martedì, Settembre 21

Catalogna: ‘L’indipendenza è in mano ai catalani’ Intervista al politologo Josep Costa, dell’Università di Pompeu Fabra: 'Le mobilitazioni sociali giocano una carta molto importante che può essere addirittura determinante'

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Oggi pomeriggio poco dopo le 15, il Parlament catalano ha approvato la mozione sulla Dichiarazione unilaterale  di indipendenza (DIU) della Catalogna. Al voto hanno partecipato solo i partiti indipendentisti, mentre popolari, socialisti e Ciudadanos avevano abbandonato l’aula prima dell’inizio della votazione. La mozione è stata approvata con 70 voti a favore, 10 voti contrari e 2 schede bianche. I deputati indipendentisti, in un emiciclo vuoto per metà, si sono alzati in piedi dopo la votazione e hanno intonato Els Segadors, l’inno catalano.

Meno di un ora dopo, mentre in strada esplodeva la festa dei secessionisti, la borsa di Madrid già svettava per essere maglia nera in Europa, in particolare, sotto pressione i titoli bancari -Santander, BBVA, CaixaBank e Banco Sabadell il 6%, quando pure le banche avevano già nelle settimane scorse deciso di lasciare la Catalogna-, a Madrid il Senato approvava il pacchetto di misure approntato dal Governo per l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, ovvero il commissariamento dell’autonomia catalana, e il Consiglio dei Ministri era stato convocato d’urgenza per definire la risposta del Governo centrale. Fonti della capitale hanno intanto subito reso noto che la Corte costituzionale spagnola nelle prossime ore o lunedì dichiarerà privo d’effetto il voto che al Parlament della Catalogna ha approvato la risoluzione sull’indipendenza dalla Spagna. I giudici ammetteranno il ricorso presentato dal Psc contro la celebrazione della plenaria del Parlamento catalano per votare l’indipendenza. Quando adotteranno questa decisione, i giudici priveranno di ogni effetto qualsiasi risoluzione adottata in questa sessione. «Chiedo tranquillità a tutti gli spagnoli. Lo Stato di diritto restaurerà la legalità in Catalogna», ha commentato il premier Mariano Rajoy su Twitter, immediatamente dopo la dichiarazione di indipendenza.

Da domani si potrà avere qualche elemento di chiarezza su come il Governo Rajoy, forte dell’applicazione del 155, intenderà restaurare la legalità, ma due elementi decisivi saranno: il comportamento delle forze politiche catalane, nello specifico le forze secessioniste che hanno firmato oggi la DIU, e il ruolo della società civile spagnola catalana, a partire da quel poco meno 50% che il 1° Ottobre si è dichiarato a favore dell’indipendenza. Il fronte delle forze secessioniste nelle ultime ore aveva mostrato crepe, altresì non è chiaro quanto queste forze abbiano chiaro un piano per il dopo-DIU. In quanto ai catalani, sembra importante capire come le ultime vicende sono state recepite e digerite, in particolare in riferimento alla loro idea relativamente all’indipendenza e alla fiducia nella Generalitat e nel Parlament, in primo luogo come istituzione, e nella capacità di leadership degli uomini chiamati a interpretarle.

Ne abbiamo parlato con Josep Costa, politologo dell’Universitat Pompeu Fabra.

 

Le dimissioni della notte scorsa del Ministro alla Cultura Santi Vila sono solo le prime di una serie di defezioni tra i separatisti moderati e dialoganti? Cosa dobbiamo attenderci?

Penso che tra le file indipendentiste vi sia una grande maggioranza cosciente della necessità di cercare fino all’ultimo di arrivare a un dialogo. L’obiettivo è quello di dimostrare che se ci sarà una rottura, quest’ultima sarà dovuta dall’impossibilità di arrivare a un accordo con lo Stato. Per quanto riguarda le dimissioni di Santi Vila, non credo rappresentino quanto sta succedendo in questi giorni, nè che siano dimissioni significative, in quanto non rappresentano un settore sociale o politico concreto.

Che sta succedendo, invece, all’intero del fronte separatista più radicale? La decisione di Jordi Cuminal, al pari di quella di Vila, darà la stura alle defezioni su questo fronte?

L’indipendentismo è ideologicamente plurale, e gli avversari cercano di solito di sottolinearne le contraddizioni per creare divisione al suo interno. Finalmente, però, l’esperienza dimostra che la risposta radicale da parte dello Stato ha portato ancora più coesione tra le file indipendentiste. Ci sarebbero state dimissioni significative solo se i leader avessero rinunciato a fare la dichiarazione di indipendenza.

I secessionisti sul territorio, in particolare nella provincia, come stanno vivendo questo momento? Cosa sta succedendo, insomma, fuori Barcellona e tra i ranghi bassi in particolare?

Vi è molta aspettativa e un certo disorientamento per quanto riguarda gli ultimi avvenimenti. Moltissima gente consulta tutte le fonti di informazione per rimanere aggiornata in tempo reale su quello che sta succedendo e ogni notizia genera – inevitabilmente – delle reazioni. La base indipendentista è molto forte e diversa, però può allo stesso tempo cambiare, passando assai rapidamente da uno stato d’animo ottimista, a uno pessimista, o al contrario. Si può, comunque, dire che si tratta generalmente di una base molto fedele, ma allo stesso tempo facilmente influenzabile, e quindi sensibile agli ultimi avvenimenti.

C’è chi teme lo scoppio di violenze, lo scontro sociale. Cosa ne pensa? C’è davvero questo rischio? E se si, stiamo parlando di secessionisti contro unionisti o di secessionisti radicali contro secessionisti moderati?

Personalmente, non mi aspetto alcun tipo di violenza sociale. Gli unici timori la condotta della Polizia statale, in linea con le misure adottate il 1-O, o le reazioni da parte di gruppi di estrema destra contrari all’indipendenza. Il movimento indipendentista sta facendo grandi sforzi per non cadere in alcuna provocazione ed evitare qualsiasi tipo di scontro. Tra gli indipendentisti moderati e quelli radicali non credo ci sia una divisione significativa. In ogni caso, viviamo in una società democratica avanzata e, secondo me, non c’è alcun rischio di episodi gravi di violenza politica.

Oggi chi controlla davvero il territorio catalano? la Policia de la Generalitat , i Mossos d’Esquadra, oppure la Guardia Civil?

In genere, vi è una maggior presenza nel territorio da parte della Policia de la Generalitat (Mossos d’Esquadra). La Policia e la Guardia Civil, che dipendono dallo Stato, mantengono il controllo sulle frontiere e in aree strategiche. In uno scenario in cui la dichiarazione di indipendenza diventasse effettiva, le mobilitazioni sociali giocano una carta molto importante che può essere addirittura determinante. Questo, secondo me, è un punto chiave.

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