalano ha avuto una forte capacità di comunicazione, anche attraverso i social network, sottolineando la volontà popolare. Però la democrazia è anche regole, procedure. E quel referendum, per quanto riguarda le procedure, il modo in cui è stato effettuato, è sembrato scarso, come ha sostenuto anche la Commissione di Venezia. In questo senso i mezzi di comunicazione di massa devono anche mettere in evidenza come la democrazia non sia solo passione, ma anche procedure di votazione, che eliminano il pericolo di “pallottole” e, anzi, le trasformano in “schede”. Queste procedure fanno la qualità di una democrazia. Nel discorso di Rajoy, che al momento rappresenta la difesa dell’ unità nazionale, o comunque della sua unità nazionale, ha ripetuto che questo referendum è stato indetto contro la Costituzione. E’ stato bloccato dal Tribunale costituzionale. E’ stato fatto in maniera che non fossero garantiti: non c’erano le schede, non c’erano le liste elettorali, non c’erano gli scrutatori. E’ vero che la Spagna ha cercato di impedirlo, ma ci sono delle regole.

E’ stata sanzionata la Guardia Civil. Bisogna ringraziare Dio che sia successo molto poco. Si è detto che 800 persone sono state ferite. Non so se sono 800, ma è evidente che non ci sono stati morti. Diciamo che dalle schede si è passati alle “pallottole di gomma”, ma non si è arrivati a quelle di piombo.

Come ha sostenuto Puigdemont, c’è stata, nel corso delle varie modifiche allo Statuto catalano, un’ «umiliazione» del popolo catalano?

Rajoy ha detto: “Lo Stato spagnolo ha avuto delle difficoltà, ma anche la Catalogna ha avuto difficoltà”. Tutta l’ amministrazione è stata finanziata dal centro perché altrimenti andava in fallimento. Non solo la Spagna vive sulla Catalogna. Anche la Catalogna vive sullo Stato spagnolo. Si può dire che, in Spagna, i governanti centrali, prima socialisti poi del partito popolare, siano stati poco attenti sulla riforma dello statuto catalano. Ma, negli ultimi dieci anni, il governo spagnolo ha subito una delle più gravi crisi economiche che si siano mai viste in Europa.  Ha vissuto un commissariamento con la Troika. Ha convissuto, in sostanza, con una forte disoccupazione giovanile. E’ una realtà che accomuna tutti i Paesi dell’ Europa mediterranea ed atlantica, se comprendiamo anche il Portogallo. Quindi la politica economica è decisa da qualcosa che supera la politica nazionale e poi ci sono tentativi di tipo centrifugo. Ma il problema è quello della solidarietà all’ interno dell’ ordinamento.

Ammesso che venga attivato l’ articolo 155, quale prospettiva si apre?

Il ceto politico spagnolo come il ceto politico europeo, in generale, vedono l’ emergere dei fenomeni di centrifugazione che non sono più partiti anti-sistema o fascisti o comunisti, ma che sono di tipo regionalista o indipendentista. Il problema è legato alla riduzione della capacità d’ incidenza dei partiti tradizionali, come si è visto in Austria, in Germania. Quindi c’è un tentativo di convergenza al centro. Ci vuole molta più responsabilità in un ordinamento, in un sistema come quello europeo, in cui la democrazia rappresentativa incida, in cui lo stato sociale incida. Si è visto, ad esempio, che il ceto politico si è bloccato e hanno cominciato ad agire alcuni elementi della classe dirigente, iniziando ad abbandonare la Catalogna: ad esempio, le grandi imprese, favorite dal governo centrale, hanno avuto paura a rimanere all’ interno di un ordinamento che non fosse stato più riconosciuto a livello europeo. Il meccanismo delle reazioni previste credo che risolverà molto più di quanto non potrà fare Rajoy.

D’ altro canto la monarchia cosa poteva fare quando, ai funerali per l’ attentato a Barcellona, è stato contestato? Ieri è stata dichiarata l’ indipendenza per la formazione di una Repubblica catalana e quindi è evidente che la monarchia, il simbolo dell’ unità spagnola, anche se i socialisti possono essere considerati non monarchici a tutti gli effetti, è stata garante negli ultimi quarant’anni del processo di consolidamento della democrazia. Ma quando si ricorda il comportamento più efficace di Juan Carlos durante il tentativo di colpo di stato di Tejero, bisognerebbe ricordare che c’era tutto il Parlamento in ostaggio e Juan Carlos, in quanto comandante supremo delle forze armate, ha iniziato a telefonare a tutti i generali a lui sottoposti, dicendogli che non si poteva fare. Qui la situazione è differente perché Felipe non viene solo attaccato sia come istituzione sia come persona, ma non ha capacità di autorevolezza per imporsi su persone che gli rimproverano di essere tra le cause di questa “rivoluzione”. Sono stati soprattutto i giornali italiani, collegandosi con la posizione di Puigdemont, ad affermare che non è stato “il re di tutti gli spagnoli”. Ma non poteva fare altro senza far scattare dei meccanismi di tipo nazionale o militarista. Se si comincia ad avere una posizione meno che decisa su queste regole, è difficile controllare gli elementi di tipo centrifugo sia quelli di tipo autoritario. Felipe ha ribadito la posizione favorevole allo stato di diritto e alla legalità, oltre che all’ unità del Paese. Non c’è altra via d’ uscita.

Da tutto questo, come ne escono il governo di Rajoy e quello di Puigdemont?

Il governo centrale è un governo di minoranza. Si dimostra che sia che ci siano governi di minoranza o governi stabili, la situazione non cambia molto in Europa. Alcune scelte sono già effettuate da altri, ad esempio dalla Commissione Europea o dalla Banca Centrale. Certamente questa debolezza del governo centrale è stata utilizzata dal governo catalano. Con ogni probabilità, sarà necessario un passaggio elettorale. Tutti ne hanno paura perché non si sa cosa possa succedere. Ma se la situazione diventa incandescente, è probabile che Rajoy possa anche raccogliere il frutto della sua posizione. Il leader di Podemos è stato molto critico, ma anche lui ha parlato di riforma della Costituzione. Le riforme, però, non possono oltrepassare i principi supremi. Inoltre, la Catalogna non è tutta indipendentista. L’ idea della maggioranza silenziosa è stata anche una ripresa del governo Rajoy che ha dietro di sé, non solo la Spagna, ma anche una parte sostanziosa della Catalogna. Si può dire, anche se non ci sono i numeri, che i 2 milioni che hanno scelto l’ indipendenza non sono la maggioranza dei 5 milioni.

 

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