mercoledì, Agosto 4

Catalogna: l’Europa schiaffeggia Madrid L'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha approvato la risoluzione che mette sotto accusa la Spagna per la sua mano pesante contro gli indipendentisti catalani. La decisione di Sanchez di graziare i prigionieri non ferma Strasburgo e non piace nè a Madrid nè a Barcellona

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Il Consiglio d’Europa (CdE) paragona la Spagna alla Turchia, o meglio, paragona la situazione degli indipendentisti della Catalogna a quella della minoranza curda repressa e perseguitata in Turchia. Uno schiaffo in pieno viso a Madrid, una umiliazione per il governo di Pedro Sanchez.

E’ successo quando il Consiglio è stato chiamato a rispondere al quesito ‘I politici dovrebbero essere perseguiti per le dichiarazioni rese nell’esercizio del loro mandato?‘.

L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, ieri 21 giugno, ha approvato, con 70 voti favorevoli, 28 contrari e 12 astenuti, la risoluzione, presentata dal deputato socialista lettone Boriss Cilevics, in cui si invita il governo della Spagna a riformare i reati di sedizione e ribellione, a procedere con il perdono dei prigionieri catalani del così dettoprocés‘, e, inoltre, chiede di ritirare la richiesta di estradizione contro l’ex Presidente della Generalitat Carles Puigdemont.

Nulla hanno potuto i tentativi spagnoli di ‘ammorbidire’ il testo con la presentazione di una serie di proposte di emendamenti presentati dal PSOE e dal PP. Nè è servito che il premier Sánchez da giorni avesse fatto sapere che a breve vi sarebbe stato un provvedimento di grazia per nove imputati catalani. La risoluzione di Cilevics -il deputato lettone ha sempre insistito sul fatto che le sanzioni imposte dalla Corte Suprema fossero ‘sproporzionate’- è stata approvata in tutta la sua durezza. E questo è, dopo che uno shock, un problema politico e diplomatico decisamente pesante.

Nelle stesse ore in cui a Strasburgo il Consiglio metteva sotto accusa Madrid, Sánchez, a Barcellona, nel corso di una conferenza al Gran Teatro del Liceu, annunciava che il Consiglio dei Ministri approverà la grazia per i nove leader indipendentisti. Da notare che la conferenza si è tenuta davanti a circa 300 rappresentanti della società civile catalana, ma con l’assenza del Presidente della Generalitat, Pere Aragonès, e dei membri del suo governo. Un segno -la grazia- della volontà di Madrid di procedere sulla strada della riconciliazione; un segno -l’assenza dei vertici della Generalitat- che la ‘riconciliazione’ in salsa madrilina non piace alla Catalogna.

La risoluzione riconosce che la Spagna è una democrazia che garantisce la libertà di espressione, «e che la mera espressione di opinioni indipendentiste non è motivo di azione penale. L’Assemblea rispetta pienamente l’ordinamento costituzionale della Spagna. Tuttavia, diversi alti politici catalani sono stati perseguiti e infine condannati a lunghe pene detentive per sedizione e altri crimini, tra l’altro per le dichiarazioni rese nell’esercizio dei propri mandati politici, a sostegno del referendum incostituzionale sull’indipendenza della Catalogna dell’ottobre 2017 -organizzato in applicazione delle ‘leggi disconnessione’ approvate dal Parlamento della Catalogna nel settembre 2017 e giudicate incostituzionali da la Corte Costituzionale spagnola- e chiedendo la partecipazione alle proteste di massa che circondano questo evento». L’Assemblea «rileva che il reato di organizzazione di un referendum illegale, punibile fino a 5 anni di reclusione, è stato abrogato dal legislatore spagnolo nel 2005. In questa riforma del codice penale, il reato di sedizione, punibile fino a 15 anni in carcere, che richiede un elemento di violenza(‘rivolta tumultuosa’), è rimasto invariato. Gli organizzatori del referendum illegale del 1° ottobre 2017 sono stati condannati per sedizione». E però: «nessuno dei politici in questione ha invocato la violenza. Al contrario, è riconosciuto, anche dall’accusa, di aver invitato i manifestanti ad astenersi da qualsiasi atto violento».
«L’Assemblea rileva inoltre che, anche dopo la condanna dei principali politici catalani coinvolti nel referendum incostituzionale del 2017,
le autorità giudiziarie spagnole hanno perseguito anche la prossima serie di leader catalani e un certo numero di funzionari catalani di rango inferiore coinvolti negli eventi in 2017. Le autorità spagnole continuano inoltre a perseguire l’estradizione di politici catalani che vivono in altri Paesi europei, nonostante diverse battute d’arresto nei tribunali tedeschi, belgi e del Regno Unito».

Posto quanto sopra, l’Assembla invita la Spagna, tra l’altro, a: «riformare le disposizioni penali in materia di ribellione e sedizione in modo che non possano essere interpretate in modo da annullare la depenalizzazione dell’organizzazione di un referendum illegale, voluta dal legislatore quando ha abolito questo specifico reato nel 2005, o portare a sanzioni sproporzionate per le trasgressioni non violente»; «considerare la grazia o il rilascio in altro modo dal carcere dei politici catalani», «considerare l’abbandono della procedura di estradizione contro i politici catalani che vivono all’estero che sono ricercati per gli stessi motivi»; «abbandonare le restanti persecuzioni anche nei confronti dei funzionari di grado inferiorecoinvolti nel referendum incostituzionale del 2017 e astenersi dal sanzionare i successori dei politici incarcerati per azioni simboliche limitandosi ad esprimere la loro solidarietà ai detenuti»; «astenersi dal richiedere ai politici catalani detenuti di rinnegare le loro opinioni politicheprofondamente radicate in cambio di un regime carcerario più favorevole o una possibilità di perdono»; possono tuttavia essere tenuti ad impegnarsi a perseguire i propri obiettivi politici senza ricorrere a mezzi illeciti; «avviare un dialogo aperto e costruttivo con tutte le forze politiche della Catalogna, comprese quelle che si oppongono all’indipendenza».

Nell’intervento a Barcellona, Sanchez, dopo aver difeso la Costituzione e l’unità della Spagna, ha affermato: «non resta che ricominciare»,riprendere il dialogo politico, «trovare nuove risposte». «Non possiamo ricominciare da zero, ma possiamo ricominciare. C’è un modo. Domani possiamo cambiare la vita di nove persone. E spero anche che inizieremo a cambiare la storia di tutti». La sua proposta è «dare il via a un nuovo progetto Paese», una «nuova Spagna» che non può essere concepita senza la Catalogna.
La decisione delle grazie è «colpo alla democrazia e alla Costituzione» per la destra di PP, Vox e Ciudadanos, e sono considerate «insufficienti» dagli indipendentisti.
Già nei giorni scorsi si erano avute manifestazioni contro la decisione di Sánchez, la più importante a Madrid, la settimana scorsa, che aveva portato in strada circa 25.000 persone a chiedere al governo di non perdonare i nove politici imprigionati.

Il dialogo proposto da Sanchez sarà, molto evidentemente, un percorso tutto in salita, oltre che terribilmente insidioso e complicato sia dal punto di vista politico che giuridico.

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