mercoledì, Settembre 29

Catalogna: quel gran pasticcio dell’indipendenza che, più che sospesa, è simbolica, anzi, giuridicamente inesistente La dichiarazione di indipendenza è stata firmata dalla maggioranza dei membri del Parlamento catalano, si, ma non ha validità giuridica in quanto firmata fuori nell’emiciclo, in una stanza adiacente. E non è un particolare

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Alla fine ieri sera il Presidente della Generalitat catalano, Carles Puigdemont, si è presentato al Parlamento catalano e in un lungo discorso ha fatto quel che da almeno 24 ore era previsto: ha dichiarato l’indipendenzasospesa’. Ha proclamato l’indipendenza -per altro tracciando una ricostruzione dei fatti che hanno portato a questa decisione che esplicita quanto gli indipendentisti rimproverano alla politica degli ultimi decenni di Madrid- e contestualmente ne ha sospeso gli effetti pratici, per tentare la strada del dialogo con Madrid. La Catalogna «sospende la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione», ha detto Puigdemont. Una soluzione che aveva incontrato l’opposizione del CUP (Candidatura d’Unitat Popular), partito indipendentista che fa parte della maggioranza di Governo, prima che  Puigdemont andasse in aula a pronunciare il discorso e da qui il ritardo di 1 ora sull’appuntamento originariamente previsto per le 18,00. Poco dopo la dichiarazione, poi,  CUP ha annunciato che sospenderà l’attività parlamentare e lascerà il Parlamento: «Non permetteremo a questa legislatura di terminare senza l’attuazione dei risultati del referendum. La fiducia nel Governo è stata intaccata», ha detto il portavoce del partito Quim Arrufat.

Al termine dell’intervento vi è stato il dibattito parlamentare e poi la firma (firma, non voto in Aula) della dichiarazione. La dichiarazione di indipendenza catalana ‘sospesa’, infatti, ha ottenuto 72 firme su 120 parlamentari che compongono l’Assemblea. I parlamentari hanno firmato un testo dal titolo ‘Declaración de los representantes de Catalunya’ nel quale si prevede la creazione di una «Repubblica Catalana quale Stato indipendente e sovrano» ma allo steso tempo si prevede «l’apertura di un negoziato con lo Stato spagnolo per definire un sistema di collaborazione per il beneficio di entrambe le parti». Puigdemont ha firmato il testo dopo l’approvazione da parte dei parlamentari e contestualmente il testo è stato firmato dal Presidente del Parlament, Carme Forcadell e dal vice di Puigdemont, Oriol Junqueras.
Mentre a Barcellona si procedeva con la firma, il premier spagnolo Mariano Rajoy ed il leader socialista, Pedro Sanchez si stavano incontrano alla Moncloa, la sede del Governo spagnolo a Madrid, per cercare una via d’uscita alla crisi.

La prima risposta del Governo spagnolo alla dichiarazione di indipendenza ‘sospesa’ dalla Generalitat catalana è stata la convocazione per questa mattina di un Consiglio dei Ministri straordinario  per decidere se applicare l’articolo 155 della Costituzione che prevede la sospensione dell’autonomia catalana. Lo ha annunciato il vicepremier Soraya Saen de Santamaria, ribadendo il concetto che il referendum del primo ottobre ènullocosì comela legge sull’indipendenzaapprovata dal ‘Parlament’ catalano. E qui si arriva al punto. Madrid la chiama ‘legge’ quella di ieri sera, ma ‘leggenon è. Non è nemmeno un pronunciamento ufficiale. E’ una dichiarazione la cui validità giuridica è praticamente inesistente, infatti, si fa notare da Barcellona, il valore di tale dichiarazione è esclusivamente politico, e la ‘dichiarazione sospesa’ più che altro è unadichiarazione simbolica’.
A conferma che la dichiarazione non è legge, i media catalani hanno subito dato per certo da fonti interne al ‘Parlament’  che il documento non sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Generalitat. «La validità giuridica (e quindi effettiva) del documento scatterà soltanto quando la dichiarazione sarà ufficialmente approvata nell’emiciclo del Parlamento». Infatti, il documento è stato firmato, cioè sottoscritto, dai parlamentari, ma non messo ai voti in aula, ed eventualmente approvato. La differenza è decisamente sostanziale, per quanto l’operazione comunicazione di Puigdemont e del suo enturage ieri l’abbia oscurata ai più, soprattutto fuori dalla Catalogna. «Il CUP è stato il partito dell’indipendenza che ha più chiaramente riconosciuto la natura simbolica del documento», scrive ‘eldiario.es’. «”Perché la dichiarazione abbia validità giuridica deve essere firmata in sede parlamentare”, cioè nell’emiciclo e non nell’auditorium del Parlamento, ha dichiarato Quim Arrufat». Infatti, la dichiarazione è stata firmata non in Aula ma in una stanza adiacente.
Arrufat ha invitato Puigdemont a fissare la data di quando la dichiarazione sarà portata in Aula per il voto, una scadenza alla mediazione -che teoricamente, visto che date non ce ne sono, potrebbe durare ‘all’infinito’. Altro elemento pasticciato, infatti, è anche questo della mancanza di una data ultima per lo spazio alla mediazione. Arrufat ha riconosciuto che quanto firmato ha «effetti scarsi», che si tratta di una dichiarazione di indipendenza più che ‘sospesa’ di fatto ‘simbolica’, un atto politico per accontentare i militanti indipendentisti, un modo per «dimostrare alle loro basi elettorali che la dichiarazione d’indipendenza, sospesa, ha base formale», ha scritto ‘El Pais’.

A Madrid tutto questo non è certo sfuggito. L’articolo 155 della Costituzione spagnola, che questa mattina il Consiglio dei Ministri dovrà decidere se far scattare, è, sostanzialmente, il commissariamento della Catalogna. Esso prevede, infatti, che il Governo possa adottare «le misure necessarie» per «obbligare» con la forza una comunità autonoma al rispetto «degli impegni» che la Costituzione, o altre leggi, impongono e, nel caso in cui fosse necessario, e per «proteggere» gli interessi generali della Nazione. I presupposti per l’applicazione sono, dunque, che una comunità abbia violato la Costituzione o abbia intentato gravemente contro gli interessi generali. Una dichiarazionesimbolica’, che, per nulla simbolicamente, piuttosto intelligentemente o furbescamente, a seconda del come si consideri la vicenda, è stata firmata fuori dall’Aula parlamentare, per tanto priva dei carismi giuridici previsti di rito, è davvero possibile considerarla unaviolazione della Costituzione? I giuristi avranno di che discutere, e se Madrid dovesse decidere per l’applicazione del 155, considerando dunque questo atto come una ‘violazione’, si può ragionevolmente prevedere che ciò scatenerà altre polemiche e sarà una nuova ottima arma in mano ai separatisti catalani per accendere gli animi e alimentare il muro contro muro. La telenovela catalana prosegue, ora anche con il fronte indipendentista spaccato, CUP, infatti, potrebbe mettere in difficoltà la maggioranza di Puigdemon.

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