sabato, Maggio 8

Catalogna: non si può fallire per patriottismo, le banche via da Barcellona Ecco la mappa delle banche che hanno lasciato la regione per paura dell’indipendenza e la crisi finanziaria che attende i catalani, ne parliamo con Emili Vizuete dell’Universidad de Barcelona

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Sono passati più di tre mesi dal 1-O – il giorno del referendum per l’indipendenza– , ma la Catalogna sembra non aver ancora trovato una soluzione politica che appaghi tutti gli attori in gioco, e soprattutto i catalani.

Dopo l’intervento del Governo spagnolo, l’attuazione dell’articolo 155, la destituzione del Governo catalano e le nuove elezioni, il neo-presidente del Parlamento catalano, Roger Torrent, sta cercando di trovare un equilibrio dalla realizzazione decisamente difficile. La popolazione catalana, ad oggi, è polarizzata. Circa il 50% chiede l’indipendenza, mentre un 50% vuole rimanere in Spagna. La spaccatura sociale è indice di instabilità, e rischia di paralizzare anche il futuro processo politico costituente della regione.

L’interesse dei media spagnoli, e internazionali, però, si concentra esclusivamente sulle dinamiche politiche catalane, tralasciando l’aspetto economico-finanziario, una sfera importante e allo stesso tempo interconnessa all’intera questione indipendentista.

Le tensioni politiche e sociali post-1-O hanno comportato una vera e propria fuga delle banche catalane dalla regione. I più importanti istituti bancari catalani, come del resto anche numerose imprese di servizi, hanno deciso di trasferire le loro sedi sociali al di fuori della Catalogna. Per facilitare questo spostamento, il Governo spagnolo approvò infatti un decreto legge che dava il via libera a aziende e banche (eccetto quelle dallo statuto particolare) nella manovra di trasferimento delle sedi, senza dover ottenere il consenso, quindi, dell’assemblea degli azionisti, ma solo quello del Consiglio di Amministrazione. Gli spostamenti delle sedi bancarie, però, erano temporanei e non definitivi, e non comportavano lo spostamento delle loro attività operative. Le giustificazioni date dalle banche e imprese che hanno deciso di adottare questo procedimento di allontanamento rientrano nella maggior parte dei casi nell’intenzione di evitare conseguenze negative sulle loro attività di fronte a una secessione catalana.

Ad oggi, le banche ad aver deciso di abbandonare la Catalogna sono Banco Mediolanum, La Caixa, la CaixaBank – prima banca catalana e terza banca del Paese – , Banco Sabadell  -quinta banca spagnola. Per quanto riguarda, invece, le imprese che hanno deciso di intraprendere lo stesso percorso, le più importanti sarebbero Gas Natural Fenosa, Agua de Barcelona, Oryzon – impresa biotecnologica – , Dogi – impresa tessile – , Eurona – impresa tecnologica – ,  Policlinic – azienda di distribuzione di materiale odontoiatrico – e la stessa Eurona Wireless Telecom – telecomunicazioni. Molte delle aziende e banche citate hanno delle forti radici nella regione, e un loro trasferimento – sia a breve che a lungo termine – avrebbe di certo un forte impatto d’immagine, vista la loro longeva presenza in Catalogna.

Il loro spostamento, però, non ha solo un significato strettamente simbolico, ma ha comportato conseguenze anche sul piano economico e finanziario. Nessun media, però, ha fornito informazioni aggiornate sulla recente situazione bancaria ed economica catalana.

La fuga delle banche ha cambiato qualcosa a per la Catalogna? Il loro trasferimento è ancora temporaneo? Ci sono banche che sono tornate? Lo abbiamo chiesto a Emili Vizuete, docente di Economia e Impresa presso l’Universidad de Barcelona – UB.

Dall’1-O a oggi cos’ è cambiato per le banche catalane?

