mercoledì, Maggio 12

Catalogna: Madrid minaccia l’uso della forza Russia, veto alla bozza di risoluzione Onu per il rinnovo delle indagini sugli attacchi con armi chimiche in Siria

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La Spagna non esclude l’uso della forza per ‘ristabilire la legalità’ in Catalogna dopo il commissariamento della regione. A dirlo al ‘Times‘ il portavoce dell’esecutivo Inigo Mendez de Vigo. «I governi devono fare rispettare la legge, e se c’è gente che non vuole rispettarla, la polizia dovrà ristabilire la legalità», ha continuato Mendez, che ha confermato che Madrid prenderà il controllo dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana.

Intanto la convocazione di elezioni anticipate da parte del presidente catalano Carles Puigdemont non basterebbe per fermare l’attivazione contro la Catalogna dell’art. 155 della Costituzione, ha detto il ministro della giustizia spagnolo Rafael Català. La risposta non si è fatta attendere: l’esecutivo catalano ha annunciato azioni legali contro la decisione di Madrid di attivare l’art.155.

L’altra notizia del giorno è che la Russia ha posto il veto alla bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu per il rinnovo del meccanismo investigativo congiunto di Nazioni Unite e Opac sugli attacchi con armi chimiche in Siria. Il testo, elaborato dagli Usa, e co-patrocinato anche dall’Italia, ha ottenuto 11 si, due astensioni (tra cui la Cina), due no, tra cui il veto di Mosca. Gli Stati Uniti chiedevano di rinnovare per un altro anno il mandato, che scade a novembre, ma la Russia aveva chiesto di rinviare il voto al 7 novembre. Intanto Mosca è tornata a lanciare l’allarme sulla «crescita sproporzionata delle capacità militari in Asia, incluso il processo in corso per il dispiegamento del segmento regionale del sistema di difesa missilistica globale americano», che rappresenta una minaccia per la sicurezza della regione. A dirlo il ministro della Difesa russo Serghiei Shoigu intervenendo in un incontro dell’Asean.

Nel frattempo il segretario di Stato americano Rex Tillerson, durante il suo viaggio in Medio Oriente, ha confermato che gli Usa «continueranno a sostenere l’unità e la sovranità dell’Iraq e faranno ogni sforzo per aiutare gli iracheni a risolvere le loro dispute interne». Tillerson ha avuto colloqui con il primo ministro iracheno Haidar al Abadi e con il presidente Fuad Massum, di etnia curda e membro dell’Unione patriottica del Kurdistan (Upk). Mentre sul fronte interno Donald Trump continua a litigare con i repubblicani. A far discutere è lo scontro con Bob Corker, che lo ha invitato a non interferire nel lavoro dei parlamentari sulla riforma fiscale e lo ha criticato per la sua pericolosa retorica sulla Corea del Nord. Il presidente ha replicato su Twitter accusandolo di aver aiutato Obama nell’accordo nucleare con l’Iran.

In Cina invece va concludendosi il Congresso del Partito Comunista. Il popolo e la nazione cinesi «hanno un luminoso futuro davanti. In questo grande momento, ci sentiamo più fiduciosi e orgogliosi e, allo stesso tempo, avvertiamo un forte senso di responsabilità», ha detto nel suo discorso conclusivo il segretario nonchè presidente Xi Jinping, il cui nome ora compare proprio nella costituzione del partito, accanto a Mao Zedong e Deng Xiaoping.

Passiamo alla Siria, dove il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha confermato che l’operazione dell’esercito nella provincia nord-occidentale siriana di Idlib, avviata ufficialmente lo scorso 8 ottobre, è in gran parte completata e ora tocca ad Afrin, la confinante enclave curda. Intanto è di almeno 14 uccisi e oltre 30 feriti il bilancio di raid aerei effettuati nella notte sulla città siriana di Dayr az Zor, in parte ancora controllata dall’ISIS. Lo riferisce la tv di Stato siriana attribuendo i bombardamenti alla Coalizione anti-ISIS, che parla però di ‘falsità’.

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