sabato, Giugno 25

Catalogna: nello stallo politico, è sulla lingua che si gioca la partita La Corte Suprema spagnola ha confermato una sentenza del Tribunale Superiore di Giustizia di Catalogna che impone che almeno il 25% delle lezioni scolastiche in Catalogna sia effettuato in spagnolo. Per il governo catalano quest’obbligo rappresenta un vulnus all’identità e all’autonomia catalana

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Nel mese di gennaio dovrebbe essere riconvocato il tavolo di dialogo tra il governo catalano e il governo spagnolo. Sul piano ufficiale, le due parti manifestano fiducia in tale strumento politico, ma ormai la maggior parte degli osservatori in Catalogna dubitano che possa sortire qualcosa di sostanziale.

Il Premier spagnolo Pedro Sánchez preannuncia che porterà al tavolo soprattutto questioni legate alla ripresa economica e alle politiche per la gestione del Covid, guardandosi bene dallapprocciare i temi dellautogoverno. Il Presidente catalano Père Aragonès pretende invece che la Moncloa dia risposte concrete alla domanda di autodeterminazione e sul tema dellamnistia per i fatti connessi al processo indipendentista del 2017.

La sensazione è che il governo spagnolo stia sostanzialmente usando il tavolo di dialogo per prendere tempo – per tenere a bada, almeno nel breve periodo, lattivismo del nazionalismo catalano e al tempo stesso tenere buona la Sinistra Repubblicana Catalana i cui voti sono indispensabili a Madrid.

Nei fatti, è francamente difficile pensare come la situazione possa modificarsi nei prossimi mesi e come dal tavolo di dialogo possano emergere passi avanti sostanziali verso un assetto che possa essere loggetto, come Aragonès aveva prefigurato, di un referendum ufficiale in Catalogna.

A latere dello stallo politico in atto sulle questioni istituzionali, in Catalogna si sta tuttavia svolgendo una battaglia fondamentale sul ruolo della lingua catalana, da sempre simbolo primario di identità nazionale.

In Catalogna, finora, si è studiato in catalano, con lo spagnolo (castigliano) utilizzato solamente per le lezioni di lingua e letteratura spagnola. Eil modello di ‘immersione linguistica’, fiore allocchiello dellautonomia catalana faticosamente riconquistata dopo il franchismo.

Alla fine di novembre, tuttavia, la Corte Suprema spagnola ha confermato una sentenza del Tribunale Superiore di Giustizia di Catalogna che impone che almeno il 25% delle lezioni  scolastiche in Catalogna sia effettuato in spagnolo.

Per il governo catalano questobbligo rappresenta un vulnus allidentità e allautonomia catalana ed alle prospettive del catalano come lingua veicolare nel Paese.

Considerando limportanza che la questione linguistica riveste in Catalogna, ci sono pochi dubbi che largomento sarà centrale nei futuri negoziati tra il governo Sánchez e il governo catalano.

La speranza di Aragonès è che a favore dellimmersione linguistica in catalano si possa formare un fronte ampio che non includa solamente i partiti indipendentisti, ma anche le declinazioni catalane del Partito Socialista e di Podemos. Euno scenario non implausibile considerando che la difesa dellidentità nazionale catalana è una questione che la società catalana ha a cuore, anche oltre il dibattito istituzionale sullindipendenza.

Ma la questione linguistica è stata al centro del dibattito anche in relazione alla legge sulla diffusione radiotelevisiva che stabilisce adesso che il 15% della programmazione della televisione pubblica ‘lineare’ spagnola ed il 6% dellofferta di qualsiasi piattaforma audiovisiva debba essere nelle lingue ‘co-officiali’ dello Stato spagnolo, cioè catalano, basco e gallego.

La legge è stata oggetto di una lunga trattativa tra il Partito Socialista di Sánchez e la Sinistra Repubblicana Catalana di Aragonès che si è, a lungo, arenata in particolare sulla possibilità di estendere le quote anche alle piattaforme internazionali come Netflix e Amazon Prime. La richiesta della Sinistra Repubblica Catalana era chiaramente in tal senso, mentre i socialisti ritenevano un simile di tipo di vincolo impraticabile per piattaforme con un respiro transnazionale.

Alla fine la soluzione di compromesso è stata listituzione di un fondo che finanzi il doppiaggio e la sottotitolatura dei programmi delle piattaforme verso il catalano e le altre lingue co-officiali.

La lingua, resta, dunque un aspetto sensibile imprescindibile della questione catalana. Secondo il punto di vista indipendentista, è solamente allinterno di una cornice di sovranità che la lingua catalana potrà essere naturalmente preservata e lintero dibattito linguistico potrà essere normalizzato e depoliticizzato. Nellattuale scenario dellunità spagnola, invece, è inevitabile che la difesa della lingua nazionale catalana passi dal presidio di trincee legali e normative e quindi anche attraverso processi continui di negoziazione e di conflitto politico.

Va detto, peraltro, che nel popolo indipendentista non manca, in questa fase, una certa dose di frustrazione per il fatto che gli obiettivi di breve termine del catalanismo politico sia siano abbassati dallinequivocabile rivendicazione dellindipendenza alla richiesta di miniserie in catalano su Netflix.

Lontano sembra ormai lentusiasmo del processo che condusse a suo tempo alla dichiarazione unilaterale di indipendenzaVedremo, nel prossimo futuro, come evolverà il quadro generale del negoziato tra Barcellona e Madrid.

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