Ad oggi, le banche catalane quotate in borsa hanno la loro sede sociale fuori dalla Catalogna. Questa è la principale novità. Infatti, dopo il 1-O e la conseguente instabilità politica catalana, le principali banche come Caixa Bank e Banco Sabadell hanno deciso di spostare le loro sedi da Barcellona a Valencia. Pertanto, nonostante si tratti di istituti bancari di origine catalana, la loro sede sociale rimane fuori dalla Catalogna. Sono passati più di tre mesi, e queste banche non hanno neanche l’intenzione di tornare nella regione autonoma. Oltre ciò, spostare una sede sociale è un’operazione molto facile, e le vicende politiche lasciano immaginare che queste banche continueranno a rimanere fuori dalla Catalogna. Non si può, poi, negare che la Banca Centrale di Spagna offre riparo economico alle entità catalane. Pertanto, se la Catalogna fosse indipendente, le banche catalane cui sede sociale è rimasta nella regione perderebbero ‘copertura’ economica della Banca Centrale Spagnola e, di conseguenza, anche la facilità d’accesso al credito della Banca centrale Europea. Con l’indipendenza, le banche catalane si troverebbero senza la copertura di qualsiasi banca centrale, ed è per questo che hanno deciso di trasferirsi. Il nervosismo generale ha spinto le banche e le imprese a uscire dalla regione. Quest’ultime, infatti, hanno visto come i loro clienti temevano che, con l’indipendenza, avrebbero perso parte dei loro risparmi. Infatti, correva voce – fondata o meno – che se la Catalogna fosse divenuta indipendente non avrebbe fatto parte dell’Unione Europea, e di conseguenza l’euro non sarebbe più stato la sua moneta. Se così fosse, tutti i risparmi depositati nelle banche catalane non sarebbero stati più in euro, ma in una nuova moneta di minor valore.

 Secondo quanto dichiarato dalle diverse banche o imprese che hanno deciso di spostarsi, la loro era una decisione temporanea e non definitiva. È ancora così per tutte?

Poche, o addirittura nessuna, delle grandi imprese quotate in borsa sono tornate in Catalogna, nonostante la regione si trovi in una situazione politica di ‘calma-tesa’. Quando si parla di trasferimento di sedi sociali non si intende lo spostamento degli uffici, anche piccoli. Quest’ultimi rimangono fisicamente in Catalogna, ma il loro domicilio – e quindi sede sociale – viene trasferita fuori dalla comunità autonoma catalana. Ad esempio, Caixa Bank mantiene il suo ufficio di Barcellona nell’Avenida Diagonal, ma il domicilio della sede sociale dell’Istituto risulta essere a Valencia. Questo cambio ha comportato delle conseguenze fiscali.

Di quali conseguenze fiscali parla?

Per esempio, dal punto di vista fiscale, in Spagna ogni società paga le imposte in base al domicilio, e ha accesso a una fiscalità della regione dove si trova. Inoltre, cambiare nuovamente la sede sociale e tornare in Catalogna non è un processo facile. Mentre il decreto approvato dal Governo di Madrid facilitava, in un certo senso, il trasferimento delle sedi legali delle banche catalane, il processo inverso è più difficile di quanto sembra. Questi sono i due motivi per cui, secondo me, le imprese che si sono trasferite fuori dalla Catalogna non vi fanno ritorno.

Dopo il 1-O, la decisione di trasferire la propria sede sociale era temporanea, ad oggi si può dire ancora lo stesso?

L’amministratore delegato di Caixa Bank ha detto circa un mese fa che la loro decisione era definitiva. Infatti, in una sua dichiarazione alla stampa rilasciata la scorsa settimana, asserì che ‘quando si parla di denaro, non esiste patriottismo o sentimentalismo’. Caixa Bank è un’entità che ha una copertura economica della Banca Centrale Europea in quanto entità sotto la Banca Centrale Spagnola. Se la Catalogna fosse indipendente, Caixa Bank perderebbe la protezione della Banca Centrale Spagnola, e automaticamente di quella europea. Ed è ovvio che una banca non può fallire per sentimentalismo o patriottismo. Caixa Bank ha semplicemente preso una decisone al di sopra del sentimentalismo catalano condiviso dai pro-indy.

E le altre imprese o istituti bancari?

Le altre imprese o banche non si sono espresse pubblicamente. La dichiarazione, però, di Caixa Bank ha un peso maggiore rispetto a quello di un’impresa, o banca minore. Considerando quanto detto dal Delegato di Caixa Bank, però, è chiaro che le entità bancarie cui sede sociale rimane in Catalogna, una volta raggiunta l’indipendenza, rimangono al di fuori della protezione bancaria della banca Centrale Europea. E questo, per un istituto bancario, è catastrofico, in quanto significa che non ha più accesso alla liquidità per soddisfare le richieste dei suoi clienti.

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